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Foss’anche nel sottoscala ma moriremo democristiani

Il segretario Franco De Simoni, con il gilet rosso, insieme ai vertici del Partito storico della Democrazia Cristiana nella sede di via Gioberti a Roma (Luigi Narici / Agf) 
Mentre la corsa alla conquista del mitico centro si fa serrata, in uno scantinato romano i presunti eredi legali della Dc sognano un grande ritorno. Base di ripartenza: mille iscritti    
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ROMA. C'è una particolare forma di nostalgia che ciclicamente attraversa il cielo della politica. La vedi negli occhi di Mastella e la intuisci nei desideri inconfessabili di Renzi e di Toti. Non ne sono immuni Letta e Franceschini, è il non detto di Casini e di Cesa e salta fuori nella propensione di Rotondi a distribuire "bignami" per navigare saldi quando il mare parlamentare diventa brutto e cattivo. È la nostalgia per la Democrazia Cristiana, per quel 35 per cento che rendeva Il Centro un bastione inattaccabile, per quel partito sempre e comunque al governo. Un partito che qualcuno continua a evocare, e sogna di rifondare.  Gli ultimi democristiani, con ostentazione, dal loro sottoscala alzano al cielo lo scudo crociato e pronunciano il vecchio motto: Libertas. Da un sottoscala, sì. Perché non li trovi in piazza del Gesù, cuore di Roma, nel  palazzo Cenci-Bolognetti che per decenni è stato il centro di gravi…

ROMA. C'è una particolare forma di nostalgia che ciclicamente attraversa il cielo della politica. La vedi negli occhi di Mastella e la intuisci nei desideri inconfessabili di Renzi e di Toti. Non ne sono immuni Letta e Franceschini, è il non detto di Casini e di Cesa e salta fuori nella propensione di Rotondi a distribuire "bignami" per navigare saldi quando il mare parlamentare diventa brutto e cattivo. È la nostalgia per la Democrazia Cristiana, per quel 35 per cento che rendeva Il Centro un bastione inattaccabile, per quel partito sempre e comunque al governo. Un partito che qualcuno continua a evocare, e sogna di rifondare.  Gli ultimi democristiani, con ostentazione, dal loro sottoscala alzano al cielo lo scudo crociato e pronunciano il vecchio motto: Libertas. Da un sottoscala, sì. Perché non li trovi in piazza del Gesù, cuore di Roma, nel  palazzo Cenci-Bolognetti che per decenni è stato il centro di gravità permanente della Prima Repubblica.

Franco De Simoni (Luigi Narici / Agf) 

Bisogna andare invece in via Gioberti, tra la basilica di Santa Maria Maggiore e la Stazione Termini. Entrare al civico 56. Fare lo slalom tra cassonetti per la raccolta differenziata e scendere, appunto, nel sottoscala. "I bidoni li mettono lì apposta. Ma che ce frega, noi andiamo avanti", dà il benvenuto Franco De Simoni, 80 anni, segretario del Partito Storico della Democrazia Cristiana. L'unica formazione che - almeno secondo De Simoni medesimo - può fregiarsi del ruolo di erede della Dc. Moralmente e, cosa non meno importante, legalmente. "L'atto con cui nel 1994 si è sciolta la Dc non vale niente: fu una decisione dei vertici che non passò dal voto degli iscritti", dice  estraendo da una borsa in cuoio fascicoli su fascicoli. Sono bilanci, l'elenco delle proprietà immobiliari, sentenze e lettere che negli anni gli ultimi democristiani hanno indirizzato ai vertici delle istituzioni e agli ex amici di partito per ottenere il riconoscimento delle loro ragioni. "Noi ripartiamo da lì: dagli iscritti del 1993. Sono loro gli eredi del patrimonio materiale e immateriale della Dc. Noi rappresentiamo loro". Un lavoro di rappresentanza che è ancora in corso: all'ultimo tesseramento - "ma c'è stato er Covid, 'a pandemia..." - gli iscritti al Partito Storico della Democrazia Cristiana sono poco più di mille. Il 35 per cento è ancora lontano, "ma qualche rappresentante nelle istituzioni lo abbiamo eletto: a Ercolano e nella Tuscia abbiamo nostri consiglieri comunali". Del resto, "meglio tirare a campare che tirare le cuoia", come diceva Giulio Andreotti che di Dc se ne intendeva.

 

Tra Sbardella e Moro

In mezzo ai documenti, decine di foto. Perché De Simoni e tutto il vertice del partito - che intanto ci ha raggiunto nel sottoscala - hanno a cuore un punto: la patente di pura democristianità. "Ho iniziato a fare politica nei Comitati civici di Luigi Gedda: attaccavo manifesti e ho anche accompagnato le suore a votare". Attività che consentono a De Simoni di diventare ben presto segretario di uno dei circoli Dc più importanti di Roma. "Quello del Celio", ci dice mostrando con orgoglio le sue foto con Vittorio Sbardella alias "Lo Squalo", ras dei voti in Ciociaria negli anni Ottanta. "Ma io sono sempre stato moroteo", aggiunge allungando una foto del 1978: lui alla guida di una delegazione del circolo, cartelli con il volto di Aldo Moro, il giorno dei funerali dello statista. Carriera politica, quella di De Simoni, interrotta all'alba di una mattina di settembre del 1992. "Sono stato uno tra i primi ad essere arrestato a Roma per  Tangentopoli. Sei mesi di carcere a Milano. La mia famiglia distrutta. Ho perso due figli. E mai un processo fino al 2003 quando mi comunicano che i miei reati erano prescritti". Che tipo di reati? "Ero vice presidente di una municipalizzata di Roma. C'erano delle irregolarità nelle forniture. Ma io sono arrivato dopo, mi sono fidato dei dirigenti che c'erano. E ho sbagliato".

Alcuni cimeli della Dc gelosamente conservati (Luigi Narici / Agf) 

Calenda e i cardinali

Tra gli eredi democristiani, dicevamo, non c'è spazio solo per la nostalgia. "Abbiamo cercato di avere un contatto con Calenda alle ultime elezioni amministrative a Roma. Ma non se ne è fatto niente. Lui, però, è un buon leader". E se ad Ercolano sono entrati in coalizione con Italia Viva, non disdegnano il centrosinistra. "La vera Dc ha sempre guardato verso la sinistra. Ma a dire il vero quello delle alleanze non è ancora un problema. Vogliamo restituire al cattolicesimo sociale la rappresentanza politica". Sfida impegnativa, che gli ultimi democristiani vogliono affrontare cercando di coinvolgere giovani e donne, mettendo la famiglia al centro dell'azione politica. "Diciamo sì al riconoscimento delle coppie di fatto ma decisamente no all'adozione da parte delle coppie omosessuali", si legge nel programma. "La Chiesa? Alcuni cardinali ci hanno convocato per conoscerci meglio. Abbiamo detto che stiamo mettendo tutta la nostra passione per rilanciare i valori in cui crediamo".

Mani in tasca 

Certo, la passione non basta. "Le spese per la sede e per le iniziative sono tante, i soldi che arrivano dal tesseramento sono ancora pochi. Per adesso li mettiamo di tasca nostra", dicono con il tono di chi va incontro a sacrifici necessari. Perché gli ultimi democristiani sono spinti da una visione escatologica: il ritorno della Balena Bianca nel mezzo del mare della politica. Sembra di sentirlo ancora Giulio Andreotti: "Credo fermamente ai ricorsi storici e in qualche modo alla immutabilità della subcoscienza collettiva delle città e delle popolazioni". Suggestivo. Ma il ritorno della Balena Bianca, almeno visto da questo sottoscala, sembra un po' fuori tempo massimo.   

Sul Venerdì dell'11 marzo 2022