Pasolini, l'uomo che vide il nostro presente
di Alfonso Berardinelli , di Alfonso BerardinelliAnche se la sua opera letteraria è costellata di incompiutezze e di fallimenti, Pasolini resta il nostro scrittore più tipico e rappresentativo di metà Novecento. Forse perfino un grande scrittore, se non si fosse rivelato troppo spesso al di sotto delle sue ambizioni. Come narratore non aveva sufficiente pazienza e la sua tematica era molto limitata. Ma come regista, nei suoi primi film, Accattone e Mamma Roma, fu più poeta che come poeta. In lui l'ideazione superava la realizzazione. In tutto quello che ha scritto non mancano le pagine geniali; eppure è sempre l'insieme che non convince del tutto.
Anche se la sua opera letteraria è costellata di incompiutezze e di fallimenti, Pasolini resta il nostro scrittore più tipico e rappresentativo di metà Novecento. Forse perfino un grande scrittore, se non si fosse rivelato troppo spesso al di sotto delle sue ambizioni. Come narratore non aveva sufficiente pazienza e la sua tematica era molto limitata. Ma come regista, nei suoi primi film, Accattone e Mamma Roma, fu più poeta che come poeta. In lui l'ideazione superava la realizzazione. In tutto quello che ha scritto non mancano le pagine geniali; eppure è sempre l'insieme che non convince del tutto.
Pasolini capiva e amava poche cose: soprattutto l'Italia fisica e storica, i giovani sottoproletari e i puri poeti, categorie umane socialmente eslege. Tale considerava anche se stesso e non mancava di mostrarlo in pubblico. Nei suoi pamphlet testamentari Scritti corsari e Lettere luterane lo dimostrò anche contro gli studenti "rivoluzionari" del '68 o gli intellettuali e scrittori a lui vicini, fossero marxisti o liberalsocialisti. Benché poeta-ideologo, Pasolini ha elaborato soltanto negli ultimi e disperati anni della sua vita un sistema di idee rimasto memorabile. Qualcosa imparò senza dubbio dai filosofi della Scuola di Francoforte (per quel poco che ne sapeva) e soprattutto dal bestseller Onedimensional man di Marcuse. Parlò dell'avvento di un "nuovo fascismo" fondato non sul controllo statale ma su uno "sviluppo senza progresso", una modernizzazione tecnico-culturale che cancella e "omologa" ceti e classi producendo una "mutazione antropologica" senza precedenti, al cui centro c'era, per lui, il fantasma di un uomo medio universale. Aveva capito che questo era il futuro: cioè il nostro attuale presente sociotecnico tenuto insieme da forti dosi di consumi culturali spazzatura.
Sul Venerdì dell'11 febbraio 2022