✕

Insisto, destra e sinistra pari non sono

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì Nessun complesso di superiorità, ma le differenze ci sono
2 minuti di lettura

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele Serra, ho appena letto sul Venerdì del 7 gennaio la sua risposta Una differenza tra destra e sinistra e sono rimasto allibito. Non sono mai stato orientato politicamente né a destra né a sinistra né al centro. Non sono un qualunquista, ma una persona che pone queste tre componenti sullo stesso piano. Lei colloca da una parte le persone di destra, che si fanno i propri interessi, dall’altra le persone di sinistra, a cui stanno a cuore gli interessi della società: i cattivi a destra, i buoni a sinistra. Poiché ho conosciuto tante persone anche di estrema destra animate da principi ideali che li portavano a rinunciare alle proprie esigenze per il bene della collettività (della Patria, insomma), resto allibito da simili differenziazioni, che per me sono di stampo razzista. Se io le di…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele Serra, ho appena letto sul Venerdì del 7 gennaio la sua risposta Una differenza tra destra e sinistra e sono rimasto allibito. Non sono mai stato orientato politicamente né a destra né a sinistra né al centro. Non sono un qualunquista, ma una persona che pone queste tre componenti sullo stesso piano. Lei colloca da una parte le persone di destra, che si fanno i propri interessi, dall’altra le persone di sinistra, a cui stanno a cuore gli interessi della società: i cattivi a destra, i buoni a sinistra. Poiché ho conosciuto tante persone anche di estrema destra animate da principi ideali che li portavano a rinunciare alle proprie esigenze per il bene della collettività (della Patria, insomma), resto allibito da simili differenziazioni, che per me sono di stampo razzista. Se io le dicessi ad esempio che i neri sono egoisti ed opportunisti ed i bianchi sono idealisti ed altruisti, lei mi darebbe (giustamente) del razzista. O no? Analogo atteggiamento “razzista” ho trovato nello scrittore Gianrico Carofiglio quando a La7 ha tranquillamente detto che l’elettorato ed i politici leghisti non sono in grado di comprendere la complessità degli eventi e quindi tendono ad una semplificazione riduttiva della realtà. Degli idioti, insomma, incapaci di capire le questioni complesse. Non è razzismo questo? Mi fa sorridere questa penosa auto esaltazione delle proprie qualità e questa auto affermazione della propria superiorità. Se io andassi in giro a dire che sono la persona più intelligente e morale che conosca, non farei ridere? 
Roberto Lago

Gentile Lago, nel mio ormai lungo percorso ho conosciuto fessi di sinistra e intelligenti di destra; conservatori generosi e progressisti tirchi; reazionari colti e rivoluzionari ignoranti. Non mi pensi così sciocco, o così rozzo, da credere che le due categorie “destra” e “sinistra”, per giunta parecchio rimescolate dalla storia recente, bastino a definire, peggio ancora a giudicare, gli esseri umani. Le idee politiche, di per sé, solo solamente un pezzo della nostra identità individuale. Però capita, conversando come si fa in questa rubrica, di generalizzare, per necessaria brevità e per comodità dialettica. E delle tante generalizzazioni delle quali mi sono reso responsabile, quella che lei mi imputa è tra le più difendibili. Sì, credo che il voto di destra esprima, in linea di massima, una maggiore attenzione ai propri interessi, e quello di sinistra una più spiccata intenzione sociale. Questo non distingue certo i due schieramenti tra “buoni” e “cattivi”. Ma racconta, per sommi capi, la differenza ideologica, e direi anche psicologica, tra l’elettore medio di destra e quello medio di sinistra. Specie nella sua antica radice individualista, la destra considera con sospetto la pressione dello Stato, e crede che l’ambizione dei singoli al benessere basti a muovere in senso virtuoso la società. Difendendo i miei interessi, pensa la persona di destra, non solo non faccio niente di male, ma promuovo il dinamismo dell’economia. Non così la persona di sinistra, convinta che senza l’intervento regolatore dello Stato, senza le rivendicazioni sindacali, senza che un robusto prelievo fiscale alimenti il Welfare, le differenze economiche e sociali aumentino. Per farle un esempio forse banale, e però eloquente: sulla base del mio reddito sarebbe mio indiscutibile interesse votare a destra per i partiti che promettono la flat tax, vantaggiosissima per chi sta meglio. Se non lo faccio non è perché sono “buono” (anche se magari, almeno un pochino, sì), ma perché credo che il mio interesse personale abbia il fiato corto se la società in cui vivo è ingiusta e squilibrata. Voto dunque a sinistra nella speranza, forse vaga e però irrinunciabile, che questo significhi assistere meglio i ceti più fragili e garantirne i diritti.  Venendo, molto in breve, agli ideali. Ovvio che ce ne sono da entrambe le parti. La Patria lo è sicuramente, ma è un concetto con un quid di metafisico, sovente incatenato all’identità religiosa (Dio, Patria e Famiglia). Preferisco dire Stato, più laicamente. E anche meno minacciosamente, perché nel nome della Patria ci si sgozza mica male, da parecchi secoli, in giro per il mondo. Non tutti gli ideali producono esiti fausti. In conclusione: nessun complesso di superiorità. Ma le differenze ci sono, e pesano.

Sul Venerdì del 21 gennaio 2022