Il testosterone in battaglia
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, mi spiace per la Bonino e ancor più mi dispiace per lei, che stimo e apprezzo: ma l’idea che la guerra sia una testosteronica prerogativa maschile la considero uno stantio luogo comune smentito dalla storia. È un dato incontestabile che quando – sia pur molto meno di frequente rispetto ai maschi – si sono trovate a governare, neppure le donne hanno esitato, laddove ritenuto inevitabile o indispensabile, a fare uso delle armi. Citando a casaccio e senza alcuna pretesa di completezza, mi è sufficiente menzionare Semiramide, Cleopatra, Maria e Caterina de’ Medici, Elisabetta I, Maria Teresa d’Austria, Golda Meir, Indira Gandhi, Benazir Bhutto, Margaret Thatcher (con l’avallo di Elisabetta II), Condoleezza Rice, Madeleine Albright, e via elencando. Per non parlare dei tanti conflitti, di cui non è rimasta traccia …
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, mi spiace per la Bonino e ancor più mi dispiace per lei, che stimo e apprezzo: ma l’idea che la guerra sia una testosteronica prerogativa maschile la considero uno stantio luogo comune smentito dalla storia. È un dato incontestabile che quando – sia pur molto meno di frequente rispetto ai maschi – si sono trovate a governare, neppure le donne hanno esitato, laddove ritenuto inevitabile o indispensabile, a fare uso delle armi. Citando a casaccio e senza alcuna pretesa di completezza, mi è sufficiente menzionare Semiramide, Cleopatra, Maria e Caterina de’ Medici, Elisabetta I, Maria Teresa d’Austria, Golda Meir, Indira Gandhi, Benazir Bhutto, Margaret Thatcher (con l’avallo di Elisabetta II), Condoleezza Rice, Madeleine Albright, e via elencando. Per non parlare dei tanti conflitti, di cui non è rimasta traccia documentale, che hanno di sicuro coinvolto anche organismi tribali in cui vigeva il matriarcato. Se è vero che un pretesto per scatenare guerre, anche dopo aver raggiunto lo stadio di homines sapientes, i terricoli l’hanno sempre trovato, forse occorrerà molto più prosaicamente convincersi che esse facciano parte del Dna del genere umano e accontentarsi del fatto che in fondo, sia pur tra mille difficoltà, i periodi di pace in confronto siano molto più estesi. Ricordo un articolo in cui Beniamino Placido si augurava che, al pari dell’incesto, anche la guerra prima o poi divenisse un tabù. Auspicio da condividere sperando che si realizzi; ma senza far finta di ignorare che – tabù o non tabù – una quantità non misurabile ma di sicuro molto ampia di incesti viene ancora oggi consumata nel mondo.
Giancarlo Semprini
Non mi tolga, la prego, le mie residue illusioni… Sono così poche che basta un soffio a disperderle. L’idea che la femmina, in quanto custode fisica della vita, abbia qualche esitazione in più quando si tratta di muovere guerra, dunque di creare morte, è forse fragile, ma non priva di qualche pezza d’appoggio psicologica e biologica. Certamente virago come la signora Thatcher sembrano venute al mondo apposta per smentirmi. E all’opposto la sublime mansuetudine di alcuni maschi (Gandhi, Einstein, e a ritroso nei secoli Francesco d’Assisi, Gesù di Nazareth, il Buddha storico) assegna anche a noi uomini il peso di testimoniare l’armonia, e ripudiare la violenza. Ma che la guerra sia maschile è cosa ben stratificata nei millenni. Probabilmente a partire dalla corporatura più robusta, per giunta mai impedita dalla preziosa fatica della gravidanza e dell’allattamento, a fare la guerra ci siamo andati sempre noi. Non per caso gli eserciti si sono arricchiti di una importante presenza femminile (anche quello italiano) a partire dalla loro parziale conversione a compiti di pace, e di frapposizione tra contendenti in guerra. Mettiamola così: preferirei, in caso di invasione, avere a che fare con soldate piuttosto che soldati. Credo, o forse mi illudo, che dovrei fare i conti con minore brutalità e maggiore rispetto della sfera personale, delle case dove si vive, dei bambini, delle città, delle scuole e degli ospedali.
Sul Venerdì dell'11 marzo 2022