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Quell’inno sacro al fianco degli schiavi

La copertina dell’album The Caravans (1958) che contiene Mary Don’t You Weep 
SENTI QUESTA La canzone della settimana è "Mary Don’t You Weep"
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Ecco un inno – un canto religioso, Mary Don’t You Weep – travolgente. Da più di un secolo e mezzo. Dalla Guerra Civile americana. Già lo cantavano – in maniera sommessa e/o vibrante – gli schiavi nei campi di lavoro (è catalogata come “Negro Spiritual” col numero 11823 nel database Roud Folk Song Index). Negli anni si è modificata e attualizzata, tramandata dai protagonisti della musica gospel (il riferimento è a Maria di Betania che invoca la resurrezione di Lazzaro) e da folksinger leggendari come Lead Belly (dal Libro dell’Esodo, il secondo della Bibbia e della Torah: la disfatta delle truppe del Faraone e il patto con Noè).

Durante le marce per i diritti civili fu adottata come un canto di protesta; a Mary Don’t You Weep lo scrittore James Baldwin, cui non era sfuggito il sottotesto, ispirò La prossima volta il fuoco, dibattito sul problema razziale negli Stati Uniti, e Paul Sim…

Ecco un inno – un canto religioso, Mary Don’t You Weep – travolgente. Da più di un secolo e mezzo. Dalla Guerra Civile americana. Già lo cantavano – in maniera sommessa e/o vibrante – gli schiavi nei campi di lavoro (è catalogata come “Negro Spiritual” col numero 11823 nel database Roud Folk Song Index). Negli anni si è modificata e attualizzata, tramandata dai protagonisti della musica gospel (il riferimento è a Maria di Betania che invoca la resurrezione di Lazzaro) e da folksinger leggendari come Lead Belly (dal Libro dell’Esodo, il secondo della Bibbia e della Torah: la disfatta delle truppe del Faraone e il patto con Noè).

Durante le marce per i diritti civili fu adottata come un canto di protesta; a Mary Don’t You Weep lo scrittore James Baldwin, cui non era sfuggito il sottotesto, ispirò La prossima volta il fuoco, dibattito sul problema razziale negli Stati Uniti, e Paul Simon i versi dell’intramontabile Bridge over Troubled Water. Di versioni ne esistono un’infinità, quasi tutte pregevoli. Al primo posto, senza dubbio, quella ripresa dai Caravans (un ensemble longevo di cui hanno fatto parte le più grandi voci del gospel, da Albertina Walker a Shirley Caesar) nel 1958, con il superbo contralto della grande Inez Andrews (1929-2012); al secondo quella di Aretha Franklin in Amazing Grace (l’album gospel più venduto della storia; le immagini di quel concerto, girate da Sydney Pollack nel 1972, sono ora su YouTube); al terzo quella di Prince, del 1983, pubblicata postuma in Piano & A Microphone; infine quella a cappella dei Take 6.

L’incisione storica di Pete Seeger (Oh Mary, Don’t You Weep) può risultare un po’ datata; ci ha pensato Bruce Springsteen a rispolverarla in una marcia trascinante (The Seeger Sessions, 2006). Entusiasmante (su YouTube) la jam session del Boss per il popolo di New Orleans prostrato dall’uragano Katrina.

(Sul Venerdì del 7 gennaio 2022)