✕

Tanti saluti da Peppone & Don Camillo

Turisti si fanno un selfie davanti al carrarmato del film Don Camillo e l’onorevole Peppone (Luigi Narici / Agf) 
Cerchi il sindaco e non trovi nemmeno il partito, il vecchio prete è stato mandato via e i fedeli sono davanti alla tv. Reportage da Brescello 70 anni dopo il film che lo rese celebre nel mondo  
4 minuti di lettura

BRESCELLO (Reggio Emilia). Se le guardi mentre scende la sera, le statue di Don Camillo e Peppone in piazza Matteotti ti mettono addosso un po' di tristezza. Il sindaco comunista alza il cappello per salutare i compagni che non ci sono e il prete sembra benedire i fedeli che invece sono a casa davanti alla tv. Sono passati settant'anni da quando, il 15 marzo 1952, il film Don Camillo divise l'Italia. Il Pci non voleva che le prese in giro di Giovannino Guareschi finissero anche sui teloni dei cinema, allora affollatissimi. La Dc invece si godeva il Don Camillo che con altoparlante, tavoli lanciati come proiettili e cannonate alla "colomba della Pace" rovinava le campagne elettorali dei compagni. Lo stesso Pio XII ricevette Fernandel in Vaticano dicendogli: "Lei è un prete più famoso di me".

Non sono pochi, settant'anni. Che cosa resta di Peppone e Don Camillo? Le facce di Gino Cervi e di Fernand-Joseph-Désiré Contan…

BRESCELLO (Reggio Emilia). Se le guardi mentre scende la sera, le statue di Don Camillo e Peppone in piazza Matteotti ti mettono addosso un po' di tristezza. Il sindaco comunista alza il cappello per salutare i compagni che non ci sono e il prete sembra benedire i fedeli che invece sono a casa davanti alla tv. Sono passati settant'anni da quando, il 15 marzo 1952, il film Don Camillo divise l'Italia. Il Pci non voleva che le prese in giro di Giovannino Guareschi finissero anche sui teloni dei cinema, allora affollatissimi. La Dc invece si godeva il Don Camillo che con altoparlante, tavoli lanciati come proiettili e cannonate alla "colomba della Pace" rovinava le campagne elettorali dei compagni. Lo stesso Pio XII ricevette Fernandel in Vaticano dicendogli: "Lei è un prete più famoso di me".

Non sono pochi, settant'anni. Che cosa resta di Peppone e Don Camillo? Le facce di Gino Cervi e di Fernand-Joseph-Désiré Contandin, nome d'arte Fernandel, qui sono ovunque. Sui muri e dentro i due musei dedicati, nelle vetrine dei negozi, sulle insegne degli alberghi e dei fornai. Business ora in crisi causa Covid, ma come diceva Don Camillo nel film sull'alluvione del '51 "un giorno le acque si ritireranno e il sole tornerà a splendere". Risplenderanno anche i due amici- nemici della Bassa?

Il parroco don Giancarlo Minotta accanto a quella di Don Camillo (Luigi Narici / Agf) 

Da cinquecento a 30 iscritti

Partiamo da Peppone. La sinistra divisa di oggi lo farebbe impazzire. A lui bastava un pugno sul tavolo e tutto era risolto. Già i primi colloqui confermano: la sinistra è in confusione, Peppone è un fantasma. Alle ultime elezioni del giugno 2018 è stata eletta sindaca Elena Benassi, capo di una lista civica "con un profumo di Pd" contro una lista ufficiale del Pd. Cerchi Peppone e non trovi nemmeno il suo partito. Passando dal Pci al Pds e poi ai Ds e al Pd i cinquecento iscritti degli anni 70-80 sono precipitati a trenta. 

Ma prima di raccontare il tracollo dei nipoti del sindaco è meglio attraversare la piazza e guardare in faccia la statua di don Camillo. Potesse parlare, direbbe le stesse cose che in tanti raccontano a volte sottovoce, a volte meno. "Sono in piena confusione anch'io. Mi battevo per la Dc e adesso quelli stanno con gli ex comunisti. Non ho mai messo in dubbio l'onestà di Peppone. Ma si ricorda cos'è successo nell'aprile 2016? Che il Comune è stato sciolto per mafia, n'drangheta, per la precisione. Povero Peppone, fosse ancora vivo. Ma anche da me in canonica le cose non vanno bene. Fino a un anno e mezzo fa c'era un parroco, don Evandro Gherardi, che mi somigliava davvero. Nel Venerdì Santo del primo lockdown aveva messo il mio Cristo, quello del film, sul sagrato della chiesa per proteggere il paese. Ha portato il Crocefisso anche nell'acqua del Po, per fermare le piene. Beh, un bel giorno la curia gli ha detto che doveva andar via. Com'era successo a me, che mi spedirono in montagna, sotto la neve, per avere lanciato una panca contro i comunisti. E qui mandarono un pretino giovane, proprio come il parroco che mi sostituì. Lo sa che per cacciare don Evandro hanno detto in giro che era un comunista? Almeno lui l'han mandato qui vicino, a Cavriago...".

Il tuo browser non supporta HTML5 audio.

Galdino Chioato, classe 1942, è stato segretario del Pci negli anni d'oro. "È vero: cinquecento iscritti in tre sezioni. Sono uscito dal Pd - io che ero chiamato il Richelieu di Brescello - perché il partito non è riuscito a reagire quando il Comune è stato sciolto per mafia. Il sindaco di allora, Marcello Coffrini, aveva detto una frase infelice su un mafioso di Cutro qui residente ed è partita la buriana. Ci fosse stato Peppone, avrebbe chiamato il giovane sindaco e gli avrebbe spiegato come si sta al mondo. Il Pd, invece, zitto. Ha lasciato commissariare il Comune senza nessuna prova di collusione, senza che i costruttori cutresi riuscissero a mettere un solo mattone negli appalti del Comune. Infatti non c'è ancora alcuna inchiesta penale. Nel luglio del1960, quando ci furono i cinque morti a Reggio Emilia, un funzionario della prefettura riunì i sindaci della provincia per dire loro "se tornate in piazza vi ammazziamo". Ecco , noi in piazza ci tornammo. Abbiamo resistito alle pallottole, non abbiamo resistito alle chiacchiere".

Tutti gli anziani qui ricordano le riprese di Don Camillo come fosse ieri. Le ricerche di un paese che accettasse la troupe di Julien Duvivier, la corsa a fare le comparse perché mille lire al giorno erano per un bracciante la paga di una settimana. "Con i soldi da comparsa", ricorda Tonino Artoni, 77 anni, "mi sono preso il motorino. Mi hanno scelto perché gridavo forte mentre giocavo al calciobalilla. Così sono diventato l'unica comparsa parlante: "L'Unità, comprate l'Unità"". I soldi spesi a Brescello sono solo un ruscello rispetto al business del primo film. Giovannino Guareschi nel 1947 vende per duecentomila lire a Franco Riganti della Odeon i diritti "per un soggetto tratto dai racconti di Mondo piccolo". Il Riganti cede i diritti ad Andrea Rizzoli e a Peppino Amato: non vuole denaro ma una "piccola partecipazione" che gli rende duecento milioni. Don Camillo, nel primo anno, incassa 1.480.833.000 lire.

La sindaca Elena Benassi accanto alla statua di Peppone (Luigi Narici / Agf) 

Lenin in processione

Ci sono ogni giorno turisti, ma il virus ha fermato i pullman che arrivavano anche da Germania, Austria e Svizzera. "Non credo", dice Benassi, 33 anni, "che i nostri Peppone e Don Camillo siano fantasmi. Sono persone vive e sentite. Torneremo un giorno ai quarantamila paganti nei nostri musei, ma in questi mesi sindaco e prete vivono comunque online nei siti curati dalla fondazione che porta il loro nome. Mondo piccolo è un rifugio di pace e di serenità, oggi necessarie come il pane". 

Il "pretino giovane" si chiama don Giancarlo Minotta, 40 anni e sacerdote da cinque. "C'è un fedele in ogni turista che entra qui in chiesa, donne e uomini che sentono che il Cristo parla anche a loro. Davanti al Crocefisso, scrivono biglietti con preghiere che io non leggo ma consegno a un convento di suore di clausura". E aggiunge: "Però io faccio il prete, non l'animatore culturale o l'organizzatore di eventi legati a Don Camillo. Mi occupo delle persone di questa comunità pastorale, so bene che nella loro vita ci sono anche Peppone e Don Camillo. E sono convinto che discutere di loro, di quel mondo diviso in due fazioni che però si confrontano per cercare il bene comune, sia utile anche oggi. Per capire perché le vere passioni, che sono le ragioni della vita, oggi sembrino scomparse".

 "Io cacciato da Brescello? Posso dire solo che non è stata una mia scelta". Don Evandro Gherardi, 66 anni, oggi è un collaboratore del parroco di Cavriago e il sabato e la domenica va a dire messa nelle chiese senza prete. "Successore" di Don Camillo dal 2012, era stato criticato per avere esposto in chiesa un "oggetto di scena", il Cristo parlante dei film. "Ma era lì vent'anni prima che io arrivassi. Certo, lo mettevo sull'altare maggiore, quando celebravo i matrimoni di chi voleva sposarsi nella "chiesa di Don Camillo". Con Cristo ho benedetto il Po, l'ho portato in processione contro le alluvioni. Erano atti di fede, erano preghiere per salvare l'ambiente, come ci ha insegnato papa Francesco". L'hanno mandato via perché è davvero comunista? "No, sono figlio di comunisti, diventato prete a 43 anni. Del resto, han dato del comunista anche al Papa! Nel mio piccolo, come Francesco, dico che seguo e predico il Vangelo". A Cavriago c'è anche il famoso busto di Lenin. "Qualche parrocchiano infatti me lo ha chiesto: adesso porterai mica in processione anche lui?".

Sul Venerdì del 4 marzo 2022