Il furetto clonato che salverà la sua specie
di Martina Saporiti , di Martina Saporitill futuro dei furetti dai piedi neri (Mustela nigripes) è nelle mani, o meglio nel Dna, di una femmina di nome Elizabeth Ann. Corpo allungato, muso corto, pelliccia chiara, zampe scure, come l'estremità della coda, la testa e parte del muso: Elizabeth Ann sembra un furetto come tanti, ma in realtà è un clone che (si spera) salverà la sua specie dall'estinzione.
Facciamo un passo indietro. Negli anni Ottanta i furetti dai piedi neri, nativi degli Stati Uniti, erano praticamente scomparsi dalle Grandi Pianure perché rimasti a corto di cibo: allevatori e agricoltori avevano infatti decimato le popolazioni di cani della prateria, le loro prede preferite. Nel tentativo di salvare la specie, i ricercatori del Wyoming De…
ll futuro dei furetti dai piedi neri (Mustela nigripes) è nelle mani, o meglio nel Dna, di una femmina di nome Elizabeth Ann. Corpo allungato, muso corto, pelliccia chiara, zampe scure, come l'estremità della coda, la testa e parte del muso: Elizabeth Ann sembra un furetto come tanti, ma in realtà è un clone che (si spera) salverà la sua specie dall'estinzione.
Facciamo un passo indietro. Negli anni Ottanta i furetti dai piedi neri, nativi degli Stati Uniti, erano praticamente scomparsi dalle Grandi Pianure perché rimasti a corto di cibo: allevatori e agricoltori avevano infatti decimato le popolazioni di cani della prateria, le loro prede preferite. Nel tentativo di salvare la specie, i ricercatori del Wyoming Department of Game and Fish ne catturarono diciotto per avviare un programma di riproduzione in cattività. Oggi sono oltre trecento i piedi neri reintrodotti in Nord America, ma discendono tutti da soli sette individui, gli unici che riuscirono a riprodursi. Hanno quindi un genoma molto simile, con tutti i problemi che la scarsa variabilità genetica comporta: malattie, infertilità, incapacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali. Tra i furetti catturati c'era una femmina, Willa, che non lasciò eredi, ma quando morì, nel 1988, alcune delle sue cellule epidermiche furono spedite ai biologi del Frozen Zoo, una collezione di oltre diecimila colture cellulari, ovociti, spermatozoi ed embrioni di specie messa in piedi dalla San Diego Zoo Wildlife Alliance a scopo di ricerca, conservazione e riproduzione assistita.
La prima candelina
Dalle cellule di Willa, che hanno un Dna molto diverso da quello delle popolazioni attuali, è stata clonata Elizabeth Ann, i cui eredi, una volta reintrodotti in natura, dovebbero arricchire geneticamente la specie. Lo scorso 10 dicembre ha compiuto un anno ed è stata festeggiata in Colorado, dove è nata e vive, con una "torta" di carcasse di cani della prateria. "Sta benissimo e in primavera le troveremo 'marito'", ci ha confidato Ben Novak, capo-ricercatore della compagnia biotech Revive & Restore che ha coordinato la clonazione con ViaGen Pets and Equine (impresa privata che clona animali domestici), Fish and Wildlife Service e San Diego Zoo Global. Tecnicamente, i ricercatori hanno tolto il nucleo dalle cellule epidermiche di Willa (che sono cellule somatiche, con due copie di ogni cromosoma) e lo hanno inserito in cellule uovo di furetti domestici (Mustela putorius furo) private del loro nucleo; le cellule "ibride" ottenute, con un corredo cromosomico completo, sono state opportunamente stimolate per farle moltiplicare e formare embrioni poi impiantati in mamme surrogate, altri furetti domestici: si è usata una specie diversa perché la "fecondazione assistita" è rischiosa e non si voleva mettere in pericolo una femmina dai piedi neri. Di quattro gravidanze, solo quella di Elizabeth Ann è riuscita.
La tecnica è la stessa che nel 1996 portò alla nascita della pecora Dolly, il primo mammifero clonato dalle cellule di un individuo adulto. "Sono 55 le specie domestiche o selvatiche clonate sino a oggi (in Italia la pratica non è consentita per scopi commerciali, ma solo di ricerca, ndr). Con gli animali domestici è più "facile" perché conosciamo meglio la loro biologia riproduttiva: migliaia di topi, cani, gatti, mucche, pecore, cavalli vengono clonati ogni anno per ricerca, allevamento, intrattenimento" spiega Novak. "Delle specie selvatiche clonate, sei rischiano l'estinzione: i furetti dai piedi neri, i cavalli di Przewalski, i bovini gaur e banteng, il muflone europeo e di Esfahan. Elizabeth Ann è il primo clone di specie minacciata ad aver raggiunto la maturità sessuale e, speriamo, la prima che avrà figli".
E gli umani? fantascienza
Non tutti, però, avranno brindato al suo compleanno: alcuni conservazionisti ritengono la clonazione uno spreco di tempo e risorse. È eticamente problematica per questioni che riguardano il benessere degli animali stessi: sia delle madri surrogate (l'impianto di embrioni clonati non è semplice e può portare complicazioni) sia dei cloni (che spesso hanno problemi di salute). E poi lo è se si pensa ai limiti che la tecnologia non dovrebbe oltrepassare: fa paura l'idea della clonazione umana, anche se è ancora fantascienza perché tecnicamente molto difficile rispetto alla clonazione di altri mammiferi. "Il giudizio etico in verità dipende da molti fattori, per esempio l'impatto che la clonazione avrà sulla specie o sulle persone" dice Samantha Wisely, che insegna Ecologia e conservazione della fauna selvatica all'Università della Florida e che sul caso Elizabeth Ann ha scritto un'analisi per Biological Conservation. "D'altronde, per le specie con una bassa diversità genetica come i furetti dai piedi neri la clonazione è l'unico valido strumento di conservazione. Non escludo che anche il rinoceronte bianco settentrionale, funzionalmente estinto visto che restano solo femmine, verrà clonato". Nel caso dei furetti dai piedi neri, clonare per arricchire il Dna ha soprattutto un obiettivo: favorire la comparsa di un'immunità contro la peste selvatica, che sta decimando le popolazioni rischiando di rendere vani tutti gli sforzi.
Quarantamila dollari
"L'unico limite della clonazione è che servono cellule in buono stato e in numero sufficiente", chiarisce Wisely. E che i costi sono elevati. "Elizabeth Ann è "costata" 40 mila dollari. Nella migliore delle ipotesi avrà otto figli, ma potrebbe anche non accadere. Salvare una specie è una scommessa: si può sempre fallire per motivi fuori dal nostro controllo. Clonazione e manipolazione genetica potrebbero diventare strumenti di conservazione standard per molte specie, al pari delle riproduzioni in cattività, se ammettiamo che il problema a monte non è il costo quanto il fatto che non si spende abbastanza per la conservazione. La triste verità è che i ricercatori devono lottare, e litigare, per ogni dollaro perché nessuno Stato mette la biodiversità al di sopra del guadagno economico".
Sul Venerdì dell'11 marzo 2022