Vestivamo alla sovietica
di Daria Galateria , di Daria GalateriaNel 1936 l'Urss chiese a Elsa Schiaparelli, la sofisticata stilista amica delle avanguardie, di disegnare un abito per la donna media sovietica. Gli amici intellettuali, anche quelli impegnati, fecero dell'umorismo; lei partì per Mosca, in Transiberiana. Dai finestrini, scorreva uno strano disegno - era una siepe di filo spinato; ma il vagone-ristorante, tutto rosso e liberty, sembrava Chez Maxim's, e mancavano solo gli tzigani. Alla stazione di Mosca, un esercito di donne si arrampicò sul tetto; "appese come scimmie", iniziarono a strofinare i fianchi del treno: meglio di trapeziste, pur intralciate da grandi gonne, cappotti maschili, e fazzoletto in testa. Schiap (si chiama così, nel suo Shocking Life, edito da Donzelli) cominciò a preoccuparsi del suo "abito medio sovietico".
Al Metropole, le lenzuola erano bucate, e mancava l'acqua (ma poi a Leningrado una cameriera portò con orgoglio, al mattino, un pezzo di …
Nel 1936 l'Urss chiese a Elsa Schiaparelli, la sofisticata stilista amica delle avanguardie, di disegnare un abito per la donna media sovietica. Gli amici intellettuali, anche quelli impegnati, fecero dell'umorismo; lei partì per Mosca, in Transiberiana. Dai finestrini, scorreva uno strano disegno - era una siepe di filo spinato; ma il vagone-ristorante, tutto rosso e liberty, sembrava Chez Maxim's, e mancavano solo gli tzigani. Alla stazione di Mosca, un esercito di donne si arrampicò sul tetto; "appese come scimmie", iniziarono a strofinare i fianchi del treno: meglio di trapeziste, pur intralciate da grandi gonne, cappotti maschili, e fazzoletto in testa. Schiap (si chiama così, nel suo Shocking Life, edito da Donzelli) cominciò a preoccuparsi del suo "abito medio sovietico".
Al Metropole, le lenzuola erano bucate, e mancava l'acqua (ma poi a Leningrado una cameriera portò con orgoglio, al mattino, un pezzo di sapone usato). Comunque il Cremlino aveva una bellezza barbarica inviolata; le sue chiese erano meravigliose, ma a pezzi ("Come mai?", chiese Schiap. "È perché Napoleone ci è entrato a cavallo, e l'ha legato alle colonne", fu la risposta; Schiap smise di fare domande). Nel Tesoro, gli abiti di Caterina la Grande, pieni di ricami e con la vita sottile, stavano in piedi come clessidre; gli appartamenti degli zar (ancora, sul calendario, la data della dipartita) erano piccoli e semplici - la vasca da bagno dello zar retroilluminata, per la sicurezza. Impagabili, gli spettacoli a teatro e i musei dai tesori inestimabili (gli stivali si lasciavano all'entrata), la Neva, gelata con tutte le onde, e le arance dorate sopra le chiese.
Schiap si sostenne a vodka e caviale, e tornò esile come un Giacometti. La notizia si sparse subito in Europa: Schiap aveva disegnato un abito per 40 milioni di russe; la moglie di Stakhanov, l'instancabile minatore, lo aveva ricevuto in dono. Era nero con un collo molto alto, e un capospalla rosso a righe nere. Schiap dovette inaugurare la prima casa di moda sovietica, la Dom Model: un'orgia di chiffon, pieghe e balze; gli invitati erano "indecifrabili; le differenze di classe non erano evidenti".
In quel 1936 nasceva Yves Saint-Laurent. Lui andò a Mosca, per una sua retrospettiva, mezzo secolo dopo. Yves - il timido che in Giappone lo scrittore Mishima descrisse in lacrime - ormai la notte vestiva "canaille" in cuoio nero e diamanti: ma le donne le pretendeva in smoking nero, e camicie trasparenti sull'assenza di seno. A Mosca, le russe apparatcik (dell'apparato) indossavano i suoi modelli, ma così vistose e ingioiellate, che Yves si stupì: "Decisamente, il Kgb non le ha informate".
Sul Venerdì del 4 marzo 2022