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Una cosa è l’Europa un’altra è la Nato

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Prima e dopo questa orribile guerra esiste un assetto del mondo sul quale riflettere, e molto.
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Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, i Paesi Baltici, la Polonia, la fu Ddr, la Cechia, la Slovacchia, l’Ungheria, la Romania: tutti, all’indomani del crollo dell’Urss, hanno scelto di rivolgersi al mondo occidentale, alla Nato, all’imperfetta Europa. La Russia ha visto fortemente indebolita la sua area di influenza. In molti casi la gente è scesa in piazza con le armi, rischiando la pelle, e non mi pare sia stata sobillata dalla perfida Nato. Insomma, di tutte le nazioni della cintura che una volta separava la Russia sovietica dall’Occidente capitalista, non ne vedo nemmeno una che guardi alla Russia di Putin come a un faro di civiltà e benessere. Anzi.

Da ragazzo sfilavo in corteo coreggiando “Fuori l’Italia dalla Nato” insieme a We shall overcome, e non me ne pento. Ma io davvero non so, proprio non lo so che cosa si dovrebbe fare. L’unic…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, i Paesi Baltici, la Polonia, la fu Ddr, la Cechia, la Slovacchia, l’Ungheria, la Romania: tutti, all’indomani del crollo dell’Urss, hanno scelto di rivolgersi al mondo occidentale, alla Nato, all’imperfetta Europa. La Russia ha visto fortemente indebolita la sua area di influenza. In molti casi la gente è scesa in piazza con le armi, rischiando la pelle, e non mi pare sia stata sobillata dalla perfida Nato. Insomma, di tutte le nazioni della cintura che una volta separava la Russia sovietica dall’Occidente capitalista, non ne vedo nemmeno una che guardi alla Russia di Putin come a un faro di civiltà e benessere. Anzi.

Da ragazzo sfilavo in corteo coreggiando “Fuori l’Italia dalla Nato” insieme a We shall overcome, e non me ne pento. Ma io davvero non so, proprio non lo so che cosa si dovrebbe fare. L’unica speranza che continuo a coltivare, perlomeno fino alla prossima Grande Disillusione, riguarda un’Europa così forte e coesa da salvarci dalla Russia, dagli Usa, dalla Cina, dalla Nato, da tutti i prossimi oligarchi e dai loro panfili burini. Un’Europa che sappia essere così forte, democratica, civile e magnanima da rinunciare ad avanzare pretese territoriali sulla Russia come su qualsiasi altra nazione che di essere europea proprio non ne volesse sapere.
Guglielmo Turbanti (Siena)

Caro Turbanti, nemmeno io lo so, che cosa si dovrebbe fare. Mi sento europeo fino al midollo ma è esattamente per questa ragione che diffido di una lettura ossificata della democrazia, con un Noi virtuoso che si oppone a un Resto del mondo ancora da civilizzare, da “convertire” al bene con le buone o con le cattive. Certo questo mio dubbio non riguarda la situazione in Ucraina, che vede un aggredito e un aggressore, un popolo che lotta per la vita e la libertà e un dittatore straniero che cerca di schiacciarlo. Ma prima e dopo questa orribile guerra esiste un assetto del mondo sul quale riflettere, e molto. Lei ha ragione, sono i Paesi ex sovietici che hanno chiesto di entrare nella Nato, per paura del loro minaccioso vicino. Ma Nato e Europa non sono la stessa cosa. Svezia e Finlandia sono nell’Unione, che è un’alleanza politica, ma non fanno parte della Nato, che è un’alleanza militare. Sono Paesi neutrali, definizione che con il passare degli anni sembra sempre più pallida e improbabile, ma come ognuno può capire ha un preciso significato etico e politico. Si è fatto abbastanza perché anche le tre Repubbliche baltiche si convincessero a seguire quella strada?

 

Il principio dell’autodeterminazione dei popoli è fondamentale. Non è la Nato che si è annessa quasi tutti i Paesi ex sovietici, sono loro che hanno chiesto di entrare. Ma i Paesi membri della Nato, specie quelli europei, avrebbero forse potuto e dovuto valutare meglio le ricadute negative dell’allargamento a Est, senza escludere la possibilità di una fascia di Paesi neutrali, sul modello di Svezia e Finlandia. Questa è solamente un’opinione, ma è la mia, e dunque considero onesto ripeterla da quando questo macello è incominciato. Infine: come lei, quando sogno, sogno un’Europa unita, forte e con una difesa autonoma, che non si accontenti di vivacchiare sotto la protezione armata degli americani. Il concetto di difesa, però, non può fondarsi solo sulla forza. Tra gli ideali che sentiamo a rischio, e che dobbiamo proteggere dall’urto della guerra, c’è anche la convivenza tra popoli differenti. Dialogo non è una parola “molle”, buona solo per i preti. È una parola fortissima, sulla quale si fonda la cultura classica, la cultura europea: che è dialettica.

Sul Venerdì del 18 marzo 2022