Dentro la stanza degli hikikomori
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO. Dietro una tenda di pizzo bianco ci sono gli occhi di Eva. Nella penombra, tra il muro e il letto, c’è il viso serio di Alessio. Lei vive a Torino, lui a Biella. Sono creature appartate, ragazzi che da anni stanno chiusi in una stanza, scambiando il giorno con la notte, parlando da soli o tacendo, lo schermo illuminato del computer come specchio, ma mai per osservare sé stessi. Sono “hikikomori”, cioè persone che si chiamano fuori. La parola è giapponese, la condizione invece è mondiale e non riguarda solo gli adolescenti. Anche se un censimento ufficiale è impossibile (e durante il lockdown più stretto eravamo diventati tutti un po’ hikikomori), in Italia sembra che siano decine di migliaia. Giovani uomini e giovani donne scivolati lentamente fuori dalla vita sociale, un po’ per scelta e un po’ per indole, e che talvolta chiedono aiuto. Il cielo in una stanza e tutto il mondo fuori, dove torn…
TORINO. Dietro una tenda di pizzo bianco ci sono gli occhi di Eva. Nella penombra, tra il muro e il letto, c’è il viso serio di Alessio. Lei vive a Torino, lui a Biella. Sono creature appartate, ragazzi che da anni stanno chiusi in una stanza, scambiando il giorno con la notte, parlando da soli o tacendo, lo schermo illuminato del computer come specchio, ma mai per osservare sé stessi. Sono “hikikomori”, cioè persone che si chiamano fuori. La parola è giapponese, la condizione invece è mondiale e non riguarda solo gli adolescenti. Anche se un censimento ufficiale è impossibile (e durante il lockdown più stretto eravamo diventati tutti un po’ hikikomori), in Italia sembra che siano decine di migliaia. Giovani uomini e giovani donne scivolati lentamente fuori dalla vita sociale, un po’ per scelta e un po’ per indole, e che talvolta chiedono aiuto. Il cielo in una stanza e tutto il mondo fuori, dove tornare può essere molto difficile.
Ultimo esame all’università
Si tratta di un universo invisibile e diffuso, al quale Sky dedica il 29 gennaio il documentario Essere hikikomori. La mia vita in una stanza, scritto e realizzato da Michele Bertini Malgarini e Ugo Piva per la produzione di Fidelio e Sky. Eva Angelini, 26 anni, è una delle quattro storie proposte. La incontriamo nella sua casa di studentessa a Torino, vicino alla stazione di Porta Susa, un appartamento che condivide con altri due ragazzi. «Loro non mi chiedono nulla, rispettano la mia scelta». Eva era venuta a Torino da San Benedetto del Tronto per studiare lingue, ora le manca un esame soltanto, si è inchiodata. «Ma è una pausa, non un abbandono». Il suo orizzonte è il rettangolo di vetro oltre la tenda: da qui si vedono il muro di un complesso religioso, una casa rossa, auto parcheggiate e un tetto con un comignolo che sbuffa fumo bianco. La stanza è una cella monacale col parquet in legno, c’è un panda di peluche che sembra dormire sul letto a una piazza, piccolo quant’è piccola lei. Eva ha i capelli neri, gli occhi castani e la pelle bianchissima.
«Fino al 2017 è andato tutto bene, poi sono stata per sei mesi in Giappone e al ritorno ho cominciato a domandarmi se volessi essere felice o diventare qualcuno. Diventare hikikomori non è stata una scelta: stai a casa un giorno, poi un altro, poi un altro ancora e alla fine non esci più, non vedi più nessuno. Quando mi sono accorta di avere bisogno di aiuto, ho iniziato un percorso psicologico e ora non so cosa c’è nel mio futuro. I miei genitori non conoscono questa mia condizione, sanno solo che sto attraversando un momento un po’ così. Sono sicura che non vedranno il documentario di Sky e che non dovranno preoccuparsi più di quanto già facciano».
Eva trascorre le giornate al pc, oppure disegnando. «La matita è il mio modo di esprimermi, ho ritratto altri hikikomori perché tra noi siamo in contatto attraverso la rete e i social. Credo che l’hikikomori sia una persona molto sensibile e molto, molto confusa. Patiamo oltre misura la pressione del mondo che ci chiede di fare cose, di produrre, di essere qualcuno, però credo sia giusto rivendicare il diritto di non essere niente di speciale. Anche se il rischio è cadere nel pozzo dei troppi pensieri, bisogna imparare a dare spazio all’ombra, alla versione peggiore di noi. Bisogna farci i conti. E poi io dico: se l’eremita è intelligente, perché l’hikikomori è solo un pigro? Se l’orientale è filosofico e riflessivo, perché l’hikikomori è solo un ragazzo prigioniero di un computer? La solitudine è un’esperienza a volte dolorosa ma profonda e non impedisce di vivere, di leggere, di imparare anche da un film o da un documentario, non solo da un testo dell’università. Se poi lei mi chiede se sono contenta, non saprei davvero cosa rispondere. Dipende dai giorni, dai momenti». Eva lo dice mentre guarda un quadro con nove gatti colorati che vivono quieti e immobili.
Una maschera per ridere
Invece per arrivare da Alessio bisogna attraversare la campagna biellese e superare la stradina con l’arco di pietra. La casa è una vecchia cascina, la stanza un sottotetto ombroso anche alle tre del pomeriggio. Sulla piccola scrivania ci sono uno schermo e la cloche del simulatore di volo, sotto la scrivania la pedaliera. «È il mio passatempo preferito, mi piace portare gli aeroplani a spasso nel cielo». Anche Alessio De Bonis è una delle storie raccontate dal documentario di Sky. I suoi occhi fissano l’interlocutore, la voce è bassa e gentile. «Ho 24 anni e ho abbandonato la scuola quando frequentavo l’Itis. Ormai avevo scambiato da tanto tempo il giorno con la notte, e in classe mi addormentavo, così sono stato bocciato due volte. Avevo solo sedici anni e non mi sono più ripreso del tutto. Ma la mia non è una scelta, è un impulso, è come sono fatto. Mi hanno anche bullizzato, io portavo una specie di maschera, cercavo di far ridere gli altri ma era una commedia, mi deterioravo l’anima. Così mi sono chiuso in questa stanza: il male minore».
Tra i nonni e il simulatore
Alessio vive con il papà, un ex sindacalista, e con i nonni infermi. «Da quando mi occupo di loro, le mie giornate sono migliorate. Riesco finalmente a dormire di notte e non di giorno, perché di giorno c’è chi ha davvero bisogno di me. Forse, chissà, il mestiere di badante potrebbe diventare il mio. Per ora mi accontento di essere tornato a vivere nel fuso orario dell’Italia».
Anche Alessio, come Eva, è in terapia psicologica: «All’inizio mi è stato imposto, poi ho cambiato medico e ora ci vado due volte al mese, prendo il treno e arrivo a Torino, per me è già un passo avanti importante. Anche il documentario mi è servito, sebbene non mi piaccia guardarmi: infatti credo che non lo vedrò».
Vedere, ecco una parola-chiave: dalla finestra di Alessio si vedono alberi, cascine e il campanile illuminato dal sole. I rintocchi sono l’unico suono a spezzare il silenzio.
«La mia vita futura la immagino non da solo ma con una ragazza, anche se non ne ho mai avuta una, insomma con una persona speciale e fuori di qui. I giorni li passo al simulatore, ormai ho più di duemila ore di volo, ora accendo e vi mostro». Alessio decolla da Torino sul suo Cessna 152 e atterra a Biella, davanti alle montagne colorate di rosa. «Ma ho rimbalzato sulla pista, un atterraggio da schifo, chiedo scusa. Io credo che l’hikikomori sia una persona che si vergogna dei propri fallimenti: non do la colpa alla pressione sociale, ma a me stesso».
L’acqua per api e vespe
Alessio è pallido, si rannicchia sul letto, seduto sopra una coperta gialla trapuntata di stelle. «Diventare hikikomori è una condizione di sopravvivenza, una protezione. So benissimo cosa non riesco a fare e cosa mi provoca crisi di panico. Però sono consapevole che in questo nostro modo di vivere c’è anche tanto narcisismo e autocompiacimento. Inoltre ammetto di divertirmi, per esempio al computer, non siamo mica gente che soffre e basta».
Alessio esce sul balcone, il freddo secco di gennaio scende dai monti. Sul davanzale c’è un sottovaso pieno di biglie colorate: «Sono per le api e per le vespe, si posano e possono bere l’acqua che d’estate io cambio per loro ogni giorno».
Non tutto il cielo è dentro la stanza.
Sul Venerdì del 28 gennaio 2022