Ucraina-Russia, la guerra degli hacker
di Riccardo Staglianò , di Riccardo StaglianòMentre Kiev viene assediata e Odessa si prepara a resistere, una guerra parallela si svolge online. Semplificando con l'accetta, Anonymous si è schierata con l'Ucraina mentre Conti, una delle principali organizzazioni hacker russe, ha ribadito la sua totale fedeltà a Mosca. Ma con i morti per strada, che senso ha occuparsi di questa propaggine cibernetica? Beh, intanto perché la Russia la sta prendendo piuttosto sul serio, al punto che gira voce che vorrebbe staccarsi da internet, non tanto per spiare i propri cittadini (per quello bastano e avanzano i filtri che impiega anche la Cina) quanto per creare una propria rete, RuNet, su cui far girare i servizi essenziali al riparo dagli attacchi esterni, appunto. Attacchi che, sin qui, avrebbero già spento una centrale elettrica, trasmesso filmati sulla guerra sulla tv russa che li censura e compiuto altre attività di disturbo, seccanti per la volontà di potenza di Putin.
L'anno scor…
Mentre Kiev viene assediata e Odessa si prepara a resistere, una guerra parallela si svolge online. Semplificando con l'accetta, Anonymous si è schierata con l'Ucraina mentre Conti, una delle principali organizzazioni hacker russe, ha ribadito la sua totale fedeltà a Mosca. Ma con i morti per strada, che senso ha occuparsi di questa propaggine cibernetica? Beh, intanto perché la Russia la sta prendendo piuttosto sul serio, al punto che gira voce che vorrebbe staccarsi da internet, non tanto per spiare i propri cittadini (per quello bastano e avanzano i filtri che impiega anche la Cina) quanto per creare una propria rete, RuNet, su cui far girare i servizi essenziali al riparo dagli attacchi esterni, appunto. Attacchi che, sin qui, avrebbero già spento una centrale elettrica, trasmesso filmati sulla guerra sulla tv russa che li censura e compiuto altre attività di disturbo, seccanti per la volontà di potenza di Putin.
L'anno scorso un attacco hacker, verosimilmente russo, aveva preso in ostaggio gli oleodotti della Colonial Pipeline, lasciando a secco le pompe di benzina di mezza America. Al punto che Biden aveva dovuto rassicurare il Paese e l'amministratore delegato pagare un riscatto da 5 milioni di dollari in criptovalute per rientrare in possesso della sua infrastruttura. LockBit, altro famigerato gruppo di hacker russi, che da tempo fa scorribande nei siti italiani, con preferenza per quelli di aziende sanitarie. Perché, come mi ha spiegato l'esperto Massimiliano Brolli, fondatore di RedHotCyber, la voce che gira nei forum di sicurezza è che i nostri siti pubblici sarebbero «scimpanzè in informatica». In verità, nel dark web, dove LockBit affigge le richieste di riscatto (da qui ransomware), si vede che le vittime sono un po' di tutte le nazionalità. Tranne russe. Come i produttori di antivirus gli esperti di cybersicurezza hanno un bias che tende a farli ingigantire il problema per valorizzare il loro ruolo. Ma il problema esiste.
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