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"Piccolo corpo", miracoli e stregonerie

Celeste Cescutti, al centro, è Agata, la protagonista
del film Piccolo corpo di Laura Samani 
PSYCHO. Il film di Laura Samani, delicato e potente
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In provincia di Udine sorge un santuario: il santuario della Madonna di Trava. Fino a un secolo fa, le madri vi portavano i bambini nati morti e li esponevano su un altare di pietra. Un miracolo li faceva tornare in vita, giusto il tempo di un respiro, ma tanto bastava a renderli battezzabili. Altrimenti erano destinati al limbo, per sempre, sepolti senza nome tra le zolle incolte come i gatti. I "santuari del respiro" erano presenti in tutto l'arco alpino, la Francia ne contava quasi duecento.

Tutto questo non lo sapevo e sono grato a Laura Samani per avermelo insegnato raccontando la storia di Agata in un film delicato e potente, in lingua friulana: Piccolo corpo. È un inverno d'inizio Novecento su un'isoletta della laguna di Grado. Agata partorisce un bimba, ma "la xe grisa" dice la levatrice avvolgendola in un panno. Il cuore spezzato dal saperla destinata alla perenne sospensione limbica, recisa la speranza di poterla ritrovare almeno nel g…

In provincia di Udine sorge un santuario: il santuario della Madonna di Trava. Fino a un secolo fa, le madri vi portavano i bambini nati morti e li esponevano su un altare di pietra. Un miracolo li faceva tornare in vita, giusto il tempo di un respiro, ma tanto bastava a renderli battezzabili. Altrimenti erano destinati al limbo, per sempre, sepolti senza nome tra le zolle incolte come i gatti. I "santuari del respiro" erano presenti in tutto l'arco alpino, la Francia ne contava quasi duecento.

Tutto questo non lo sapevo e sono grato a Laura Samani per avermelo insegnato raccontando la storia di Agata in un film delicato e potente, in lingua friulana: Piccolo corpo. È un inverno d'inizio Novecento su un'isoletta della laguna di Grado. Agata partorisce un bimba, ma "la xe grisa" dice la levatrice avvolgendola in un panno. Il cuore spezzato dal saperla destinata alla perenne sospensione limbica, recisa la speranza di poterla ritrovare almeno nel giorno della resurrezione finale, Agata non si rassegna. Il santuario è a nord, tra le montagne, e lei attraversa il freddo dei boschi, il Piccolo corpo in una scatola di legno legata alla schiena. "Una continuazione della gravidanza, in cui il ventre si sposta metaforicamente sulla schiena, divenendo il peso che porta sulle spalle", dice la regista. Agata si perde in terra per conquistare un posto in cielo alla sua bambina senza nome.

Un viaggio iniziatico per elaborare il lutto, affrontare la storia delle donne, ribellarsi alla rassegnazione e alla sedentarietà coatta. Mescolare miracolo e stregoneria. Un viaggio di rivelazioni e incontri: uno di questi è Lince, ragazzo selvatico che pare uscito da una carta dei Tarocchi ed è uomo, donna, animale della selva. La mia tata friulana mi stringeva forte e mi diceva "el me frut". Che in friulano sta per bambino, frutto. Anche da qui la mia commozione.

Sul Venerdì del 25 febbraio 2022