Una Colombia per due Gustavo
di Gabriella Saba , di Gabriella SabaChe un senatore dichiari che rinuncerà alla carica nel caso in cui il favorito alle presidenziali perda le elezioni non è cosa da tutti i giorni. Ma a volte accade: e accade in queste settimane in Colombia, dove il senatore in questione è Gustavo Bolívar e il candidato leader il suo collega in parlamento, e alleato, Gustavo Petro. I due sono amici e sodali politici dal 2017, quando Petro, 61 anni, allora leader del partito Colombia Humana, convinse Bolívar, che ha 55 anni, a candidarsi alle elezioni per il Parlamento. E quest’ultimo accettò, buttandosi nella politica benché avesse già una professione di successo: sceneggiatore di narcotelenovelas e autore di bestseller come Sin tetas no hay paraíso, storia di un’adolescente povera costretta a rifarsi il seno per accedere al mondo dei narcos.
Il ritorno di Betancourt
La carica cui Bolívar rinuncerebbe è il seggio che, alla testa di una lista bli…
Che un senatore dichiari che rinuncerà alla carica nel caso in cui il favorito alle presidenziali perda le elezioni non è cosa da tutti i giorni. Ma a volte accade: e accade in queste settimane in Colombia, dove il senatore in questione è Gustavo Bolívar e il candidato leader il suo collega in parlamento, e alleato, Gustavo Petro. I due sono amici e sodali politici dal 2017, quando Petro, 61 anni, allora leader del partito Colombia Humana, convinse Bolívar, che ha 55 anni, a candidarsi alle elezioni per il Parlamento. E quest’ultimo accettò, buttandosi nella politica benché avesse già una professione di successo: sceneggiatore di narcotelenovelas e autore di bestseller come Sin tetas no hay paraíso, storia di un’adolescente povera costretta a rifarsi il seno per accedere al mondo dei narcos.
Il ritorno di Betancourt
La carica cui Bolívar rinuncerebbe è il seggio che, alla testa di una lista blindata, conquisterà nelle elezioni parlamentari che si svolgeranno fra due giorni, il 13 marzo: lo scrittore si presenta come capolista della coalizione di sinistra Pacto Historico. Lo stesso giorno i colombiani sceglieranno fra i candidati alle primarie di tre coalizioni (fra cui lo stesso Pacto Historico) quelli i cui nomi saranno sulle schede delle presidenziali il 29 maggio: la vittoria di Petro nel gruppo progressista è data per scontata. E anche l’affermazione alle presidenziali non è affatto esclusa. I sondaggi lo danno in testa con il 27 per cento delle preferenze: tredici punti in più rispetto al populista Rodolfo Hernández e venti alla candidata del partito ecologista Verde Oxígeno, Ingrid Betancourt.
Betancourt, 61 anni, è alla seconda campagna presidenziale: vent’anni fa, quando si presentò per la prima volta, fu rapita dalle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) insieme alla sua manager, Clara Rojas. Le due donne rimasero nelle mani dei sequestratori per sei anni, una storia che fece il giro del mondo.
L’onda rossa
Se le previsioni della vigilia saranno confermate, Petro sarà il primo presidente di sinistra nella storia della Colombia: la sua vittoria confermerebbe l’ondata progressista che vive l’America Latina dopo le elezioni di leader come Pedro Castillo in Perù, Xiomara Castro in Honduras e Gabriel Boric in Cile. E che in autunno potrebbe avere la conferma definitiva in Brasile, dove l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva si presenta di nuovo alle urne ed è il candidato da battere.
Compagni di banco
Insieme, Bolívar e Petro hanno combattuto molte battaglie. Al pubblico spesso si presentano come un’entità unica: collaborano come “Los Gustavos” a rubriche su giornali e programmi tv e insieme sono stati denunciati alla Corte Suprema per aver istigato alla violenza gli studenti che hanno manifestato lo scorso anno contro il governo del presidente di destra Iván Duque (denuncia poi archiviata).
Ma in realtà vengono da percorsi molto diversi. Bolívar dalla società civile e ha combattuto le sue battaglie da cittadino ma soprattutto da scrittore. È stato fondatore della Fundación Manos Limpias, contro la corruzione, e ha promosso varie campagne tra cui quelle per l’istruzione gratuita e per la legge sul risarcimento delle vittime della violenza di paramilitari e Farc. Petro arriva invece da un’esperienza paramilitare: aveva 17 anni quando cominciò a militare nel movimento guerrigliero M19. Una vicenda per cui parte dei colombiani lo bolla come terrorista, ma che molti hanno dimenticato, viste le tante cose che ha fatto dopo: da sindaco (fra il 2012 e il 2015) ha promosso nella capitale Bogotà politiche sociali e ottenuto la riduzione del tasso di omicidi; da senatore (dal 2006) ha portato avanti iniziative ispirate (anche) alle idee di Bernie Sanders, il senatore alfiere della sinistra americana. Oggi i diritti dei campesinos e la razionalizzazione dell’agricoltura sono tra le priorità del suo programma, insieme con l’affrancamento dal petrolio e dal carbone e con la guerra al narcotraffico. E poi c’è l’attuazione degli accordi di pace tra Farc e Stato, che nel 2016 puntavano a mettere fine a un conflitto interno durato più di mezzo secolo e che ha fatto oltre 260 mila morti e 80 mila desaparecidos: accordi la cui attuazione è ancora deficitaria. Ci sono anche questioni più controverse: per esempio di fronte alla sua proposta di smobilitare pacificamente i narcotrafficanti, l’ex presidente Andrés Pastrana lo ha accusato di essere un cavallo di Troia per il narcotraffico.
Ma in generale si può dire che la campagna del candidato del Pacto Historico sta conquistando il cuore dei colombiani, stanchi di decenni di politiche colluse e della scia di sangue che si portano dietro. E sconfortati da Duque, il presidente attuale, il cui consenso crolla al venti per cento e che non si ricandiderà: lo incolpano del carovita, dell’immigrazione “incontrollata” e naturalmente della corruzione.
Le donne contro
Tra i punti deboli di Gustavo Petro ci sono le battaglie per le donne, troppo tiepide a detta di molte femministe, che non lo amano così come lui non ama loro. Nella visione di Petro il vero femminista è colui che promette alle campesinas terre da coltivare. Ma intanto la sua ex candidata alla vice-presidenza, Ángela María Robledo, ha lasciato Colombia Humana: al centro della disputa, l’appoggio alla candidatura a sindaco di Bogotà ad Hollman Morris, denunciato per violenze familiari, contro la verde Claudia López, che avrebbe poi vinto le elezioni.
Anche con Claudia López Petro ha rapporti tesi, ma non per problemi di genere. Insieme a Bolívar, l’ha accusata di aver gestito male le proteste contro Duque dell’anno scorso e di aver «unto di sangue» la capitale. Nelle manifestazioni iniziate ad aprile e proseguite per mesi sono state uccise 46 persone, 28 vittime delle forze dell’ordine. Qualche mese prima c’era stato il massacro di quattordici civili in seguito alle proteste per l’uccisione da parte della polizia di uno studente. López ha chiesto perdono in lacrime, e per una volta i due Gustavo si sono divisi. Per Petro le lacrime erano sincere, per Bolívar no. Ma neanche in questo caso l’argomento è stato dirimente.