Ho dubbi sulla Nato, non su Putin
di Michele Serra , di Michele SerraCaro Serra, lei era fra i miei giornalisti preferiti di Repubblica, ma devo proprio ricredermi da quando sento e leggo i suoi ripetuti interventi sulla vexata quaestio Russia-Ucraina. Pare proprio un nostalgico veterocomunista che ancora demonizza la Nato che “minaccia” il povero Putin. Le risulta che la Nato abbia mai attaccato la Russia? Non la sfiora il dubbio che in Europa, sempre divisa fra Ovest ed Est, sia stata concepita in pura funzione difensiva? Forse le ragioni sono da cercare altrove, in un’Europa perennemente divisa, senza una politica estera né forze armate proprie. Chi, allora, senza la Nato, dovrebbe proteggere Paesi da sempre oggetto di contese, come le repubbliche baltiche, che
(se ha letto un recente articolo sul suo giornale), sarebbero a loro volta nelle mire del nuovo zar, arrivando a spaventare perfino la Finlandia e la Svezia?
Giovanni Sanvitale
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Caro Serra, perché con la fine della Guer…
Caro Serra, lei era fra i miei giornalisti preferiti di Repubblica, ma devo proprio ricredermi da quando sento e leggo i suoi ripetuti interventi sulla vexata quaestio Russia-Ucraina. Pare proprio un nostalgico veterocomunista che ancora demonizza la Nato che “minaccia” il povero Putin. Le risulta che la Nato abbia mai attaccato la Russia? Non la sfiora il dubbio che in Europa, sempre divisa fra Ovest ed Est, sia stata concepita in pura funzione difensiva? Forse le ragioni sono da cercare altrove, in un’Europa perennemente divisa, senza una politica estera né forze armate proprie. Chi, allora, senza la Nato, dovrebbe proteggere Paesi da sempre oggetto di contese, come le repubbliche baltiche, che
(se ha letto un recente articolo sul suo giornale), sarebbero a loro volta nelle mire del nuovo zar, arrivando a spaventare perfino la Finlandia e la Svezia?
Giovanni Sanvitale
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Caro Serra, perché con la fine della Guerra fredda, smobilitato il patto di Varsavia, la Nato ha continuato la propria espansione armando le ex repubbliche sovietiche e piazzando missili puntati e sempre più vicini a Mosca? Nella Nato poi abbiamo quel campione di democrazia che si chiama Erdogan, che ha armato l’Isis e messo in galera i giornalisti liberi. Lo stesso Erdogan si è annesso il Nordest della Siria, scacciando e massacrando senza pietà il popolo curdo, che aveva combattuto e vinto l’Isis.
Stefano Flore
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Gentile Serra, durante il “disgelo” ebbi l’opportunità di effettuare ricerche di mercato in Russia e in altre Repubbliche della dissolta Unione Sovietica. Dappertutto scompiglio
e disordine: mancanza d’orari, d’iniziativa, di vetri persino ai finestrini di treni transiberiani, con lampadine bruciate senza chi le sostituisse, anditi bui, gradini sfalsati e nei cessi lo sterco a mucchi che ti viene incontro fin dall’ingresso; quindi avvertenza della necessità d’una guida capace di rimettere in marcia le cose… A noi sembrava che ucraini e russi fossero la stessa gente, con gli stessi problemi, la stessa religione e più o meno la stessa lingua; rispetto a noi, ad essi mancava, sì, qualche decennio di sviluppo, ma disponevano di risorse infinitamente superiori alle nostre ed avevano tutti il titolo d’entrare nel sogno mazziniano di un’Europa unita fino agli Urali: tanto più considerando che la sola Russia, due volte invasa da Occidente, era stata la principale artefice della disfatta nazi-fascista subendo da sola più distruzioni e morti di quanti non ne avessero sopportato tutti gli altri popoli riuniti insieme. Che cosa ha fatto e fa l’Europa per garantire la concordia tra Russia e Ucraina e il loro sviluppo in pace? E ha senso che l’America continui a considerare la Russia sempre e comunque come la propria principale nemica?
Bruno Nadalin
Sono arrivate molte lettere, come si vede di accento anche assai diverso. Vorrei rassicurare, intanto, il lettore Sanvitale: nessuno, da queste parti, è in ansia per il “povero Putin”. Da quando esiste vedo in lui, e lo scrivo, un nemico della libertà, un nazionalista fanatico, nonché il garante politico degli oligarchi che si sono mangiati la Russia. Difendere “l’amico Putin” può essere un problema di Salvini e Berlusconi, certo non il mio. La partita in corso è chiara a tutti: difendere l’autodeterminazione dell’Ucraina per difendere la democrazia, concetto non poi così vago da avere bisogno di grandi approfondimenti. Sono con l’Europa, dunque contro Putin. Ma dirlo e basta significa poco. È una comoda semplificazione (anche per questo le guerre sono pericolose: perché costringono a semplificare). E dunque pensare che la Nato non avrebbe dovuto spingere così a Est la sua presenza militare; considerare che una parte non piccola del nazionalismo ucraino ha schiette venature fasciste, come sui giornali (anche Repubblica) si legge da anni; che queste venature nazional-fasciste erano ben presenti anche nella non lontana guerra in Jugoslavia (anche lei “guerra nel cuore dell’Europa”, nella quasi indifferenza degli europei, che l’hanno dimenticata in fretta); che le autocrazie ci fanno comodo quando se ne stanno buone e fanno affari con noi, e non è intelligente scoprire che sono autocrazie solo quando scendono in guerra; che Erdogan, nazionalista islamico e persecutore dei suoi oppositori, non è un membro del quale il club Nato può vantarsi, visto che “difendere la democrazia” dovrebbe essere la sua ragione sociale; be’, dire e pensare queste cose non solo non indebolisce il cosiddetto “Occidente”, ma lo aiuta a ragionare sui propri limiti e i propri errori. Questa facoltà – ragionare sui propri limiti ed errori – mi sembra il sale della democrazia. Lasciando a duci e ducetti, ai capipopolo nazionalisti, il dubbio privilegio di sentirsi immuni da colpe, benedetti da Dio, condottieri immacolati, e in fondo al loro percorso, macellai di esseri umani.
Sul Venerdì del 4 marzo 2022