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SciencePo, scandali e rinascita dell'università delle élites

Sciences Po ha sede a Parigi in un complesso di edifici settecenteschi e ottocenteschi, e ora anche 
in un antico convento domenicano nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés  (Alamy) 
Dopo le accuse che hanno travolto l'ex presidente, la celebre scuola parigina volta pagina: nuovo direttore e nuovo campus. Basterà?  
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PARIGI. Formare menti libere e aperte, capaci di comprendere il mondo e di trasformarlo. Era il motto altisonante dell'intellettuale Émile Boutmy quando decise di fondare l'École libre des sciences politiques nel lontano 1872, in reazione all'umiliazione delle élite francesi poco dopo la sconfitta nella guerra con la Prussia. 

Il giornalista, politologo e storico dell'arte si era convinto che la débâcle non fosse stata solo militare, ma anche quella di una classe dirigente incapace di avere una visione geostrategica e di governare l'opinione pubblica. E così a Parigi, in rue Saint-Guillaume, nasceva una università "libera", tra le prime a mettere in avanti l'insegnamento delle scienze politiche, a far salire in cattedra non solo accademici ma anche ministri, industriali, scienziati, giornalisti.

Centocinquant'anni dopo, la Francia ha perso altre guerre, è passata dalla Terza alla Quinta…

PARIGI. Formare menti libere e aperte, capaci di comprendere il mondo e di trasformarlo. Era il motto altisonante dell'intellettuale Émile Boutmy quando decise di fondare l'École libre des sciences politiques nel lontano 1872, in reazione all'umiliazione delle élite francesi poco dopo la sconfitta nella guerra con la Prussia. 

Il giornalista, politologo e storico dell'arte si era convinto che la débâcle non fosse stata solo militare, ma anche quella di una classe dirigente incapace di avere una visione geostrategica e di governare l'opinione pubblica. E così a Parigi, in rue Saint-Guillaume, nasceva una università "libera", tra le prime a mettere in avanti l'insegnamento delle scienze politiche, a far salire in cattedra non solo accademici ma anche ministri, industriali, scienziati, giornalisti.

Centocinquant'anni dopo, la Francia ha perso altre guerre, è passata dalla Terza alla Quinta Repubblica, il dibattito su una presunta "casta" è tuttora aperto, anzi forse ancora di più in tempi di populismi. Intanto però a Sciences Po le domande di iscrizione non sono mai state così tante: 22 mila candidature e quasi 4800 ammessi venuti da 132 Paesi per frequentare programmi di laurea, master e dottorato. È stato appena inaugurato un gigantesco campus, quattordicimila metri quadrati in un antico convento domenicano nel cuore del quartiere Saint-Germain, non lontano dall'Assemblée Nationale. E c'è un nuovo direttore, il quarantenne Mathias Vicherat, nominato al termine di un lungo e tormentato processo di selezione.

Già, perché nell'ultimo decennio Sciences Po - che ha visto passare nelle sue aule futuri presidenti, svariati ministri, politici, editorialisti e direttori di giornali - ha vissuto due tempeste perfette. L'anno scorso c'è stato lo scandalo Duhamel, dal nome del costituzionalista e presidente della fondazione che governa l'istituto, accusato di abusi sul figliastro nel libro La famiglia grande di Camille Kouchner. Duhamel se n'è andato, sostituito da una donna, Laurence Bertrand Dorléac, storica dell'arte proprio come Boutmy. E l'affaire ha finito per travolgere anche il direttore Frédéric Mion, arrivato nel 2013 quando ci fu l'improvvisa scomparsa di Richard Descoings, trovato morto in una stanza d'albergo a New York.

Se il marchio Sciences Po è diventato così famoso a livello internazionale è anche grazie agli anni in cui Descoings ha imposto la sua rivoluzione a tappe forzate. Scuotendo la vecchia istituzione, aprendola sull'estero, facilitando l'accesso ai candidati venuti dalle banlieue, andando a cercare più soldi privati per finanziare l'espansione dell'istituto. Ma "Richie", come lo chiamavano gli studenti, era diventato anche famoso per spese folli e una vita privata dissoluta, con una moglie, un compagno, innumerevoli flirt. Dopo di lui, Mion ha guidato l'ateneo con meno trasgressioni, rafforzando ancora la partecipazione degli studenti stranieri che ormai costituiscono metà degli iscritti, con una parte cospicua di italiani: oltre cinquecento. L'Italia è ben rappresentata anche tra i docenti ed è a Sciences Po che Enrico Letta è stato accolto dopo la repentina fine del suo governo. L'ex premier ha guidato la scuola di affari internazionali, Paris school of international affairs, prima di tornare a Roma nel marzo scorso per prendere la segreteria del Pd. 

12 febbraio 2021: studentesse manifestano contro la violenza di genere e il l’omertà dell’università (Getty images) 

Vicherat è ora chiamato ad aprire una nuova fase. "Pacificare è la mia parola d'ordine" racconta durante uno dei suoi primi incontri con i giornalisti. Entro primavera, spiega, sarà lanciata una grande consultazione tra studenti e insegnanti. Un esercizio di democrazia interna che porterà a compilare qualcosa di simile ai Cahiers de doléances. Il direttore promette quindi di offrire soluzioni in un percorso che, dice, sarà partecipativo e "collegiale". La lotta contro la violenza sessista e sessuale rimane una "priorità assoluta", sottolinea Vicherat. L'affaire Duhamel ha provocato un movimento di denuncia di presunte aggressioni e abusi in molti altri istituti di Scienze politiche seguendo l'hashtag #SciencesPorcs. Più del 97 per cento degli studenti e del personale ha partecipato ad attività di formazione e sensibilizzazione. A fine agosto è stato creato un servizio di ascolto e di monitoraggio in collaborazione con l'associazione France Victimes.

Novembre 2018: i Gilet gialli scendono in strada contro i rincari del petrolio. Ed esplode così la rabbia nei confronti della “élite” (Getty images) 

Esiste ora un'unità investigativa all'interno di Sciences Po che permette di fare una prima valutazione di denunce e accelerare le procedure. L'obiettivo è garantire che passino meno di due mesi tra il momento in cui viene fatta una segnalazione e l'avvio o meno di un procedimento. "Sarò assolutamente rigoroso su questi temi. Inoltre", prosegue il direttore, "sono stati assunti un referente sulla questione della discriminazione e un presidente della commissione etica". Sciences Po aprirà anche un centro sanitario di sostegno psicologico per garantire il "benessere degli studenti". Anche se l'istituto ha mantenuto il più possibile gli insegnamenti in presenza, molti studenti continuano a patire gli effetti della pandemia. 

Nella missione che aspetta il nuovo direttore c'è l'idea di rafforzare l'attività universitaria e di ricerca in un sistema misto che è proprio la particolarità di Sciences Po, un'università che per il suo funzionamento ha pochi equivalenti nel mondo. Secondo la tradizione lanciata da Boutmy, i docenti titolari di cattedra sono appena 260 mentre ci sono oltre 4600 professeurs vacataires, a contratto, venuti dal mondo politico, economico e della società civile. È in qualche modo la forza di Sciences Po, dove gli studenti incrociano grandi manager, pubblicitari, alti funzionari dello Stato, ex ministri, potendo creare una rete di relazioni che fa parte della dote offerta insieme al titolo di studio. Ma è anche la debolezza in un mondo accademico sempre più competitivo al livello internazionale. Nel suo progetto, Vicherat ha annunciato l'aumento del 30 per cento di docenti e ricercatori che lavoreranno a stretto contatto nel nuovo campus Saint-Thomas, mentre non dovrebbero aumentare le rette, che possono arrivare fino a 18 mila euro per un master nel caso degli stranieri. Il nuovo direttore vuole anzi incrementare il numero di borsisti, circa un terzo del totale. L'accesso a Sciences Po è già stata cambiato: non esiste più l'agognato maxi-concorso su cui tanti giovani francesi si sono spaccati la testa. Le domande di iscrizioni si fanno con una candidatura online, attraverso la piattaforma Parcoursup, comune a tutte le università d'Oltralpe, ed è rimasta una prova d'orale in cui l'istituto deve valutare competenze non solo accademiche.

"Il sistema universitario francese non ha praticamente equivalenti in Occidente" spiega Monique Canto-Sperber. L'elegante filosofa è stata direttrice dell'École normale supérieure (Ens) dal 2005 al 2012 e si è battuta invano per unificare la doppia filiera dell'istruzione superiore. La rete delle Grandes Écoles creata dopo la Rivoluzione del 1789, osserva, ha provocato una sorta di oligarchia dell'eccellenza. "Sulla carta è un sistema meritocratico, gratuito e aperto. Gli studenti prescelti non sono usurpatori, hanno un forte potenziale". Nei fatti, però, sono selezionati in un minuscolo vivaio sociale. Solo il 4,5 per cento degli studenti dell'Ena proviene da una famiglia di operai.

Dopo il movimento dei gilet gialli, Emmanuel Macron ha deciso di abolire l'Ena, trasformandolo nell'Institut de Service Public, più aperto sull'estero e le esperienze professionali. E ora anche i due licei parigini Louis-le-Grand e Henri IV, dove si entrava solo su presentazione di dossier, hanno cambiato il processo di selezione che diventerà più semplice e aperto a tutti. "Una delle sfide per Sciences Po oggi è continuare a formare una classe dirigente all'interno di società dove è sempre più diffuso un odio per le élite" osserva il politologo Marc Lazar, storico docente dell'istituto. Alla fine è stato scelto un'énarque come Vicherat per continuare a far vivere la tradizione. Il nuovo direttore ha frequentato Sciences Po, è stato compagno di banco all'Ena con Macron. E la sua missione non dovrà essere solo simbolica se vuole evitare di essere associato alla celebre frase del Gattopardo: bisogna che tutto cambi, perché nulla cambi. 

Sul Venerdì del 4 febbraio 2022