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Il bisnonno del Bunga Bunga

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: Ogni settimana Natalia Aspesi risponde ai lettori del Venerdì. Berlusconi al Quirinale non dovrebbe neanche essere una lontana ipotesi
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Sono un cinquantenne cresciuto in una famiglia del Sud rigidamente cattocomunista, per giunta contadina e votata al lavoro e al sacrificio, una famiglia in cui le uniche donne erano mia nonna e mia mamma in una casa di uomini (tre figli maschi con un papà marxista): donne però che avevano, diciamo così, una emotività alquanto spiccia e pragmatica. Nel crescere mi sono accorto di avere scarsi e inadeguati strumenti per relazionarmi in modo sano con l’universo femminile. Si rivelava infatti un mondo misterioso e sconosciuto, a volta incomprensibile, della cui diversità e complessità mi sono reso conto quando ho cominciato ad aver le prime storie amorose e quando dal Sud sono andato a lavorare e studiare prima a Trento poi in altre città. Per capirci qualcosa mi sono messo in ascolto, ho letto le opere delle donne, Maraini, Morante, Ginzburg, ma anche voci come Elisabetta Sgarbi, Francesca Alfano Miglietti, Norma Rangeri, Rossana Ros…

Sono un cinquantenne cresciuto in una famiglia del Sud rigidamente cattocomunista, per giunta contadina e votata al lavoro e al sacrificio, una famiglia in cui le uniche donne erano mia nonna e mia mamma in una casa di uomini (tre figli maschi con un papà marxista): donne però che avevano, diciamo così, una emotività alquanto spiccia e pragmatica. Nel crescere mi sono accorto di avere scarsi e inadeguati strumenti per relazionarmi in modo sano con l’universo femminile. Si rivelava infatti un mondo misterioso e sconosciuto, a volta incomprensibile, della cui diversità e complessità mi sono reso conto quando ho cominciato ad aver le prime storie amorose e quando dal Sud sono andato a lavorare e studiare prima a Trento poi in altre città. Per capirci qualcosa mi sono messo in ascolto, ho letto le opere delle donne, Maraini, Morante, Ginzburg, ma anche voci come Elisabetta Sgarbi, Francesca Alfano Miglietti, Norma Rangeri, Rossana Rossanda, Luciana Castellina, Arianna Di Genova ecc.

Qualcosa a 50 anni riesco a capirla, dopo aver lasciato le penne in tanti rapporti in cui alla fine sono quasi sempre stato respinto perché considerato “freddo”, poco romantico  se non emotivamente analfabeta. Mi sono preso le mie responsabilità e ho accettato tutto, perché nel relazionarmi con il mondo femminile ho sempre messo al primo posto l’ascolto e il rispetto, anche quando avevo capito zero di zero di quello che mi accadeva e mi si diceva. Mi sono leccato molte ferite, ma l’ho fatto con serenità, mi rendevo conto che erano momenti di crescita. Ora qualcosa la so e rimango agghiacciato dallo stillicidio di violenze e femminicidi, ma dall’altro lato gioisco di una emancipazione che seppure a fatica procede. Ma negli ultimi tempi c’è una cosa che non capisco per niente e mi chiedo come sia possibile che il mondo della politica, il mondo della comunicazione, il mondo della cultura, ma anche la gente normale e soprattutto le donne tutte non abbiano urlato allo scandalo davanti alla candidatura alla presidenza della Repubblica di un personaggio come Silvio Berlusconi, che rappresenta, perché ci ha speculato, lo ha praticato e sbandierato per marketing politico, quell’universo culturale maschilista che tutti stiamo cercando in tutti i modi di rimuovere dalle nostre esistenze. Come è possibile che questa candidatura vada avanti senza che nessuno esprima indignazione? L’Italia e le donne italiane non possono essere rappresentate dal padre dei Bunga Bunga, che ha rovinato la vita a tante giovani, a volte minorenni.
Angelo Rossi, Bologna

Mi auguro che abbia letto l’articolo di Ezio Mauro su Repubblica di qualche giorno fa, dopo il quale, per la sua concisione e passione e verità, lo stesso Berlusconi dovrebbe ritirarsi e l’informazione democratica uscire dalla sua inaccettabile acquiescenza. Ma giustamente lei, che ha passato la vita a voler capire le donne e a subirne le eventuali ferite, a rispettarle e a seguire il loro vissuto e la loro liberazione, si stupisce di questo silenzio femminile, che si spera si spezzi al più presto. Credo però che il presente non abbia memoria del nostro più recente passato, e quindi che le ragazze di oggi, che hanno cancellato il femminismo liberatorio delle nonne, trovino più attuale criminalizzare la pacca sul sedere dell’uomo qualunque che le migliaia che potrebbe aver allegramente imposto questo signore. Né per ora hanno dimostrato sdegno per la possibilità di essere rappresentate nel mondo da un personaggio che nei quattro governi da lui presieduti mi pare non abbia fatto approvare, tra le tante leggi ad personam, una che riguardasse la vita delle donne; che si faceva organizzare le cosiddette “cene eleganti” da un prosseneta che gli portava decine di fanciulle (e al cui processo dovrà tra poco testimoniare) che ha una lunga storia anche giudiziaria con minorenni; che definiva “culona” la Merkel e “inchiavabili” altre signore. Ricordo parzialmente solo i fatti e le parole riferibili al mondo femminile, il resto è un baratro oscuro di cui non si saprà mai la totale verità. Al Quirinale entrerebbe, come ovvio, con la sua attuale compagna, la deputata di Forza Italia Marta Fascina, che ha 31 anni, la stessa età di Lucrezia, di cui lui è nonno, e che lo ha appena reso bisnonno: 54 anni di talebanica differenza. E comunque non bisogna dimenticare che il presidente della Repubblica presiede anche il Consiglio superiore della magistratura, cioè dell’ordine con cui non ha ancora finito di scontrarsi. Ho chiuso la rubrica il 28 dicembre e spero che nel frattempo le donne, e non solo loro, abbiano invaso le piazze, mascherinate ovvio.

Sul Venerdì del 7 gennaio 2022