I due blocchi ci bloccano
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, ieri il convinto impegno militare del governo D’Alema nell’aggredire la Serbia e favorire la secessione del Kosovo, oggi l’espressione di un incondizionato zelo filoatlantico nella crisi ucraina. Le posizioni del Pd e parte della sinistra ricordano la conversione anticlericale di tanti ex religiosi e seminaristi, esemplare in proposito quella di Stalin. Da parte mia ho memoria, essendo all’epoca un ragazzino, di come il mondo all’inizio degli anni Sessanta fu sull’orlo di un conflitto nucleare quando gli Stati Uniti, dopo avere fallito l’invasione di Cuba alla Baia dei Porci , bloccarono militarmente l’installazione di missili russi sull’isola, rivendicando l’azione come un sacrosanto diritto a non avere basi missilistiche alle porte di casa. Credo che nelle vicende odierne un analogo diritto alla sicurezza dovreb…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, ieri il convinto impegno militare del governo D’Alema nell’aggredire la Serbia e favorire la secessione del Kosovo, oggi l’espressione di un incondizionato zelo filoatlantico nella crisi ucraina. Le posizioni del Pd e parte della sinistra ricordano la conversione anticlericale di tanti ex religiosi e seminaristi, esemplare in proposito quella di Stalin. Da parte mia ho memoria, essendo all’epoca un ragazzino, di come il mondo all’inizio degli anni Sessanta fu sull’orlo di un conflitto nucleare quando gli Stati Uniti, dopo avere fallito l’invasione di Cuba alla Baia dei Porci , bloccarono militarmente l’installazione di missili russi sull’isola, rivendicando l’azione come un sacrosanto diritto a non avere basi missilistiche alle porte di casa. Credo che nelle vicende odierne un analogo diritto alla sicurezza dovrebbe essere riconosciuto e concesso alla Russia. Forse solo una mediazione per la costituzione tra i due blocchi di una fascia di interposizione di Paesi neutrali e smilitarizzati può essere l’unica via d’uscita per preservare un equilibrio di pace in Europa.
Carlo Lanzoni
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Caro Serra, nell’Amaca nell’Amaca lei manifesta una certa qual nostalgia per gli anni (grosso modo i Sessanta-Settanta del secolo scorso) in cui, al di fuori dei due blocchi contrapposti, fu fondata l’organizzazione dei Paesi “non allineati”. Organizzazione a mio parere comica se si considera che ne faceva parte Cuba. Se non ricordo male, Fidel Castro (!!!!) ne fu per un certo tempo presidente.
Ruggero Bendicenti
La crisi ucraina almeno un merito ce l’ha: da qualche settimana ricominciamo a discutere di politica anche al di fuori delle nostre angustie domestiche. Arrivano molte lettere. Alcune, diciamo così, decisamente “atlantiste”, denunciano senza esitazioni l’imperialismo pan-russo di Putin e bollano ogni forma di “neutralismo” come un tradimento del campo democratico. Altri – non pochi – sono invece molto critici sull’espansione della Nato a Est. Il lettore Bendicenti mi prende un poco in giro per avere evocato i vecchi “Paesi non allineati” (tra i quali, oltre a Cuba, c’era anche la Jugoslavia di Tito). Ma li avevo evocati, in tutt’altro quadro storico, solo per dire che ritrovarci, trent’anni dopo la fine del comunismo sovietico, ancora divisi in due blocchi, non mi pare un grande passo in avanti.
Di nuove, vere forme di neutralità e di “non allineamento” ci sarebbe un gran bisogno, e devo dire che avevo sognato e perfino creduto che l’Unione Europea potesse essere il primo e formidabile esempio di riequilibrio del mondo al di fuori della vecchia dicotomia Russia-America, che invece domina ancora la scena. Per dovere di sincerità aggiungo che non mi sembra sensato affidare gli Stati Uniti, in via definitiva e permanente, il ruolo di Paese guida della democrazia nel mondo. Non lo dico per pregiudizio ideologico, ma per l’evidente ragione che l’ultima “guerra giusta” combattuta dagli americani è la Seconda guerra mondiale. Di lì in poi fatico a vedere, nella lunga teoria di interventi armati, ingerenze, colpi di Stato, la luce della democrazia e della saggezza. Volendo infierire, aggiungo che un popolo che ha eletto Trump con la democrazia ha qualche evidente problema. Mettiamola così: non vale sprecare ulteriore fiato sulla prepotenza e l’invadenza della Russia di Putin, sono sotto gli occhi di tutti. Vale invece la pena, da europei moderni, domandarsi per quanto tempo dobbiamo presentarci sulla scena mondiale come propaggine al di qua dell’Atlantico degli Stati Uniti. Ci conviene? Ci aiuta? Ci tutela da guerre e terrorismo?
Sul Venerdì del 18 febbraio 2022