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Le "mamme pancine", prese sul serio

(Getty images) 
Culto della gravidanza, ignoranza del corpo, sottomissione al maschio. Da alcuni anni sul web si scambiano consigli (e vengono dileggiate), ma solo ora una studiosa è riuscita a infiltrarsi. Per capire chi sono
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Marzo 2016, un blogger di nome Vincenzo Maisto riceve da una lettrice delle immagini interessanti. Sono foto di conversazioni avvenute su un gruppo segreto di Facebook, cioè uno spazio di condivisione invisibile ai motori di ricerca. A inviare gli screenshot è un'infiltrata. Di lì a poco, Maisto inizierà a pubblicarli sul suo blog. E l'Italia scoprirà, annichilita, l'esistenza di "Mamme vegane contro l'invidia" e di un più esteso gruppo antropologico - un'enclave, una tribù? persino la definizione è controversa - dalle caratteristiche così estreme che il blogger, per mesi, viene accusato di aver fabbricato un falso. Invece è tutto vero. Sono "le Pancine", un sottobosco di mamme accomunate da elefantiasi materna, credenze magiche, stili familiari patriarcali mischiati a pratiche femministe e New Age. Hanno tabù sessuali inconcepibili (il preservativo è da sexy sho…

Marzo 2016, un blogger di nome Vincenzo Maisto riceve da una lettrice delle immagini interessanti. Sono foto di conversazioni avvenute su un gruppo segreto di Facebook, cioè uno spazio di condivisione invisibile ai motori di ricerca. A inviare gli screenshot è un'infiltrata. Di lì a poco, Maisto inizierà a pubblicarli sul suo blog. E l'Italia scoprirà, annichilita, l'esistenza di "Mamme vegane contro l'invidia" e di un più esteso gruppo antropologico - un'enclave, una tribù? persino la definizione è controversa - dalle caratteristiche così estreme che il blogger, per mesi, viene accusato di aver fabbricato un falso. Invece è tutto vero. Sono "le Pancine", un sottobosco di mamme accomunate da elefantiasi materna, credenze magiche, stili familiari patriarcali mischiati a pratiche femministe e New Age. Hanno tabù sessuali inconcepibili (il preservativo è da sexy shop, "stare sopra è da puttane"), uniti a un culto paradevozionale della vagina (salvo domandarsi se anche le neonate ne abbiano una). Il loro linguaggio è una miscela di vezzeggiativi e brutalità. Celebrano il menarca delle figlie con torte a foggia di assorbente macchiato d'amarena, ma se il marito le sorprende con un assorbente nella borsa sprofondano nella più desolante vergogna. Si scambiano ricette per cucinare la placenta e fabbricano orecchini di cordone ombelicale. Non conoscono l'orgasmo, né il corpo. Usano la Coca-Cola come spermicida e bruciano assorbenti per propiziare la gravidanza. Non fanno specchiare i figli finché non sono battezzati, non li portano al mare per timore che l'invidia delle altre donne li faccia ammalare. Se possibile, li allattano fino agli otto anni. 

Il "caso Pancine" è esploso nel 2017. Da allora, nonostante l'eccezionale interesse del fenomeno, nessuno è riuscito a proporne un'analisi seria e documentata, sostanzialmente per un motivo: se i gruppi pancinisti sono centinaia, con community seguite da migliaia di persone, il pancinismo radicalizzato - quello svelato da Maisto - si consolida in pochi, chiusissimi gruppi cui si accede solo su invito.Ora una studiosa di comunità virtuali, Cristiana Boido, già autrice di Fenomenologia di Manuel Agnelli (Dissensi 2016), è riuscita a profilare un gruppo di Pancine e ad avviare, da qui, una prima proposta di indagine, con un libro intitolato Pancine fantastiche, edito da Paginauno. 

"Mi sono imbattuta in una psicologa svizzera" racconta Boido "una studiosa molto brava che era riuscita a entrare in alcuni gruppi chiusissimi. Questa persona, che deve restare anonima, ha accettato di condurre un'analisi per me. E lo ha fatto veramente bene. Grazie a lei ho potuto profilare 42 Pancine. Abbastanza per affermare che esistono, visto che qualcuno lo metteva in dubbio. Il numero ovviamente non ha rilevanza statistica, ma fenomenologica. Si è detto: "saranno indigenti e del profondo Sud". Non è vero. E non è vero che sono tutte credenti e non scolarizzate (anche se nei post la grammatica va a farsi benedire). Il pancinismo è così multiforme da non essere inquadrabile".

Possiede, però, alcune costanti. L'ignoranza abissale del corpo. E un eros che si sviluppa esclusivamente in funzione della maternità. "Dopo due anni di matrimonio" scrive una Pancina, "io volevo tanto avere un bambino e stavamo insieme quasi tutte le sere nel lettone... quando mio marito mi chiede che avevo io gli confesso tutto e lui mi rimprovera perche dovevo dirlo subito e che da quella sera cambiavamo"; da quel momento, cioè, "è (entrato) da un'altra parte ho toccato e mi sono messa a ridere perche era davanti allora ho capito io non lo sapevo che prima non era per i bambini". Scrive un'altra: "Con mio marito abbiamo la decisione di dirmelo dalla mattina se la sera vuole stare con me si alza dal letto gli porto il caffe e lui mi dice "stasera" e io capisco e durante tutta la giornata bevo due bottiglie di 2 litri di acqua ma senza bollicine o non resisto ehe.... a letto la sera facciamo le nostre cose a luci spente e appena finisce vado subito in bagno a fare una lunghissssima pipi! eheheheh cosi da spazzare via tutti i suoi semini grazie alle proprietà acide e ammoniache della pipi". Un'altra confessa che il marito esige varianti alla penetrazione. Reazioni: "Mio marito i baci lì se li faceva dare dalla sua ex che adesso farà la prostituta ma non ti giudico"; "Lo so che queste cose le fate per paura che vi lascino ma fate schifo! Se c'é famiglia e dei bimbi non vi lasciano non vi fate ricattare dalle femministe malate". 

Un post del Signor Distruggere, ovvero Vincenzo Maisto, autore di Pancine d’amore (Rizzoli, 2018) 

Femministe con borsa Livorno

Le femministe malate sono le donne senza figli, ben vestite ("faciline"), di media cultura ("maestrine laureate al classico"), "scettiche che credono che prima eravamo scimmie". Ma anche la ragazza "con la puzza sotto il naso e la borsa Livorno" (leggasi Louis Vuitton) che fugge inorridita dalla Pancina che "per gentilezza" si è offerta di macchiarle il caffè con latte materno. O la professoressa (tra le più odiate) "che si permette di chiamare Ivy in disparte per dirle che in quei giorni deve provvedere alla sua igiene... DEVO DIRE IO A MIA FIGLIA COSA FARE CON IL SUO CORPO E NON LEI. Poi se il ciclo per via dell'acqua le dovesse durare di più? Se ci fossero scompensi ormonali come conseguenze?". Sullo spettro dell'odio, ma dalla parte opposta, cameriere, baby sitter, commesse, lavoratrici del terziario e terziario basso (quindi a loro più prossime),  bullizzate e disprezzate in quanto sciacquette, sempre a caccia di mariti altrui. 

Vediamo chi sono, questi mariti. "Mammine care volevo sapere ma i vostri mariti quanto vi danno di paghetta settimanale? Il mio prende 2.500 ma a me mi da solo 50€ il lunedi e ci devo fare tutta la settimana la spesa, dite ke se chiedo l'aumento me lo da?". Risposte: "Ti concedi ogni volta che lui lo desidera?"; "Se lei non si concede quando lui desidera è normale che gli da solo 50€". Durante il rapporto i mariti dicono alle mogli di stare zitte, di non guardare o di stare di schiena. A volte le Pancine si addormentano; altre volte, "mentre lui finisce dietro", allattano i figli. 

Figli e mariti, nota Boido, emergono dai racconti totalmente privi di caratteristiche fisiche e psicologiche. Sono "figli" e "mariti", punto. In particolare i "principini" e le "principesse", pur detenendo un potere assoluto, non sembrano suscitare nelle madri un reale interesse. Prima del battesimo sono considerati "tipo animali". Ma anche dopo, laddove la loro funzione di status symbol della maternità viene a mancare, per esempio la notte, quando il feticcio si trasforma in bambino, ogni sensibilità sembra svanire. Una racconta di essere stata chiamata a scuola perché il figlio è terrorizzato dall'uomo nero; in effetti, ammette, per evitare che il bambino vada nel lettone ha messo in corridoio un manichino vestito di nero, con una maschera in viso. 

Tra il porno e i romanzi rosa

L'indagine di Boido smentisce vari luoghi comuni: le Pancine non sono prive di istruzione (la maggior parte è arrivata al diploma), ma occupano un posto marginale o inesistente nella società; vivono in centri urbani di medie o grandi dimensioni e sono equidistribuite sul territorio nazionale. Il linguaggio, compresi gli errori grammaticali, ha mostrato correlazioni sorprendenti con il doppio registro del romanzo rosa - presumibilmente la loro fonte di educazione sessuale - e del porno - la fonte dei mariti. Forse non è un caso che il feticismo della gravidanza, che le accomuna, stia emergendo ora anche tra le nuove tendenze del porno, in narrazioni incentrate sulla "fecondazione come punizione sociale" (ne ha scritto Ayzad, antropologo e blogger specializzato in sessualità). Tra contraddizioni insolubili, spiccano la sottomissione al maschile, la maternità come destino, la sfiducia nel sapere dominante e una dissociazione dal corpo e dall'affettività che sembra di pertinenza più della psichiatria che della sociologia. 

Ma il pancinismo non è liquidabile come disturbo, perché la sua galassia è estesa e transnazionale: l'italianista polacca Malgorzata Berezowska ha condotto un'analisi su gruppi polacchi quasi identici. "Le somiglianze sono sconvolgenti" dice Boido "come se il Pancinismo fosse una categoria antropologica che genera un proprio linguaggio e una propria sensibilità. Potremmo definirla una necessità. È necessario, per queste donne, rivolgersi al pancinismo". Il perché resta da chiarire, ma Boido fa un'ipotesi. "Le classi subalterne non hanno mai conosciuto questo tipo di ignoranza e di isolamento. I contadini erano istruiti dalla natura, i proletari dalla politica. Queste donne, invece, non hanno nulla. Né riferimenti, né rete sociale, né rapporti col mondo naturale. La maternità è il solo mezzo che hanno per acquisire uno status. Nello straniamento, che è solitudine anche fra gli altri, avviene la radicalizzazione".

Sul Venerdì del 4 febbraio 2022