L'esperto: contro i serial killer l'arma è il Dna
di Elisa Manisco , di Elisa ManiscoMaschio, bianco, intelligenza superiore alla media, sessualmente perverso e perciò incapace di intrattenere normali relazioni sociali. Quando compie un omicidio lascia sempre la "firma" e viene incastrato grazie al lavoro e alle abili intuizioni dei profiler.
Dal Silenzio degli innocenti in poi, è questo il tipico identikit del serial killer. Peccato che sia "un insieme di cliché, la realtà e i dati ci dicono cose molto diverse" spiega Ruben De Luca, psicologo e criminologo tra i massimi esperti di omicidio seriale e creatore, nel 2001, di ESKIDAB, la Banca Dati dei Serial Killer in Europa, un archivio in costante aggiornamento sugli assassini seriali identificati nel nostro continente.
Maschio, bianco, intelligenza superiore alla media, sessualmente perverso e perciò incapace di intrattenere normali relazioni sociali. Quando compie un omicidio lascia sempre la "firma" e viene incastrato grazie al lavoro e alle abili intuizioni dei profiler.
Dal Silenzio degli innocenti in poi, è questo il tipico identikit del serial killer. Peccato che sia "un insieme di cliché, la realtà e i dati ci dicono cose molto diverse" spiega Ruben De Luca, psicologo e criminologo tra i massimi esperti di omicidio seriale e creatore, nel 2001, di ESKIDAB, la Banca Dati dei Serial Killer in Europa, un archivio in costante aggiornamento sugli assassini seriali identificati nel nostro continente.
Il suo ultimo libro, Serial Killer (Newton Compton), è una rassegna di fattacci che si conclude con un inquietante postulato: lungi dall'essere una specie in via di estinzione, i serial killer sono destinati ad aumentare.
Professore, ne è sicuro? Leggendo i giornali si ricava l'impressione contraria. È raro oggi trovare un articolo che riguardi un serial killer.
"L'omicidio seriale è un comportamento umano che non cambierà mai. Anzi, di questi tempi ci sono fattori che potrebbero causarne un incremento, come la frustrazione degli uomini di fronte alla crescente autonomia delle donne. Se sembra che ci siano meno serial killer è solo perché vengono presi prima di commettere un numero esorbitante di omicidi e fanno meno notizia. I serial killer più famosi - quelli degli anni 70-80 come Ted Bundy e John Wayne Gacy, per dire - riuscivano a compiere decine di delitti perché all'epoca non si poteva analizzare il Dna. Poi le tecniche investigative sono migliorate e ora è più semplice collegare i delitti grazie al materiale genetico lasciato da chi li ha compiuti".
Dunque non basta riconoscere la firma e il modus operandi, come insegna il profiling?
"Ecco un altro mito da sfatare. Il profilo serve a ben poco per identificare un serial killer. Ancora oggi gli assassini seriali vengono catturati o casualmente, perché fermati per un altro reato, o appunto grazie al Dna. Il profiling è affascinante ma si tratta di una tecnica probabilistica basata su deduzioni di senso comune. Le faccio un esempio: dire che il Soggetto Ignoto ha tra i 20 e i 40 anni non fa altro che seguire le statistiche della polizia sul crimine violento. Invece, può essere molto utile il cosiddetto geographical profiling".
Di cosa si tratta?
"È una tecnica inventata da David Canter in Inghilterra. In pratica, si analizzano i luoghi in cui viene compiuta una serie di crimini e si cerca di capire dove possa risiedere l'aggressore. Di recente, è stato utilizzato per ipotizzare l'esistenza del cosiddetto Mostro di Milano, un serial killer che avrebbe compiuto una serie di omicidi tra il 1963 e il 1976 nell'area della Stazione Centrale. Ipotesi affascinante ma tutta da dimostrare".
Un altro luogo comune è che le donne non commettano omicidi seriali o lo facciano solo raramente.
"Falso. Per molto tempo sono state sottostimate perché veniva considerato assassino seriale solo chi uccideva spinto dal sesso. Mentre le donne hanno quasi sempre un movente economico. Sono le cosiddette Vedove nere, il corrispettivo femminile dei Barbablù come Landru".
Però uccidono in modo meno cruento.
"Sì, a parte l'ex prostituta Aileen Wuornos, che freddava le sue vittime con la pistola, le donne in genere preferiscono il veleno".
Spesso sono donne anche i cosiddetti Angeli della morte.
"In realtà, c'è un'identica quantità di donne e uomini tra i serial killer in ambito sanitario. È un fenomeno in forte crescita negli ultimi anni e temo che la pandemia abbia peggiorato la situazione, creando le condizioni perfette per questo genere di delitti".
Il movente?
"Lo stesso di quasi tutti gli assassini seriali: il potere, la sensazione di controllo su un'altra vita umana".
Un altro genere in aumento è quello che lei definisce "assassino seriale potenziale in cerca di celebrità".
"Ci sono adolescenti che hanno come idoli calciatori e cantanti e altri che, purtroppo, sognano di emulare i serial killer, le superstar del Male. Antonio De Marco, che nel settembre 2020 a Lecce ha ucciso i fidanzati Daniele De Santis ed Eleonora Manta, era così. Sono certo che se non fosse stato preso, sarebbe andato avanti".
È impossibile recuperare questi soggetti?
"Nel modo più assoluto. Guardi Angelo Izzo. Si è fatto trent'anni di prigione convincendo tutti che era cambiato. Faceva il bibliotecario e, nell'ultimo periodo, anche l'operatore che al telefono dava consigli agli adolescenti: il paradosso! Ma appena è uscito, ha commesso un duplice omicidio".
Un genio del male?
"No. Solo uno scaltro manipolatore privo di empatia. Bisogna capire che i serial killer non sono più intelligenti degli altri, rientrano nella media da tutti i punti di vista. Spesso sono bravi mariti e padri - o madri - di famiglia. Ma pensare che ci somiglino è insostenibile. Meglio immaginarli come mostri: è più rassicurante".
Sul Venerdì del 25 febbraio 2022