✕

Pasolini liberato

Anna Magnani in Mamma Roma (1962) di Pier Paolo Pasolini interpreta una prostituta decisa a cambiare vita (Mary Evans/Agf) 
PSYCHO. Rivedere Mamma Roma? Uno spettacolo, anche senza pensare troppo al suo regista
1 minuti di lettura

Cento anni fa, il 5 marzo 1922, nasceva Pier Paolo Pasolini. Scelgo di ricordarlo con Mamma Roma, il suo secondo film, del 1962 (quindi c'è un altro anniversario). La sceneggiatura, piena di cancellature, è dedicata a Roberto Longhi, maestro d'arte negli anni bolognesi, ringraziato per la "fulgorazione visiva". Come in tutto il cinema di Pasolini, "l'informe, festiva, sanguinaria psicologia prende forme visive". Immagini come equivalenti poetici: "La luce è monumentale /forza, forza, approfittiamone, forza, /a cinquanta e il carrello a procedere: vengono Mamma Roma e suo figlio,/ verso la casa nuova, tra ventagli/ di case, là dove il sole posa ali/arcaiche: che sfondi, faccia pure/di questi corpi in moto statue/di legno, figure masaccesche /deteriorate, con guance bianche/bianche, e occhiaie nere opache/ - occhiaie dei tempi delle primule,/delle ciliegie, delle prime invasioni/barbariche negli 'ardenti/ solicelli ita…

Cento anni fa, il 5 marzo 1922, nasceva Pier Paolo Pasolini. Scelgo di ricordarlo con Mamma Roma, il suo secondo film, del 1962 (quindi c'è un altro anniversario). La sceneggiatura, piena di cancellature, è dedicata a Roberto Longhi, maestro d'arte negli anni bolognesi, ringraziato per la "fulgorazione visiva". Come in tutto il cinema di Pasolini, "l'informe, festiva, sanguinaria psicologia prende forme visive". Immagini come equivalenti poetici: "La luce è monumentale /forza, forza, approfittiamone, forza, /a cinquanta e il carrello a procedere: vengono Mamma Roma e suo figlio,/ verso la casa nuova, tra ventagli/ di case, là dove il sole posa ali/arcaiche: che sfondi, faccia pure/di questi corpi in moto statue/di legno, figure masaccesche /deteriorate, con guance bianche/bianche, e occhiaie nere opache/ - occhiaie dei tempi delle primule,/delle ciliegie, delle prime invasioni/barbariche negli 'ardenti/ solicelli italici'".

Riguardando Mamma Roma nella magnifica edizione restaurata dalla Cineteca Nazionale, per questa volta non ho dato troppo retta al richiamo contestuale della poetica pasoliniana, qui declinata come tragedia antropologica di una madre-prostituta che sogna per il figlio un avvenire piccolo-borghese sullo sfondo di un'Italia sospesa tra l'innocenza antica e la corruzione moderna. Mi sono scoperto a guardare Mamma Roma nella sua forma pura, direi classica: Magnani, Garofolo e Citti archetipici, il bianco e nero eterno, l'arcaico che è profetico, il finale immobile nel silenzio, il lutto materno, la gioventù infranta. Il senso di tragedia, ovunque. Forse l'ho guardato così, nel modo sbagliato, come un antico dramma eschileo, per lasciar riposare il poeta e il suo corpo straziato, liberarlo per due ore dalla biografia, toglierlo dall'eterno purgatorio combattente e consegnarlo a un rito di sepoltura, di gratitudine, di commiato.

Sul Venerdì del 4 marzo 2022