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Selvatici o domestici? I paradossi bestiali

Un cucciolo di leone di un mese e mezzo in un circo
di Volgograd (Russia) (Getty images)
 
Susan Orlean racconta sul "New Yorker" (e in un libro) l’ambiguità del nostro rapporto con le altre specie. Che spesso sottraiamo al loro ambiente. Salvo poi dovercene pentire
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Gli animali sembrano avere qualcosa in comune con noi ma rimangono, allo stesso tempo, misteriosi come esseri di un altro Pianeta". È questo il motivo che ha spinto la scrittrice Susan Orlean, editorialista del New Yorker, a raccontare da oltre vent'anni storie del mondo naturale in uno stile sia ironico che letterario. Oggi raccoglie le più belle - con protagonisti orche impacciate, tigri da cortile, panda enigmatici - nel libro On animals (Atlantic Books, pp. 256, euro 18). Dove emerge chiaramente che il nostro rapporto con gli animali è pieno di paradossi e contraddizioni. Come la sorprendente sovrapposizione tra il selvaggio e l'urbano. "Quando mi trasferii a Manhattan non immaginavo certo che avrei incontrato più animali lì di quanti ne avessi mai visti prima. Eppure fu così: il parcheggio dove lasciavo ogni sera la mia auto era a fianco di qualcosa che non ci si aspetta di vedere a Manhattan: un maneggio" spiega Or…

Gli animali sembrano avere qualcosa in comune con noi ma rimangono, allo stesso tempo, misteriosi come esseri di un altro Pianeta". È questo il motivo che ha spinto la scrittrice Susan Orlean, editorialista del New Yorker, a raccontare da oltre vent'anni storie del mondo naturale in uno stile sia ironico che letterario. Oggi raccoglie le più belle - con protagonisti orche impacciate, tigri da cortile, panda enigmatici - nel libro On animals (Atlantic Books, pp. 256, euro 18). Dove emerge chiaramente che il nostro rapporto con gli animali è pieno di paradossi e contraddizioni. Come la sorprendente sovrapposizione tra il selvaggio e l'urbano. "Quando mi trasferii a Manhattan non immaginavo certo che avrei incontrato più animali lì di quanti ne avessi mai visti prima. Eppure fu così: il parcheggio dove lasciavo ogni sera la mia auto era a fianco di qualcosa che non ci si aspetta di vedere a Manhattan: un maneggio" spiega Orlean. "Ogni mattina uscendo di casa odoravo il fieno, e qualche volta vedevo un cavallo saltare il recinto e scorrazzare nel parcheggio inseguito da un inserviente che cercava di riportarlo dentro agitando una scopa. Ogni tanto un maniscalco parcheggiava sul marciapiede e si metteva a ferrare i cavalli lì, davanti ai passanti. Che evidentemente erano sempre molto curiosi, tanto che lui appese al furgone un cartello con le risposte più comuni: 1) No, non sentono dolore. 2) Ogni sei settimane 3) Chiodi di ferro".

La scrittrice Susan Orlean (66 anni). 

 

Ventitré tigri in salotto

In certi casi però, il selvaggio prevale fin troppo sull'urbano. "Nel gennaio 1999 fu avvistata una tigre del Bengala circolare nei sobborghi di Jackson, nel New Jersey" racconta Orlean. "La polizia non riuscì a catturarla viva e dovette abbatterla. Si scoprì che era fuggita dal cortile di una donna, Joan Byron-Marasek, ex domatrice in due circhi, che ne custodiva, senza che la notizia fosse mai divenuta di dominio pubblico, almeno ventitré. Anche perché, quando avverti uno strano odore provenire da dietro le alte mura della villa di fianco, non pensi,"forse il mio vicino ha delle tigri"". Incredibilmente, poi, quando la polizia ispezionò la proprietà di Byron-Marasek, la signora non seppe dire il numero esatto di tigri possedute.

Una realtà che Susan Orlean ci ricorda nel libro è che il viaggio dalla selvaticità all'addomesticamento è senza biglietto di ritorno. Come nel caso di Keiko, un maschio d'orca catturato a due anni d'età in Islanda e venduto a un parco marino messicano, dove era confinato in una piscina troppo piccola e calda. A un certo punto la svolta: "Keiko venne scelto per recitare, nel film Free Willy, un amico da salvare la parte di un'orca usata come attrazione in un parco, che un ragazzino libera in mare" spiega Orlean. "Dopo il film Keiko fu riportato nella sua prigione in Messico, ma si sollevò in tutto il mondo una campagna perché, proprio come Willy, potesse tornare libero. Così fu riportato nelle acque dell'Islanda, ma - avendo disimparato a comportarsi da orca selvatica - Keiko rimase fino alla fine, seppure in libertà, un goffo e impaurito outsider tagliato fuori dalla vita sociale delle altre orche".

Il coniglio, dopo cane e gatto, negli Usa è il terzo animale da compagnia (Getty images) 

Esistono anche altri tipi di ambiguità, come quella del leone, che è tutta anagrafica: da adulto ci terrorizza, da cucciolo lo troviamo irresistibile. "E questo è un problema notevole soprattutto per i cuccioli, che in Sudafrica sono usati come attrazione per turisti desiderosi di coccolarli come se fossero gattini, ad esempio in parchi a tema come il Cub World (mondo dei cuccioli) di Johannesburg" spiega Orlean. "Per nessuno dei leoni nati nei parchi è possibile la reintroduzione nell'ambiente naturale, perché non imparano a essere leoni, a cacciare ed essere autonomi. E siccome i parchi ne possono ospitare un numero limitato, quelli in eccesso, una volta cresciuti, vengono venduti agli zoo o alla brutale industria dei safari per cacciatori di trofei (dove un leone può valere oltre quarantamila dollari). Oppure spediti in Asia dove la polvere delle loro ossa è usata nella medicina tradizionale".

 

Il diritto alla libertà

Oggi una delle voci più importanti in difesa dei leoni è Kevin Richardson, ovvero "l'uomo che sussurra ai leoni", come è noto su YouTube, per i video che lo mostrano abbracciare questi possenti felini. "Richardson ha lavorato per anni nei parchi, insieme ai cuccioli, e così ha preso coscienza del problema" spiega Orlean. "Oggi chiede che sia riconosciuto il diritto dei leoni a vivere in libertà".

Ancora più sofferta è l'ambiguità del coniglio, l'unico animale a essere considerato sia da compagnia che da cucina. "La sua storia è piena di paradossi: basti pensare che nell'era vittoriana la razza più pregiata era la cosiddetta "lepre belga", ovvero un coniglio domestico selezionato dagli allevatori per assomigliare, con il suo corpo affusolato e le possenti zampe, a una lepre selvatica" spiega Orlean. "Un curioso punto di svolta nella storia del coniglio in America furono i cartoni di Bugs Bunny negli anni Sessanta: da allora calò drasticamente il consumo di carne di coniglio e si impennò l'ingresso dei conigli nelle case come animali da compagnia. Oggi, dopo cani e gatti, è il "pet" più diffuso negli Stati Uniti".

Il panda gigante, l’unico orso vegetariano (Getty images) 

 

Ma il paradosso supremo, l'animale che al tempo stesso ci è più familiare, come icona della natura, e rimane più misterioso, è il panda. "Oltre a essere il più singolare membro della famiglia degli orsi - non emette i loro versi tipici, non caccia, non iberna, mangia solo bambù (nel corso dell'evoluzione sembra aver perso i recettori del gusto per grassi e proteine) pur avendo un intestino corto, da carnivoro - sembra fatto apposta per stuzzicare la nostra curiosità" osserva Orlean. "Il panda è un mistero avvolto in un enigma, che ci viene consegnato nel più tenero pacchetto al mondo".

Sul Venerdì del 7 gennaio 2022