Spia, spia... la vita segreta dall'album della Stasi
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniA volte i dissidenti erano obbligati a rivivere di fronte alla macchina fotografica il proprio arresto. La messa
in scena aveva uno scopo formativo, preparava gli agenti all’azione, ed era particolarmente crudele nel caso di persone condannate a lunghe pene detentive.
BERLINO. Un giorno il grande poeta di Berlino Est, Uwe Kolbe, ci raccontò il trauma di quando scoprì che il padre era stato un alto ufficiale della Stasi. Ci guardò a lungo negli occhi, poi aggiunse che anche lo zio era stato una spia dei temibili servizi segreti dell’Est. «Ma, almeno, ha avuto la decenza di suicidarsi». È inimmaginabile il dolore che milioni di tedeschi dell’Est provarono all’apertura degli archivi della Stasi, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino. Quando scoprirono di essere stati denunciati agli uomini di Erich Mielke da amici, mariti, compagne, figli.
Il protagonista del capolavoro di Florian Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri, l’attore Erich Muehe, era stato osservato per anni di nascosto da sua moglie. La berlinese Vera Lengsfeld, oppositrice finita in carcere durante la dittatura di Honecker, scoprì che a tradirla era stato il marito. A distanza di trent’anni, …
BERLINO. Un giorno il grande poeta di Berlino Est, Uwe Kolbe, ci raccontò il trauma di quando scoprì che il padre era stato un alto ufficiale della Stasi. Ci guardò a lungo negli occhi, poi aggiunse che anche lo zio era stato una spia dei temibili servizi segreti dell’Est. «Ma, almeno, ha avuto la decenza di suicidarsi». È inimmaginabile il dolore che milioni di tedeschi dell’Est provarono all’apertura degli archivi della Stasi, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino. Quando scoprirono di essere stati denunciati agli uomini di Erich Mielke da amici, mariti, compagne, figli.
Il protagonista del capolavoro di Florian Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri, l’attore Erich Muehe, era stato osservato per anni di nascosto da sua moglie. La berlinese Vera Lengsfeld, oppositrice finita in carcere durante la dittatura di Honecker, scoprì che a tradirla era stato il marito. A distanza di trent’anni, la sera della confessione resta un buco nero nella sua testa. L’ha rimossa. E il geniale cantautore Wolf Biermann descrisse in pagine indimenticabili, sul settimanale Spiegel, le lacrime e le urla dei suoi compagni di stanza negli archivi della Stasi, quando le vittime scoprivano chi le aveva consegnate alla repressione di Stato.
Gli aspiranti agenti dovevano imparare a trasmettere segnali segreti e anche in questo caso la formazione avveniva con appositi seminari. I modelli sono ritratti in piedi e appostati nelle auto. Non è possibile sapere oggi cosa significasse ogni singolo segnale.
L’apparato di Mielke si era organizzato di conseguenza, sviluppando un sistema di spionaggio al limite della paranoia, infiltrando le famiglie, preparando le sue “barbe finte” e le sue azioni repressive fin nei minimi dettagli. Restano angoscianti le pagine dei romanzi di Christa Wolf su uno dei più tipici metodi di repressione psicologica: l’automobile con gli agenti eternamente parcheggiata sotto casa. Ma uno dei sistemi con cui le spie terrorizzavano le vittime è anche raccontata da un’altra grande romanziera, il premio Nobel Hertha Müller. Rumena della minoranza tedesca, perseguitata per anni dalla Securitate, i servizi segreti di Ceaucescu, Müller descrive nella sua straordinaria autobiografia un metodo di tortura psicologica che era anche tipico della tedesca Stasi. Quando gli agenti perquisivano gli appartamenti dei loro bersagli, spesso lasciavano una traccia del loro passaggio. Per mantenere viva la loro ansia da prigionieri, per opprimerli. Nel caso di Hertha Müller, un paio di spie si premurarono ogni volta di tagliare un pezzo di un suo tappeto. Il metodo della persecuzione della Stasi era stato definito ufficialmente nel 1976, dopo decenni di prassi e affinamento: Zersetzung, distruzione. E il bersaglio era anzitutto la psiche dei “ribelli”, presunti o veri. Si trattava di isolarli, umiliarli, spaventarli. Il dissidente Jürgen Fuchs parlò di un «attacco all’anima umana». Fuchs fu sottoposto a ben altre torture, dai suoi aguzzini: incarcerato per le sue attività da oppositore, fu bombardato di nascosto con materiale radioattivo. Morì dopo la caduta del Muro di una rarissima forma di cancro.
Non solo dissidenti politici o cittadini sospetti. Ogni persona che imbucava una lettera in una casetta della posta sottoposta a sorveglianza veniva fotografata. Alcuni filmati mostrano come gli agenti, vestiti in abiti civili, vuotassero la cassetta della posta alla fine dell’azione di sorveglianza.
Un’immagine della premiazione dell’Unità di sorveglianza telefonica. Certamente non una cerimonia standard. Sfortunatamente il testo sul certificato è illeggibile, non sappiamo quali risultati la Stasi abbia inteso premiare.
Sul Venerdì del 26 novembre 2021