Alessandra Todde: non posso permettermi di andare in crisi
di Carmine Saviano , di Carmine SavianoRoma. Più che a quello di vice ministra dello Sviluppo economico o a quello di vice presidente del Movimento Cinque Stelle, Alessandra Todde, nuorese, 52 anni, ha a cuore un altro titolo. "Quello di ingegnere. Nel 2000 mio padre si è ammalato di sclerosi laterale amiotrofica. Ero per lavoro a Boston ma sono tornata in Italia per prendere la seconda laurea in Ingegneria informatica. Era il suo sogno: da piccolissima mi regalò il Vic 20, uno dei primi computer. Era un insegnante di matematica, mi ha trasmesso la passione per la programmazione e per i numeri". Ma i numeri con cui oggi ha a che fare Alessandra Todde non sono quelli neutri degli algoritmi. Sono quelli vivi delle crisi industriali: 69 tavoli aperti al Mise, 55 attivi e 14 di monitoraggio, 80 mila lavoratori appesi a un filo con la pandemia che rende il tessuto sociale del Paese sempre più sottile.
Gli operai della Whirlpool di Napoli hanno manifestato anche nel giorno di Natale e in qu…
Roma. Più che a quello di vice ministra dello Sviluppo economico o a quello di vice presidente del Movimento Cinque Stelle, Alessandra Todde, nuorese, 52 anni, ha a cuore un altro titolo. "Quello di ingegnere. Nel 2000 mio padre si è ammalato di sclerosi laterale amiotrofica. Ero per lavoro a Boston ma sono tornata in Italia per prendere la seconda laurea in Ingegneria informatica. Era il suo sogno: da piccolissima mi regalò il Vic 20, uno dei primi computer. Era un insegnante di matematica, mi ha trasmesso la passione per la programmazione e per i numeri". Ma i numeri con cui oggi ha a che fare Alessandra Todde non sono quelli neutri degli algoritmi. Sono quelli vivi delle crisi industriali: 69 tavoli aperti al Mise, 55 attivi e 14 di monitoraggio, 80 mila lavoratori appesi a un filo con la pandemia che rende il tessuto sociale del Paese sempre più sottile.
Gli operai della Whirlpool di Napoli hanno manifestato anche nel giorno di Natale e in quello di Capodanno.
"Sanno quanto mi sono impegnata. Sono stata al loro fianco quando i riflettori sulla vertenza si stavano spegnendo".
È contenta della soluzione trovata?
"Una Naspi migliorata, 95 mila euro a testa ma soprattutto il futuro, un nuovo orizzonte: il consorzio che subentra a Whirlpool ha promesso di ripristinare il perimetro occupazionale entro un anno".
Una promessa non è troppo poco?
"Vigilerò affinché questo accada. So che avere una buona idea non significa che questa si realizzi in automatico".
Cosa si prova a trattare quando sul tavolo ci sono le condizioni di vita di migliaia di persone?
"Faccio una premessa: quando una crisi industriale arriva al Mise significa che le strade convenzionali sono fallite. A quel tavolo arrivano speranze, frustrazioni, disperazioni. Non riesco ad essere indifferente a quel carico emozionale ma so come affrontarlo".
Come?
"Con equilibrio e con empatia. L'equilibrio l'ho imparato in trent'anni di vita professionale: il metodo è fondamentale, bisogna saper gestire la complessità. L'empatia arriva dal mio sistema di valori: solidarietà, equità e dignità del lavoro sono al primo posto".
Ma spesso i sindacati vi accusano di scarsa trasparenza e di poca capacità di programmazione.
"Che le devo dire, è il gioco delle parti. Ripeto: la dignità del lavoro prima di tutto. Ma non voglio vivere in un Paese dove non esiste la possibilità di licenziare. Le imprese nascono e muoiono: è una dinamica che non si può cancellare".
In molte sue foto con gli operai appare commossa.
"E come si fa a non esserlo? Spesso trattiamo casi di persone che hanno quel lavoro da decenni. E perderlo significa non avere più i punti di riferimento di una vita. A Napoli per Whirlpool c'erano intere famiglie, c'erano dei bambini che presidiavano la fabbrica di via Argine. Non difendevano solo un posto di lavoro ma un sistema di vita. E si figuri, da sarda, cosa provo quando affronto la questione degli operai dell'ex Alcoa, nel Sulcis. Quel territorio sì che è stato vittima di una promessa non mantenuta. È stato abbandonato".
In che modo affronta situazioni del genere?
"La mia famiglia mi ha insegnato ad osare, a non fermarmi alle apparenze, a scavalcare i pregiudizi. Mia madre mi ripete ancora oggi la stessa cosa che mi diceva da ragazza".
Cosa?
"Nessuno dovrà mai comprarti un paio di calze. Era il suo modo per sottolineare quanto per una donna sia importante l'indipendenza".
Ha lasciato la Sardegna da giovanissima.
"Non l'ho mai lasciata del tutto. Ci sono sempre ritornata. A 17 anni sono andata a Pisa per laurearmi in Scienze dell'informazione. Non è stato facile...".
Perché?
"Quello della tecnologia è un mondo quasi del tutto maschile. Le ragazze e le donne coinvolte - e parliamo di trent'anni fa - erano pochissime. Mi hanno aiutata i miei modelli".
Quali sono?
"Katherine Johnson, la matematica afroamericana vissuta nella Virginia segregazionista che riuscì a calcolare l'orbita per arrivare sulla Luna. E poi Grazia Deledda, nuorese come me".
Da imprenditrice ha lavorato in Francia, Spagna, Olanda, Stati Uniti. La lezione che ne ha ricavato?
"La necessità del fallimento. Solo fallendo si riesce ad arrivare al proprio obiettivo".
Todde: lavoro, lavoro, lavoro?
"Ma no, so che è necessario staccare per poter osservare i problemi dalla corretta angolazione".
Lei come stacca?
"Con i cavalli. Faccio equitazione fin da bambina. Con il tempo è diventato un vero e proprio stile di vita. Il mio primo pony si chiamava Aldebaran ed era cattivissimo. Li ho portati sempre con me i miei cavalli: ovunque sono stata c'erano anche loro. Monto ogni fine settimana quando torno in Sardegna".
Proprio non riesce a lasciare l'isola?
"Impossibile recidere quella radice. Pensi che nonostante il papà democristiano il mio primo voto è stato per il Partito sardo d'azione. E poi oggi sono legatissima ai miei nipoti. Non ho figli ma non la vivo come una mancanza. La mia vita è andata così, sarebbe stato difficile. Però, in realtà una volta sono scappata dalla Sardegna...".
Ci racconti tutto.
"Era la fine degli anni 80 e con un'amica feci una fuga a Roma. Io sono una springsteeniana di ferro e c'era il Boss allo stadio Flaminio. Non potevo assolutamente perderlo. Poi negli anni l'ho rivisto decine di altre volte, anche negli Stati Uniti".
La canzone?
"Thunder Road, tutta la vita".
Sulla sua strada a un certo punto ha incrociato il Movimento Cinque Stelle.
"Nel 2014 ho vinto un premio in Sardegna come miglior imprenditrice dell'anno. Mi intervistò Virginia Saba che poi è diventata la compagna di Luigi Di Maio. Nel 2019 mi ha contattato lei per prima: c'era la possibilità di una candidatura alle Europee. Decisi di farlo dopo un lungo confronto con Di Maio".
Lei, come Conte, parla di un nuovo M5S. La differenza con il vecchio?
"Che nel frattempo abbiamo governato. Il Movimento si è dovuto confrontare con la difficoltà nel fare le cose. È una forza politica che è maturata. E se posso dirlo lo ha fatto in modo intelligente se l'intelligenza è interpretare i cambiamenti".
È diventata amica con qualche sua collega?
"Paola Deiana, deputata sarda, è come una sorella. Se non fosse stato per lei all'inizio a Roma mi sarei sentita persa. Apprezzo tanto Chiara Appendino. E mi ha sorpreso Paola Taverna: fa gioco di squadra, pensa al collettivo".
Una donna al Quirinale?
"Al Quirinale ci vuole una figura che con la sua autorevolezza riesca ad incarnare sopra ogni cosa l'essere garante delle Istituzioni. Che poi si arrivi a una donna, bene. Ma non deve essere quello il criterio che orienterà la scelta dei grandi elettori".
E se l'ingegneria ha insegnato ad Alessandra Todde come si governano i numeri, l'equitazione le avrà fatto comprendere come tenere il passo: come e quanto sia efficace la lentezza, la perseveranza. Che non sia proprio questa una buona intuizione per tutto il Movimento Cinque Stelle?
Sul Venerdì del 14 gennaio 2022