Il Venerdì

Quasi quasi mi impegno. L'orologio

La perizia sull’orologio del nostro cronista (Jessica Pasqualon) 
Non più solo anziani che non arrivano alla fine del mese. Un libro racconta come sono cambiati i Monti dei Pegni. E con loro i nostri bisogni. Siamo andati a vedere se è davvero così 
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TORINO. Scarico la app, mi registro, faccio una videochiamata e m'impegno l'orologio. Quanto è smart, questo Medioevo. Anche il Monte dei Pegni si digitalizza e forse era tempo, visto che si tratta della più antica istituzione creditizia al mondo, arrivata addirittura due secoli prima delle banche. Ma da allora all'altro ieri, ben poco era cambiato. Da quando fra' Barnaba da Terni creò a Perugia il primo banco dei pegni al mondo, anno di grazia 1464 (meno di trent'anni dopo, Isabella di Castiglia s'impegnerà i gioielli per dare le caravelle a Colombo), il rituale era sempre stato più o meno identico: si sacrifica un bene, si spera temporaneamente, in cambio di denaro contante. Poi, quel bene - potendo - verrà riscattato e tornerà a casa, altrimenti finirà all'asta.

La coda davanti all’ufficio (Jessica Pasqualon) 

Se il senso del gesto non muta, le modalità ci raccontano tutto un altro mondo. Primo passo, scaricare sullo smartphone l'applicazione ProntoPegno del gruppo Banca Sistema e registrarsi. La videochiamata col perito rende possibile una prima, sommaria stima: quella che ipotizza circa 2.000 euro in cambio, anzi in pegno del nostro Rolex Datejust: meno della metà del valore di mercato. Non resta che fissare l'appuntamento per la perizia vera e propria, la consegna dell'orologio, la polizza in tasca e il pagamento nel portafoglio. In meno di mezz'ora ci siamo tolti il fastidio, il resto lo faremo di persona. L'uomo del Monte ha detto sì.

 

Valori affettivi

"La parola "pietà" non aiuta a raccontare che il banco dei pegni è davvero protagonista di una grande mutazione". Gianluca Garbi è l'amministratore delegato di Banca Sistema che ha commissionato alla scrittrice Elena Loewenthal un agile volumetto su questo meccanismo senza tempo, ma non fuori dal tempo (Monte dei Pegni, un anticipo dal futuro, La nave di Teseo). Il libro contiene storie che non ci si aspetterebbe, come quella della madre che ha impegnato il suo flauto d'oro per mantenere la figlia al conservatorio in Canada. "Il pegno trasforma il patrimonio in reddito, è rapido, non s'impiccia dei fatti altrui, è rispettoso e può ridare un senso a oggetti che non servivano più. La nostra società è veloce e individualista, levatevi dagli occhi la tipologia classica del cliente: non soltanto la vecchietta o il pensionato, ma persone dai 30 ai 40 anni di età che rappresentano il 40 per cento degli utenti, e solo il 5 per cento non riscatterà il bene. Certo, c'è anche molta gente messa in difficoltà dalla crisi e dal Covid, imprenditori che non riescono a pagare stipendi o tredicesime e lavoratori che quello stipendio non lo prendono proprio più. Il confine tra serenità e difficoltà è diventato molto più elastico di un tempo, più intermittente".

Più o meno la metà

Persone in attesa negli uffici del Monte dei pegni di Torino (Jessica Pasqualon) 

In coda, fuori dal Monte dei Pegni di Torino, non a caso in via Monte di Pietà, non sembrano tuttavia esserci molti soggetti alle prese con la upcycling economy, cioè la nuova vita delle cose. Di più gli anziani, e le persone che in tasca hanno pezzi di esistenza da cedere in cambio di soldi, si spera non per sempre. Si prende il numero come alle poste o in macelleria, poi si attende nell'atrio, seduti con la schiena alla parete lunga. C'è silenzio. La vergogna, compagna fedele di ogni visita al Monte, non invoglia a parlare. Ascoltiamo, comunque. La gente sussurra di bollette, mutui, tasse universitarie. Dietro gli sportelli non c'è Shylock, ma quattro periti con la lente d'ingrandimento all'occhio più due cassieri. E ci sono le bilancine per pesare oro e gioielli, c'è il marchingegno per aprire gli orologi e verificare che non siano patacche.

La bilancia per i carati (Jessica Pasqualon) 

Anche il nostro Rolex viene aperto e richiuso: è buono, e vale grosso modo la cifra che ci era stata proposta al telefono. Arriva anche un Rolex GMT-Master "Coke", valore sul mercato circa 10 mila euro, cifra proposta al cliente 3.000, perché la ghiera è un po' rovinata: sostituirla ne costerebbe 700. Si può riscuotere in contanti fino a 1.999 euro, che da gennaio diventeranno 999: in bonifico l'eventuale eccedenza.

"Si offre quasi sempre la metà del valore reale, si tratti di oro, pietre preziose oppure orologi. L'interesse è dell'8 e mezzo per cento ogni sei mesi, e l'oggetto può essere riscattato in qualunque momento". Simone Bisio ha 33 anni ed è uno dei periti del Monte torinese. Ha modi gentili, voce bassa, un gilet vinaccia e una cravatta verde. "Dobbiamo essere anche un po' psicologi e non sempre è facile. Sappiamo bene che il valore affettivo delle cose è inestimabile e non si paga un tanto al grammo, però siamo professionisti: né usurai, né benefattori. A noi si rivolgono le persone più disparate: genitori e nonni che hanno bisogno di saldare le tasse universitarie dei ragazzi, stranieri, disoccupati ma anche chi cerca nel caveau solo una custodia temporanea per il proprio bene. È chiaro che le nuove povertà pesano, e che la pandemia ha dato il colpo di grazia a tanti".

Simone Bisio, 33 anni, uno dei periti del Monte dei Pegni di Torino (Jessica Pasqualon)
  

Simone racconta il suo percorso di studi, la strada che lo ha portato in questo stanzone, davanti a questi uomini e a queste donne con le catenine attorcigliate in tasca e gli occhi bassi. "Ho frequentato la scuola superiore Benvenuto Cellini di Valenza Po, la capitale italiana dell'oro, poi mi sono specializzato in gemmologia a Milano. Le stime mi hanno sempre affascinato. Il più delle volte, le persone non sanno quello che hanno davvero in mano. Pellicce e quadri non li trattiamo più, le prime ormai non hanno mercato. La svolta digitale semplifica le cose, però c'è chi fatica a capirla per età e provenienza sociale, è normale. Quelli che qui non ci si aspetterebbe sono i giovani, che magari impegnano il braccialetto della prima comunione: a volte scoprono dai nonni dell'esistenza del Monte dei Pegni. E poi esiste tutta una serie di oggetti di valore che nessuno usa più: fermacravatte, spille, cammei. Più comodo trasformarli in contante".

 

La copertina di Monte dei Pegni, un anticipo dal futuro di Elena Loewenthal (La nave di Teseo.pp. 160, euro 16)   

Può accadere che le persone davanti allo sportello s'innervosiscano. "Comprendiamo le aspettative, e che si possa rimanere male quando queste non sono aderenti alla realtà. C'è chi crede di possedere molto più di quello che l'oggetto vale, e chi ogni tanto prova a rifilarci una fregatura: è chiaro che non ci caschiamo, gli orologi vengono aperti proprio per scongiurare il rischio. Ho visto Rolex perfetti, o perché molto abilmente contraffatti nelle parti esterne o perché addirittura originali a livello di cassa e bracciale, ma contenenti un movimento diverso. Insomma, veri fuori e falsi dentro".

Oggetti all'asta

C'è chi si arrampica sul Monte per aprire un'attività o per non chiuderla anzitempo, chi passa prima delle vacanze o per un intervento di chirurgia estetica. "Noi non giudichiamo nessuno e non facciamo aspettare. Il banco dei pegni nacque già con questo principio al tempo dei fondatori francescani, sette secoli fa. Davvero cerchiamo di agevolare il più possibile i nostri clienti". Eppure non si sfugge al senso di disagio, alla silenziosa vergogna che abita i volti delle persone in attesa, e neppure alla loro non infrequente delusione una volta preso atto di quanto valga, o non valga, il prezioso bene sacrificabile. Nella sala grande, dove ogni trenta giorni si tiene l'asta degli oggetti non riscattati dopo tre anni, ma rinnovabili ogni tre mesi, una vetrina è pronta ad esporre la mercanzia.

Una cartella con i documenti per i riscatti degli oggetti dati in pegno (Jessica Pasqualon) 

Ma noi sappiamo già cosa potremo trovare: abbiamo infatti scaricato una seconda app, questa si chiama DigitalPegno. Bastano due tocchi e scopriamo che il 14 dicembre sono andati all'asta, tra gli altri, un bracciale in oro e diamanti (base per l'offerta, 1.150 euro), un anello oro e perla (350 euro) e l'immancabile Rolex (modello Sea-dweller, 6 mila euro, "lievi difetti, si consiglia assistenza tecnica più scatola, garanzia e accessori a corredo"). E se il perito sbaglia? "In caso di errore, paghiamo noi. Non esistono assicurazioni o polizze contro questa eventualità". Ma per gli oggetti più preziosi, la stima è anche un lavoro di gruppo: i tecnici si consultano e la decisione finale li trova rapidamente d'accordo. Intanto, a metà mattina la sala è piena. Tra le persone in attesa, la metà sono anziane e più della metà donne. Due hanno le stampelle, una porta il bastone. C'è anche un uomo molto elegante sulla quarantina, sneakers e vistoso orologio al polso. Non è dato sapere per quanto tempo ancora.

Sul Venerdì del 17 dicembre 2021