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Sulla scacchiera: il mondo è un gioco in bianco e nero

Pezzi degli scacchi d’inizio Ottocento: i re (al centro) sono Napoleone e l’imperatore Francesco d’Asburgo
(Massimo Listri)

 
Storie e leggende degli scacchi in uno straordinario libro illustrato
4 minuti di lettura

Nel 1831, durante certi scavi in riva al mare sull'Isola di Lewis, davanti alla Scozia, un operaio trovò pezzi degli scacchi inquietanti, e meravigliosi: guerrieri-Torre che digrignano i denti mordendo lo scudo, una Regina dall'aria perplessa che si passa la mano sul volto chiedendosi come difendere il suo Re, alfieri con gli occhi sgranati davanti all'orrore della battaglia imminente, spada sguainata. Gli scacchi dell'isola di Lewis oggi sono tra le più apprezzate attrazioni sotto teca del British Museum e la gente giustamente si mette in fila per contemplarli. In questo caso i pezzi sono realizzati con zanne di tricheco e ossa di balena.

Pezzi di scacchiera forse anglo-cinese, con figure chimeriche e antropomorfe (Massimo Listri) 

La concretezza di scacchi e scacchiera - come manufatti di altissimo artigianato, stile, design - le "forme" e figure c…

Nel 1831, durante certi scavi in riva al mare sull'Isola di Lewis, davanti alla Scozia, un operaio trovò pezzi degli scacchi inquietanti, e meravigliosi: guerrieri-Torre che digrignano i denti mordendo lo scudo, una Regina dall'aria perplessa che si passa la mano sul volto chiedendosi come difendere il suo Re, alfieri con gli occhi sgranati davanti all'orrore della battaglia imminente, spada sguainata. Gli scacchi dell'isola di Lewis oggi sono tra le più apprezzate attrazioni sotto teca del British Museum e la gente giustamente si mette in fila per contemplarli. In questo caso i pezzi sono realizzati con zanne di tricheco e ossa di balena.

Pezzi di scacchiera forse anglo-cinese, con figure chimeriche e antropomorfe (Massimo Listri) 

La concretezza di scacchi e scacchiera - come manufatti di altissimo artigianato, stile, design - le "forme" e figure che dentro uno schema fisso possono incarnare attori e comparse e scenario del "gioco dei re" sono infinite e Sulla scacchiera, un fantastico libro illustrato appena uscito per l'editore Franco Maria Ricci (testi di Zachary F. Mainen, Razvan Sandru, Stefano Salis e Adolivio Capece) ci mette davanti a una fantasmagoria di varianti stupefacente (per lo più si tratta di opere provenienti da una ricchissima collezione privata portoghese). Leonardo da Vinci ne aveva disegnato esempi stilizzati, in inchiostro rosso, con un'essenzialità geometrica che sembrava già predisposta alla realizzazione in serie; qualche secolo dopo saranno Josef Hartwig e la Bauhaus a realizzare un gioco in scatola definitivamente semplificato, iperastratto, con cavalli a forma di L e alfieri a forma di X, e tutta la scacchiera animata di pure, funzionali forme geometriche: la torre è un cubo, la regina una sfera perfetta.  Ma possono esserci scacchi stile saga di Guerre stellari, scacchi a immagine e somiglianza di una banda civica, con i pezzi-musicisti montati su barilotti di vino, belli alticci, e i pedoni a forma di chiave di violino o chiave di basso; scacchi campagna-di-Napoleone, scacchi-zoo e scacchi-spaventapasseri e varie altre bizzarrie, belle o pacchiane (una che mi ha sempre colpito è esposta da anni in una bottega del Ghetto Nuovo a Venezia: una strampalata scacchiera in vetro di Murano con ebrei askenaziti e ebrei sefarditi pronti a sfidarsi).

Quindi scacchiere, pezzi, oggetti d'altissimo artigianato o prodotti industriali, opere d'arte e materiali - dall'avorio all'alabastro, dal bosso alla radica alla plastica - e intrecci, classici o a volte inconsueti e sorprendenti, con l'Immaginario diffuso e i sogni di tutti. Per una volta, leggendo e guardando un libro pieno di figure e immagini e simboli come questo, gli scacchi si sottraggono allo scontato destino che li trasforma quasi sempre in "metafore" di questo e quello (lo "scacchiere geopolitico", la "partita a scacchi per il Quirinale", il politico che messo alle strette "arrocca", ecc. ecc.) per riprendere una consistenza specifica di cose che non sono soltanto cose, ma forme di vita.

Tavoliere di maestranza indiana in avorio, ebano e teak, fine XVII secolo (Massimo Listri) 

Magnifica ossessione

Nelle scene più belle della seguitissima serie Netflix tratta dalla Regina degli Scacchi di Walter Trevis, Anya Taylor-Joy si stendeva a letto, chiudeva gli occhi, li riapriva e il soffitto si popolava di partite immaginarie, però realissime, e scacchi e scacchiera diventavano la sua scenografia del profondo, l'orizzonte.

Più di un secolo prima - lo ricorda Adolivio Capece nel suo intervento - qualcosa del genere era già successo al conte Tolstoj e alla sua famiglia. Un servizio del 1897 del British Chess Magazine racconta una giornata come tutte le altre in casa dello scrittore: "Sembra proprio che il conte Tolstoj, che attualmente vive a San Pietroburgo, si dedichi con entusiasmo allo studio del gioco degli scacchi. Si dice che lui, la moglie e i figli giochino come se la loro vita dipendesse dai risultati delle partite. I tavoli nelle varie stanze della casa sono stati trasformati in scacchiere e i cani e gli altri animali hanno tutti i nomi dei pezzi degli scacchi".

E che gli scacchi possano essere una scenografia-mondo, in pratica una linea dell'orizzonte ma anche una trappola, lo testimonia quello che forse è stato il primo grande film dedicato al gioco dei re. La febbre degli scacchi, girato nel 1925 in Unione Sovietica da Vsevolod Pudovkin e Nikolaj Špikovskij, (è possibile trovarlo in rete), mentre descrive il clima di Mosca durante un torneo a cui partecipa il leggendario campione cubano José Raúl Capablanca (lui stesso tra i protagonisti del film) evidenzia uno dei caratteri più sorprendenti degli scacchi: la straordinaria capacità di fondere ossessioni individuali al limite dell'autismo e pulsioni e passioni collettive. Nel film gli scacchi sono la fissazione personalissima del protagonista, che per giocare si dimentica persino che deve sposarsi e la febbre, l'ossessione, l'abbacinata passione di un po' tutti. Gli scacchi insomma come ineffabile linea di contatto tra l'individualismo più estremo e le magmatiche, oscure dinamiche della psicologia delle masse.

Tra individuale e collettivo

Probabilmente, più che per il loro innegabile potenziale metaforico, è proprio per questo peculiare legame tra individuale e collettivo che gli scacchi sono così centrali nella letteratura, nel cinema, nella musica, nell'arte. Stefano Salis (nel saggio più ampio della raccolta) racconta benissimo queste "sinfonie su scacchiera" tra vita e pensiero e bellezza e azione. A partire ovviamente dalla sintesi più iconica e perturbante di tutte, e anche più nota: la tetra, disperata partita tra il Cavaliere e la Morte nel Settimo sigillo di Ingmar Bergman. Siamo ancora una volta davanti al mare - l'anti-scacchiera -   il Cavaliere sfida la Morte e, anche se sa che non potrà mai vincere, prova a rubarle tempo perché chi resiste alla morte vince ancora un po' di vita. Al fondo non c'è un'immagine più estrema di questa sugli scacchi, e più spiazzante: più che altro giochiamo per tirarla in lungo, o per ingannare il Tempo e guadagnare minuti o giorni o mesi: davanti a questa, tutte le altre metafore sugli scacchi come banco di prova intellettuale o test di intelligenza impallidiscono. 

Eppure, il cavaliere di Bergman per quanto effettivamente iconico è un'eccezione. Nel secolare confronto tra intelligenza e arti umane e gli scacchi, il cavaliere è forse il solo ad avere davanti un avversario la cui alterità è assoluta, incontestabile. Di norma, chi gioca a scacchi gioca contro se stesso, contro i suoi limiti, e mentre gioca si perde nel labirinto dell'Io, tra i suoi fantasmi. Salis lo ricorda citando un passo di Tolstoj (sì, ancora lui): "Un buon giocatore che abbia perduto agli scacchi è francamente convinto che la sua perdita sia causata dal proprio errore, e lo cerca nel principio del gioco ma dimentica che in ogni mossa, durante tutto il gioco, vi sono stati simili errori, che non una sola mossa era perfetta". Ed è forse in questo delirio di presunzione che la scacchiera - così beffardamente logica e cartesiana - si muta in labirinto, vicolo cieco.

Leggende nere

E dentro questo dedalo si smarriscono le anime nere degli scacchisti folli. La storia degli scacchi è piena di simili leggende nere: Paul Morphy dilaniato dalle sue stramberie da voyeur, dalla follia, il barone Nimzowitsch - tra i massimi teorici del gioco - che si presentava ai tornei in pigiama, il "Re in fuga" Bobby Fischer col suo estremismo oltranzista, la sua paranoia. E alla lunga la verità che emerge è tragica, e banale. Gli scacchi non sono la vita, e se non basta una vita intera a esaurirli, beh, questo è un problema della vita, non degli scacchi. Però, come scrive il romanziere cinese Acheng rovesciando un motto di Huxley: la scacchiera non è il mondo, e gli scacchi non sono la vita: "Non tutti i pezzi sono sulla scacchiera: è una partita che non si può giocare".

Sul Venerdì del 4 marzo 2022