"Giulia": una tragedia leggera
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiSe più d'uno non mi avesse detto "guardalo" me lo sarei perso. Invece ho dato retta ai consigli e ho fatto bene. Perché Giulia è un film acuto e imprevedibile, un racconto d'estate che senza avvisarti ti mette a disagio, però con grazia. Per un'oretta e mezza ti senti addosso il peso, o meglio l'assenza di gravità, di certe vite. Quelle che, se vogliamo tentare una riflessione clinica, afflitte da fragilità narcisistiche, finiscono per condensarsi in nebbiosità depressive. Un circolo vizioso di solitudini, bisogno di sentirsi amati, implosioni ed esplosioni, fatiche relazionali per sé e per gli altri.
Dico questo a mio rischio e pericolo, visto che Giulia, forse proprio per sgombrare il campo da ogni psicologismo, fin dalla prima scena (un surreale colloquio di lavoro) afferma seccamente: "Non sono depressa". Senz'altro è bella, lunatica e sfuggente. A modo suo combatte per tenere i…
Se più d'uno non mi avesse detto "guardalo" me lo sarei perso. Invece ho dato retta ai consigli e ho fatto bene. Perché Giulia è un film acuto e imprevedibile, un racconto d'estate che senza avvisarti ti mette a disagio, però con grazia. Per un'oretta e mezza ti senti addosso il peso, o meglio l'assenza di gravità, di certe vite. Quelle che, se vogliamo tentare una riflessione clinica, afflitte da fragilità narcisistiche, finiscono per condensarsi in nebbiosità depressive. Un circolo vizioso di solitudini, bisogno di sentirsi amati, implosioni ed esplosioni, fatiche relazionali per sé e per gli altri.
Dico questo a mio rischio e pericolo, visto che Giulia, forse proprio per sgombrare il campo da ogni psicologismo, fin dalla prima scena (un surreale colloquio di lavoro) afferma seccamente: "Non sono depressa". Senz'altro è bella, lunatica e sfuggente. A modo suo combatte per tenere in piedi una vita fatta di poco, di niente: un mesto volontariato che le frutta qualche mancia presso un centro anziani, convivenze casuali, malesseri, illusioni di maternità, selvatiche dolcezze. Anche se tecnicamente non è una homeless, Giulia, rimasta senza casa dopo una relazione finita male, è disoccupata e coltiva una forma inerte di libertà al servizio del caso. È in crisi, come lo è il mondo che attorno a lei si muove rimanendo fermo. Crisi economica, crisi pandemica, crisi psicologica. Giornate nel limbo di una Roma d'agosto, conforto del disconforto.
Bravi il regista Ciro De Caro e l'attrice/co-sceneggiatrice Rosa Palasciano a tenerci in sospeso tra speranza e disperazione, azione e apatia, ironia e disagio. De Caro afferma che il suo cinema è "verità, rigore, leggerezza". Combinando questi tre ingredienti è riuscito a costruire un film dove la tragedia è nell'aria, ma l'aria è leggera. Riprese semplici, attori senza trucco. Come Giulia.
Sul Venerdì dell'11 marzo 2022