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Tangentopoli prima e dopo

PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Colpa e innocenza sono concetti troppo alti per continuare a farne un uso spiccio
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Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, a proposito di Cuore e di Craxi, perché rileggere la storia con il senno di poi? Certe scelte, se sostenute da onestà intellettuale, sono il frutto dei tempi in cui maturarono. Ricordiamoci cosa erano stati gli anni Ottanta del rampantismo anche in politica, l’arroganza di certi esponenti, il debito pubblico, l’inflazione, il potere di acquisto degli stipendi e tanto altro. È chiaramente percepibile una voglia di revisionismo, sostenuta da una comparazione con l’attualità fatta di uomini piccoli, nell’economia, nella finanza, nella politica. Al confronto quelli di allora sembrano giganti e chi li perseguì in forza di legge, non per accuse campate in aria, sta passando per un bruto, un violentatore cui addossare i mali dell’oggi. I toni furono alti perché le personalità erano alte, con un fortiss…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, a proposito di Cuore e di Craxi, perché rileggere la storia con il senno di poi? Certe scelte, se sostenute da onestà intellettuale, sono il frutto dei tempi in cui maturarono. Ricordiamoci cosa erano stati gli anni Ottanta del rampantismo anche in politica, l’arroganza di certi esponenti, il debito pubblico, l’inflazione, il potere di acquisto degli stipendi e tanto altro. È chiaramente percepibile una voglia di revisionismo, sostenuta da una comparazione con l’attualità fatta di uomini piccoli, nell’economia, nella finanza, nella politica. Al confronto quelli di allora sembrano giganti e chi li perseguì in forza di legge, non per accuse campate in aria, sta passando per un bruto, un violentatore cui addossare i mali dell’oggi. I toni furono alti perché le personalità erano alte, con un fortissimo potere di autodifesa e controattacco. Andrà a finire che il 17 febbraio celebreremo la giornata delle vittime di Tangentopoli e questo davvero non mi va.
Marco Lombardi

1992, Michele Serra, direttore di Cuore: "Quel titolo che non rifarei"

Caro Lombardi, grazie per l’occasione di replicare ai tanti che mi hanno scritto a proposito del documentario di Antonio Nasso su Tangentopoli, nel quale dico, insieme a tante altre cose, che non rifarei un titolo di Cuore (uno solo): «Pensiero Stupendo», sovrastante un fotomontaggio di Craxi dietro le sbarre. Tutto il resto sì, lo rifarei e lo riscriverei, e nella mia lunga intervista che compare nel documentario non è certo il “revisionismo” il sentimento dominante. Non ho certo dimenticato il rampantismo e la “Milano da bere”, gli appetiti da locuste che animarono i precedenti anni Ottanta: furono il bersaglio principale non solo di Cuore, ma del mio lavoro in generale. Purtroppo, come capita ormai costantemente, tre parole estratte da altre tremila diventano l’occasione per parlare a vanvera. Ovvio che non rispondo ai cretini e agli energumeni (un paio ho dovuto segnalarli alla polizia postale) che mi accusano, ululando, di “difendere i ladri”e di essere “venduto al sistema”. Rispondo volentieri, invece, a tutti gli altri, che con buona pace dei cretini e degli energumeni sono la larga maggioranza. Non credo affatto nell’inconsistenza di quello scandalo e di quella inchiesta, che travolsero una classe politica in buona parte arrogante e impunita. Credo però che molti italiani furono ben lieti di santificare Di Pietro perché questo li esimeva dal riflettere sulle loro omissioni e le loro comodità morali. Molti di loro, fino al giorno prima, erano stati elettori e sodali di coloro sui quali ora sputavano. Scrissi: «La cosa più pericolosa, in questa Italia, è sentirsi senza peccato. La cultura della forca, dei ceppi, del capro espiatorio è sacrificale, vetero-religiosa, anti laica. È subalterna, consegna alla volontà di Dio il compito di giudicare il male e affida il futuro bene a nuovi padroni, a nuovi potenti. È reazionaria, perché, ritenendo il re unico responsabile del malaffare, è già disposta a ritenerlo il prossimo benefattore». Era il 4 aprile del ’93 e lo riscriverei, pari pari, adesso. Il germe del populismo, della folla “buona” contro il Palazzo “cattivo”, stava  per attecchire, Berlusconi era già in arrivo, e l’Italia che venne dopo Tangentopoli non fu migliore. Non mi dica, caro Lombardi, che questo è “revisionismo”. È bisogno di riflettere sulla nostra storia, e per farlo è meglio non essere “manettari” o “garantisti” per partito preso. Colpa e innocenza sono concetti troppo alti per continuare a farne, trent’anni dopo, un uso spiccio, buono per le risse social e per le polemichette di giornale.

Sul Venerdì del 25 febbraio 2022