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Un poster della campagna elettorale di Anne Hidalgo, sindaca di Parigi e candidata all’Eliseo nelle file del Partito socialista. getty images 

Presidenziali in Francia, la deriva della gauche

Secondo i sondaggi, alle presidenziali di aprile i ben cinque candidati delle formazioni di sinistra (in lotta tra loro) potranno prendere al massimo il 25 per cento dei voti. Mai così pochi dai tempi di Pompidou
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Parigi. Qualcuno era comunista. Fabien Roussel ha poche chance di andare all'Eliseo, almeno secondo i sondaggi, ma intanto ha riportato nella corsa presidenziale il fu glorioso Parti comuniste français che, anche se non ha mai raggiunto le percentuali di consensi del Partito comunista italiano, è sempre vivo e governa in diversi comuni, ha il suo giornale di riferimento, L'Humanité, con la sua popolare festa, tradizionale appuntamento di accesi dibattiti e chioschi di salsicce fumanti che raduna ogni settembre centinaia di militanti. Il Pcf non aveva un candidato dal 2007 e cinque anni fa aveva preferito sostenere il tribuno populista Jean-Luc Mélenchon. Questa volta Roussel, 52 anni, con un padre corrispondente in Vietnam per L'Humanité e cresciuto politicamente nel nord depresso dove tanti comunisti sono passati con l'estrema destra, ha ripreso la sua autonomia, riportando in auge una sinistra "legge e ordine", issando slo…

Parigi. Qualcuno era comunista. Fabien Roussel ha poche chance di andare all'Eliseo, almeno secondo i sondaggi, ma intanto ha riportato nella corsa presidenziale il fu glorioso Parti comuniste français che, anche se non ha mai raggiunto le percentuali di consensi del Partito comunista italiano, è sempre vivo e governa in diversi comuni, ha il suo giornale di riferimento, L'Humanité, con la sua popolare festa, tradizionale appuntamento di accesi dibattiti e chioschi di salsicce fumanti che raduna ogni settembre centinaia di militanti. Il Pcf non aveva un candidato dal 2007 e cinque anni fa aveva preferito sostenere il tribuno populista Jean-Luc Mélenchon. Questa volta Roussel, 52 anni, con un padre corrispondente in Vietnam per L'Humanité e cresciuto politicamente nel nord depresso dove tanti comunisti sono passati con l'estrema destra, ha ripreso la sua autonomia, riportando in auge una sinistra "legge e ordine", issando slogan duri sulla sicurezza e una strenua difesa della laicità, laddove molti accusano la gauche di scendere a troppi compromessi in un clima di minaccia dell'islamismo più radicale.

 


In ordine sparso

Il leader comunista è solo l'ultimo dei tanti, troppi candidati di una sinistra francese che avanza più divisa che mai verso una catastrofe annunciata: le elezioni presidenziali del 10 aprile. Il conto provvisorio è salito a cinque nomi, se si escludono i pretendenti trotskisti - ci sono ancora pure loro - Nathalie Arthaud e Philippe Poutou. Il partito socialista ha schierato la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo. Gli ambientalisti di Europe-Écologie les Verts, che nel 2017 avevano fatto desistenza e si erano uniti ai socialisti, hanno dato l'investitura all'ex europarlamentare Yannick Jadot. La France Insoumise ripropone per la terza volta il suo leader Mélenchon. C'è il già citato Roussel. E, visto che all'abbondanza non c'è limite, una serie di associazioni che lamentavano la mancanza di unità della gauche hanno organizzato una consultazione online, la Primaire Populaire, che a gennaio ha lanciato la candidatura di Christiane Taubira. "Dobbiamo trovare una strada per riunire le sinistre e le loro sensibilità" ha detto l'ex ministra, 69 anni, diventata un'icona della gauche per la sua legge sul matrimonio omosessuale. Missione impossibile? I Verdi sono favorevoli alla graduale uscita dall'energia nucleare, mentre i socialisti non sono pronti a rinunciare all'atomo. La linea pro-europea di Hidalgo e Jadot non è quella di Jean-Luc Mélenchon che parla sempre di rinegoziare i trattati e invoca un avvicinamento con il presidente russo Vladimir Putin.


Meno di Le Pen e Zemmour

"Anche sommando le preferenze sui vari nomi, la sinistra non è stata mai così bassa dai tempi di Pompidou", osserva il politologo dell'Ifop, Frédéric Dabi, riferendosi all'elezione del 1969. Nei sondaggi, il pacchetto dei candidati della gauche supera a fatica il 25 per cento, meno del totale delle preferenze per i leader dell'ultra destra Marine Le Pen e Éric Zemmour, e poco più di quelle registrate per Emmanuel Macron. Il giovane presidente "né di destra né di sinistra" , 44 anni, è stato eletto cinque anni fa seducendo una parte dell'elettorato socialista. Nel 2017 le varie sinistre al primo turno delle presidenziali erano già scese a quota 28 per cento, rispetto al 44 di cinque anni prima. Macron ha governato con premier venuti dalla destra ma anche ministri ex socialisti, come il titolare degli Esteri Jean-Yves Le Drian. E la pandemia gli ha permesso di elargire aiuti e sussidi, rafforzare l'intervento statalista nell'economia, e pazienza se la Francia ha un debito pubblico più alto dell'Italia in termini assoluti. "Il welfare state è stato creato da un consenso tra comunisti e gollisti" ricorda il politologo Dominique Reynié, che ha pubblicato con il suo think tank Fondapol un'analisi dei flussi elettorali per registrare un'inesorabile svolta a destra della Francia. 

 


La sinistra di governo, quella dei tempi di François Mitterrand, ma anche la gauche plurielle di Lionel Jospin, sembrano uno sbiadito ricordo. Ci sono importanti città guidate da alleanze "cocomero", verde fuori e rosso dentro, e alcune regioni hanno ancora governatori socialisti ma l'Eliseo è diventato un miraggio da quando François Hollande ha dovuto persino rinunciare a presentarsi per un bis, tanto era basso nei sondaggi. L'ex presidente non si è ritirato dalla politica, continua a pubblicare libri e fare interventi, ma pochi credono sia l'uomo provvidenziale capace di risollevare le sorti di una sinistra che si è schiantata proprio durante il suo mandato presidenziale.

Manuel Valls fotografa una crisi con radici lontane. "È iniziata nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, quando è stata consacrata la vittoria gramsciana della sinistra riformista sul modello comunista", osserva l'ex premier che ha più volte teorizzato l'esistenza di gauches, al plurale, ormai "inconciliabili". "Il partito socialista non ha mai fatto il suo aggiornamento" continua Valls, che cita l'evoluzione della sinistra italiana, passata attraverso vari cambi di nome e formazioni, mentre il vecchio Ps è rimasto inchiodato a una struttura novecentesca che fatica a tenere il passo in un Paese in cui il bipolarismo classico non esiste più.

La festa per la vittoria del socialista François Mitterrand alle presidenziali del 1981. Sergio Gaudenti/Sygma via Getty Images 


Un fallimento totale

La gauche troppo indifferente a temi come sicurezza e immigrazione ha perso gran parte della classe operaia. Tanti feudi dell'estrema destra sono quelli dove un tempo si votava comunista. "Il partito socialista ha abbandonato il suo popolo e i suoi valori" scrive l'intellettuale Jacques Julliard nel suo nuovo pamphlet, Comment la gauche a déposé son bilan, ovvero "come la sinistra ha portato i libri in tribunale". Il titolo è metaforico ma non troppo: il partito ha dovuto vendere la sua storica sede di rue Solférino, nel settimo arrondissement, per andarsene in banlieue. E uno dei motivi per cui non è disposto, come altre forze politiche, a rinunciare a una candidatura all'Eliseo è la possibilità di accedere ai finanziamenti pubblici ai partiti. Julliard è pronto a votare per la candidata della destra Valérie Pécresse in caso di ballottaggio contro Emmanuel Macron che considera "un adolescente". Tanti elettori di sinistra potrebbero semplicemente astenersi: un terzo non ha ancora deciso chi scegliere. Secondo Julliard la sinistra, nel mezzo della globalizzazione, avrebbe dovuto tenere tra i suoi valori anche la difesa della Nazione. "Un tempo era un concetto di sinistra, e oggi invece è appannaggio solo di destra ed estrema destra".


I diritti e le bistecche

A complicare tutto c'è nella sinistra francese una lotta all'ultimo sangue intorno a quella che Julliard chiama "deriva wokista", ovvero il movimento in difesa di genere, differenze, minoranze, che per i suoi avversari è la negazione della tradizione universalista francese. "All'Islam è stato concesso ciò che la Repubblica ha rifiutato alla Chiesa cattolica all'inizio del secolo" dice Julliard vedendo favorevolmente qualcuno come il comunista Roussel che alza come una bandiera le vignette di Charlie Hebdo, sceglie come slogan "la Francia dei giorni felici" in omaggio al programma del Consiglio nazionale della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale, racconta di non amare né il couscous né i vegetariani. "Una buona bistecca, un po' di formaggio e un bicchiere di vino: questa è la gastronomia francese" ha detto Roussel.

Salvo miracoli, la sera del primo turno delle presidenziali non ci sarà nessun candidato di sinistra con voti sufficienti per partecipare al ballottaggio. "Resteranno solo macerie, su cui forse sarà possibile ricostruire" osserva la politologa Chloé Morin. Ogni partito dovrà pesarsi e vedere chi è in grado di diventare forza trainante per una nuova "cosa" di sinistra. Bisognerà anche capire cosa succederà a France Insoumise, il movimento di Mélenchon. L'istrione settantenne è alle ultime presidenziali e dovrà trovarsi un successore. "Finché la questione della leadership a sinistra non sarà risolta, l'unione non sarà possibile", commenta Morin.

Sarà un lungo cammino. Dopo la frantumazione della gauche nel '58 con l'arrivo di De Gaulle, ci vollero 23 anni prima di un ritorno al potere con Mitterrand: era il 1981.