Siamo un Paese di sciacalli. E forse non è una brutta notizia
di Alex Saragosa , di Alex SaragosaArriva il mini lupo, o la maxi volpe, se preferite. Alla fauna italiana si può infatti ormai aggiungere il Canis aureus, lo sciacallo dorato, un canide che come peso, intorno ai dieci chili, sta a metà fra lupo e volpe, e che è ormai così diffuso da essere stato poche settimane fa ripreso da una videocamera vicino a Prato, suscitando grande impressione. Che ci fa uno sciacallo, animale che in genere associamo alle savane africane, vicino a Firenze?
"Lo sciacallo dorato, parente alla lontana di sciacalli africani come lo striato, Lupulella adustus, è in realtà presente in Friuli-Venezia Giulia fin dagli anni 80, proveniente da Slovenia e Croazia" spiega il biologo Stefano Filacorda, docente all'Università di Udine e massimo esperto di questa specie nel nostro Paese. "Negli anni successivi, oltre a consolidare la sua presenza nel nord-est, la specie è stata avvistata in Veneto, Lombardia ed Emilia, quindi non ci …
Arriva il mini lupo, o la maxi volpe, se preferite. Alla fauna italiana si può infatti ormai aggiungere il Canis aureus, lo sciacallo dorato, un canide che come peso, intorno ai dieci chili, sta a metà fra lupo e volpe, e che è ormai così diffuso da essere stato poche settimane fa ripreso da una videocamera vicino a Prato, suscitando grande impressione. Che ci fa uno sciacallo, animale che in genere associamo alle savane africane, vicino a Firenze?
"Lo sciacallo dorato, parente alla lontana di sciacalli africani come lo striato, Lupulella adustus, è in realtà presente in Friuli-Venezia Giulia fin dagli anni 80, proveniente da Slovenia e Croazia" spiega il biologo Stefano Filacorda, docente all'Università di Udine e massimo esperto di questa specie nel nostro Paese. "Negli anni successivi, oltre a consolidare la sua presenza nel nord-est, la specie è stata avvistata in Veneto, Lombardia ed Emilia, quindi non ci stupisce che ora sia comparsa in Toscana, anche se il fatto che sia riuscita a passare gli Appennini è molto positivo".
Dovremmo essere contenti di ospitare un noto "mangia carogne" di così triste fama che il suo nome è diventato un insulto? "È una fama del tutto ingiusta: gli animali spazzini sono estremamente importanti per l'ambiente, perché eliminano sorgenti di infezione e riciclano la materia organica. L'arrivo dello sciacallo dorato potrebbe anche portare benefici ai nostri ecosistemi". Arrivo, attenzione, non ritorno, perché a differenza di quella di animali come orsi o castori, da noi sterminati e poi rientrati dai Paesi confinanti, la storia dello sciacallo dorato è del tutto diversa. "Questa specie in Italia non è mai stata segnalata in tempi storici, anche se sono stati trovati in Puglia fossili che potrebbero essere di sciacallo. Il suo areale di origine sono steppe e savane a oriente dell'Europa: nel nostro continente era presente solo in Bulgaria, Romania e Grecia. Oggi, oltre che nei Balcani e in Italia è arrivato anche in Ungheria, Germania, Polonia e Olanda". A favorirne l'espansione, la scomparsa del suo grande "nemico": il lupo."Aver sterminato i lupi in buona parte d'Europa ha letteralmente aperto praterie per lo sciacallo dorato che, anche se per lo più si nutre di carogne, piccoli mammiferi, e frutta, caccia anche i cuccioli di ungulati come il capriolo, entrando in competizione con i lupi. I quali, a loro volta, se capita, gli sciacalli se li mangiano". Ad aiutarli in questi ultimi decenni anche il cambiamento climatico, che ha ridotto la copertura nevosa, e l'abbandono della pastorizia tradizionale, con la sparizione di quei pastori che, per salvare gli agnelli, li avrebbero volentieri sterminati.
Otto sorvegliati speciali
"Inoltre gli sciacalli sono una specie che si diffonde con particolare rapidità: sono organizzati in branchi dominati da una coppia che è l'unica a riprodursi, per cui maschi e femmine adulti sono spinti ad andarsene per crearsi un branco proprio, anche a centinaia di chilometri di distanza". In questa espansione sono favoriti dall'essere una specie molto versatile ed adattabile. "Noi stiamo studiando i branchi presenti sul territorio della nostra regione, e per farlo abbiamo catturato otto esemplari, dotandoli di radio collare. Abbiamo così constatato che gli sciacalli sfruttano tante fonti di cibo diverse, comprese quelle fornite dall'uomo: entrano negli orti per mangiare la verdura, setacciano i nostri rifiuti, seguono le strade per cercare animali investiti. Uno degli otto sorvegliati ha persino scoperto vicino a un allevamento di trote il luogo dove le cornacchie portavano i pesci che catturavano, e lui, di notte, si mangiava i resti". Questo loro relativamente scarso timore dell'uomo può però procurargli guai. "Degli otto sciacalli che seguivamo, quattro sono morti investiti dalle auto. Fra questi uno continuava ad attraversare un'autostrada per recarsi in un gruppo di case. Dopo la sua morte abbiamo scoperto che in quelle case c'era un signore che lo nutriva, come se fosse un cagnolino, cosa che può costare la vita a un animale selvatico".
Il calo degli ungulati
Ma non è per questa ragione che gli sciacalli, in Friuli Venezia Giulia, cominciano ad essere visti da alcuni come un problema. "Abbiamo già centinaia di sciacalli, divisi in numerosi branchi, che nel Carso triestino raggiungono una densità molto alta: sette animali ogni mille ettari, dieci volte quella tipica dei lupi. La loro espansione sta coincidendo con il diminuire dei caprioli, una delle prede più ambite dai cacciatori locali, che hanno cominciato a richiedere l'abbattimento controllato degli sciacalli, pratica già attuata in Est Europa. In realtà non sappiamo se e quanto siano gli sciacalli i responsabili del calo dei caprioli. Potrebbe dipendere anche, per esempio, dall'aumento dei cervi, loro competitori".
La situazione, comunque, adesso sta per farsi ancora più interessante, con il ritorno del lupo. "I lupi stanno tornando in gran numero nelle nostre foreste, e già si vede l'effetto sugli sciacalli che cominciano a spostarsi in aree che i loro "cugini" più grandi frequentano meno, come le valli fluviali, o le zone antropizzate. Per questo, secondo noi, prima di cominciare a sparare agli sciacalli occorrerebbe avere un po' di pazienza, e vedere quale inedito equilibrio alla fine si raggiungerà tra lupi, cervi e caprioli".
Se in Friuli vogliono sparare agli sciacalli, però, le regioni del centro e sud Italia potrebbero invece salutare con grande gioia il loro arrivo. "In effetti il centro Italia, con il suo clima mite e le zone collinari dove abbondano cinghiali e caprioli, che poi dilagano verso campi coltivati e città facendo danni, potrebbe diventare un'area molto adatta agli sciacalli, che darebbero una mano a contenere il numero degli ungulati, forse anche meglio dei lupi, per la densità più alta sul territorio che possono raggiungere" conclude Filacorda. Lo sciacallo che si è affacciato a Prato, insomma, potrebbe essere l'avanguardia di un esercito di liberazione naturale, che aiuterà a controllare i devastatori di campi e di vigne.
Sul Venerdì del 14 gennaio 2022