Noi che abbiamo vissuto la guerra
di Natalia Aspesi , di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, viale Cassala 57, 20142 Milano
Come tutti anche io sono stato assalito dallo sgomento di questa guerra. Ciò che mi ha molto sconcertato è stato anche sentire qualcuno che si è chiesto: “Cosa accadrà a noi?” Ma davvero ci preoccupiamo più per noi che per quei poveri ucraini che stanno soffrendo le pene di Putin? Ciò che accade a Kiev mi dà anche l’occasione di chiedere a quelle persone che hanno rigurgiti di mai sopite tendenze fascistoidi: cosa ne pensano di questa guerra? Riescono a comprenderla o preferiscono voltare la faccia dall’altra parte? Sanno qualcosa delle città distrutte, dei cadaveri dilaniati, delle donne lacerate nel corpo e nell’anima, dei bambini consumati dalle lacrime e dalla fame? Sanno qualcosa delle immani sofferenze prodotte dalla pazzia nazifascista con le leggi razziali e i campi di sterminio?
Ma noi…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, viale Cassala 57, 20142 Milano
Come tutti anche io sono stato assalito dallo sgomento di questa guerra. Ciò che mi ha molto sconcertato è stato anche sentire qualcuno che si è chiesto: “Cosa accadrà a noi?” Ma davvero ci preoccupiamo più per noi che per quei poveri ucraini che stanno soffrendo le pene di Putin? Ciò che accade a Kiev mi dà anche l’occasione di chiedere a quelle persone che hanno rigurgiti di mai sopite tendenze fascistoidi: cosa ne pensano di questa guerra? Riescono a comprenderla o preferiscono voltare la faccia dall’altra parte? Sanno qualcosa delle città distrutte, dei cadaveri dilaniati, delle donne lacerate nel corpo e nell’anima, dei bambini consumati dalle lacrime e dalla fame? Sanno qualcosa delle immani sofferenze prodotte dalla pazzia nazifascista con le leggi razziali e i campi di sterminio?
Ma noi bambini di quegli anni lo sappiamo bene. Abbiamo ancora negli occhi e nei ricordi l’orrore dei bombardamenti, le strazianti immagini di morte e distruzione, l’umiliazione della miseria, i morsi della fame. Ecco perché ai nazi-fascistoidi consiglio di guardare bene le immagini che arrivano dall’Ucraina, non sono scene di film ma la cruda realtà che si ripresenta dopo 77 anni con tutta la sua violenza e potrebbe degenerare senza via di scampo per nessuno. Nessuno deve aspettare domani per scegliere pace, democrazia e libertà.
R. P.
Pensi che io della guerra ho ricordi vaghi e nessun sentimento di orrore. Perché bambini e adolescenti sono, eravamo, più forti di quanto si pensa, perché io avevo una madre speciale che non mi ha mai comunicato paura, perché come dicono i sapienti, ho rimosso? Eravamo sfollati a Riva del Garda dove mia madre era stata mandata come maestra elementare, e in tre abitavamo nell’aula di una scuola abbandonata, un bagno in comune con le altre famiglie. Mi piaceva. Una notte un gruppo di giovani altoatesini irruppe nelle case contadine e fece fuori nel sonno una decina di ragazzi sospettati di tradimento. La mamma volle tornare a Milano, mia sorella frequentava le magistrali, io le medie, avevo una prof di italiano meravigliosa che ci faceva leggere gli indimenticabili romanzi della Medusa tipo Graham Greene. Al pomeriggio andavo a schettinare in un campo sportivo non lontano e in un tratto di strada senza case c’era sempre un vecchietto con la patta aperta a cui sapevamo non doverci avvicinare. Se suonava l’allarme tornavo verso casa e mi fermavo nel primo rifugio. Le notti passate in cantina parevano un’avventura, non vedevamo rovine perché i nostri dintorni non furono bombardati. L’unico vero grande disagio era la fame, quella sì crudele. Andavo io, allora magrissima a ritirare il pane con la tessera, 50 grammi per gli adulti 100 per noi ragazzini: era l’orribile pane di carrube, nero, umido, molle: il pane bianco era un povero sogno irraggiungibile. Vedo dalle tante immagini dei piccoli ucraini in fuga che anche loro sorridono, protetti da questa magia della vita che è sopravvivere a tutto senza troppe ferite del cuore. Ma i nostri nemici, gli Alleati, erano attesi come salvatori, ora gli invasori russi sono veri nemici. Senza una sola ragione. Che l’Europa dei buoni propositi riesca a ottenere la pace.
Sul Venerdì dell'11 marzo 2022