✕

Essere No Vax e non saperlo

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: Ogni settimana Natalia Aspesi risponde ai lettori del Venerdì Una lettrice sostiene di non avere pregiudizi. Ma ripete le solite tesi anti-Green Pass
3 minuti di lettura

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, Viale Cassala 57, 20143 Milano

Tra pochi giorni verrò sospesa dal mio amato lavoro (ho 63 anni e insegno psicologia alle superiori) perché non ritengo opportuno in questo momento vaccinarmi. Noti che non mi sono definita No Vax perché ci sono stati momenti in cui ho desiderato tanto farmi il vaccino, e i miei due figli li ho vaccinati e anche i miei gatti quando erano cuccioli, ma certi fatti, con il cambio di finalità del vaccinarsi, mi hanno fatto cambiare rotta. All’inizio ci si vaccinava per paura della malattia, poi ci si vaccinava per proteggere gli altri per “senso civico”, oggi ci si vaccina per poter fare le cose quotidiane che ho sempre fatto... allora no, non ci sto, perché oggi il green pass è come prendersi l’ecstasy, una dose di droga che potrebbe anche darmi seri problemi, però mi permette l’effimera e fugace felicit&…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, Viale Cassala 57, 20143 Milano

Tra pochi giorni verrò sospesa dal mio amato lavoro (ho 63 anni e insegno psicologia alle superiori) perché non ritengo opportuno in questo momento vaccinarmi. Noti che non mi sono definita No Vax perché ci sono stati momenti in cui ho desiderato tanto farmi il vaccino, e i miei due figli li ho vaccinati e anche i miei gatti quando erano cuccioli, ma certi fatti, con il cambio di finalità del vaccinarsi, mi hanno fatto cambiare rotta. All’inizio ci si vaccinava per paura della malattia, poi ci si vaccinava per proteggere gli altri per “senso civico”, oggi ci si vaccina per poter fare le cose quotidiane che ho sempre fatto... allora no, non ci sto, perché oggi il green pass è come prendersi l’ecstasy, una dose di droga che potrebbe anche darmi seri problemi, però mi permette l’effimera e fugace felicità. Quale? Comprarmi un gelato, andare al cinema, cenare con gli amici, tutte cose belle, ma potrebbero di nuovo sparire se lo spacciatore, lo Stato, decide di non darmele più o alzare il prezzo. Il prezzo poi in questo caso è la libertà, il potere di decidere della propria salute e del proprio corpo.

Ecco perché lo faccio, mi faccio sospendere perché non ho mai ceduto alla droga neppure da giovane per curiosità, per essere sempre vigile sul mio corpo mi sono fatta fare anche (laddove possibile) piccoli interventi in anestesia locale. E ho la pretesa di dire che la mia rinuncia la faccio non soltanto per le mie idee ma anche per salvare gli altri, che lo vedranno, dalla cecità (il richiamo al libro di Samarago non è casuale perché quella cecità era una grande metafora). Qualsiasi possa essere la sua convinzione politica, la sua esperienza personale, se è una persona che segue una logica di pensiero, ne converrà con me che certe vessazioni, certe restrizioni, non hanno avuto ragione d’essere soprattutto negli ultimi mesi se non quella di trasformare un popolo adulto in una massa di esseri incapaci di intendere e di volere tutto alla luce del “lo faccio per il tuo bene”, frase dietro la quale si sono spesso mascherate le peggio nefandezze dell’umanità, dall’atto del prete pedofilo alle guerre contro Paesi che poi sono stati colonizzati. Allora mi sento di fare questa rinuncia allo stipendio e al lavoro che mi gratificava e lo vedo come uno scambio di doni: il vaccinato mi dà la salute e io una speranza di libertà.
Isabella Conti

Lei aveva già intuito che io non sono all’altezza dei suoi pensieri, e infatti ho capito molto poco del perché non è No Vax però non si vaccina. Posso quindi solo fare qualche appunto dal mio punto di vista che, ovvio, non conta nulla. E per esempio purtroppo la sua lettera porta la data infausta del 27 gennaio, Giorno della memoria, e io non ho potuto fare a meno di pensare a quelle migliaia di insegnanti che con le leggi razziali, in quanto ebrei, persero lavoro e stipendio per essere poi avviati ai campi di sterminio. Lei ricorda di aver fatto vaccinare i suoi figli piccoli, il che non era e non è facoltativo come per il Covid 19, ma è un “Green pass” obbligatorio per poter andare a scuola: e le faccio notare una sua piccola svista che però avrebbe infastidito i suoi allievi, non è lo Stato a fare le leggi ma il governo, e noi avendo governi che cambiano continuamente possiamo sempre sperare che le leggi cambino.

In sostanza poi lei non sarà No Vax però ne sostiene le stesse tesi, se permette, confutabili: nessuno di noi ha il potere di decidere della propria salute e del proprio corpo perché le malattie non ci chiedono il permesso e perché l‘organizzazione sanitaria (gratuita, non dimentichi, in Italia) ha i suoi tempi e i suoi problemi, adesso per esempio con i letti occupati dai contagiati che, se non vaccinati, rischiano di morire (per ora 190 mila in Italia, 5.570.163 nel mondo). Queste cose lei le sa già ovviamente ma  non scalfiscono questa sua strana idea della libertà, per cui ritiene illiberale non poter andare a bere un caffè al bar se priva di un documento che attesti la sua non pericolosità, mentre accetta non dico di mostrare la sua carta di identità per salire in aereo, ma soprattutto di vivere come tutti nella prigione invalicabile della tecnologia che tutto sa di noi, ne fa l’uso che vuole, ci ricatta quotidianamente con la pubblicità mirata: e non si può scegliere, a meno di chiudersi in una grotta su un picco irraggiungibile anche dagli stambecchi. Io non ho letto Saramago, ma lei sicuramente conoscerà Nemesi di Philip Roth (l’epidemia di poliomielite negli anni 40 in America). Certo i libri possono salvarci dai nostri terrori, ma quale lettura o quale filosofo di cattivo umore può averle spiegato di chi sarebbe il vantaggio (non certo della povera politica) di trasformarci in un popolo di zombie e ultracorpi, immagino da mantenere? La prego comunque di continuare a seguire le sue decisioni (evidentemente può rinunciare sia al piacere di insegnare che allo stipendio) senza però sentirsi un’eroina. Non lo è. Tanto per dire: io ho 92 anni, sono quel che viene definito un grande vecchio, di quelli che se si infettano muoiono tra atroci tormenti. Mi sono infettata, i tre vaccini mi hanno protetta mentre proteggevano gli altri, cancellandomi subito il Green pass: due giorni di febbriciattola, una testa confusa, più o meno come sempre, e poi, cara Isabella, la libertà, che non consiste nell’andare a cena con gli amici ma nel sentirsi liberi ovunque.

Sul Venerdì del 4 febbraio 2022