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Sapessi com'è strano incontrare Salvini in Polonia

Il sindaco Bakun mostra la maglietta con il volto di Putin: al suo fianco c’è Salvini (Sergio Ferri e Marco Salami) 
Due volontari italiani partono per la Polonia. A sorpresa, spunta il leader della Lega. Nel loro diario di viaggio la cronaca di una figuraccia che ha fatto il giro del mondo
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PIACENZA-PRZEMYSL-PIACENZA.  "Forse ho un pulmino per andare in Ucraina, poi ti spiego". È iniziato così questo viaggio, mercoledì 2 marzo, con un messaggino su WhatsApp. Da una settimana litigavamo a giorni alterni sull'opportunità di andare o non andare in Ucraina. "Per fare qualcosa". Sì, ma cosa? E poi dove? E come? Avevamo alcuni contatti in Transnistria raccolti durante viaggi precedenti, ma da qualche giorno da lì non arrivavano informazioni. Perché quindi non puntare al confine polacco, o anche a Leopoli? Si può fare. Grazie al quotidiano locale, Libertà, sappiamo che a Piacenza Dennis e Yuri, due ragazzi ucraini, stanno raccogliendo beni di prima necessità. Dennis al telefono ci parla della difficoltà di recapitare oltre confine cibo e medicinali. "Ma è necessario resistere". Ha escogitato un sistema di scambio al confine: "Basta una telefo…

PIACENZA-PRZEMYSL-PIACENZA.  "Forse ho un pulmino per andare in Ucraina, poi ti spiego". È iniziato così questo viaggio, mercoledì 2 marzo, con un messaggino su WhatsApp. Da una settimana litigavamo a giorni alterni sull'opportunità di andare o non andare in Ucraina. "Per fare qualcosa". Sì, ma cosa? E poi dove? E come? Avevamo alcuni contatti in Transnistria raccolti durante viaggi precedenti, ma da qualche giorno da lì non arrivavano informazioni. Perché quindi non puntare al confine polacco, o anche a Leopoli? Si può fare. Grazie al quotidiano locale, Libertà, sappiamo che a Piacenza Dennis e Yuri, due ragazzi ucraini, stanno raccogliendo beni di prima necessità. Dennis al telefono ci parla della difficoltà di recapitare oltre confine cibo e medicinali. "Ma è necessario resistere". Ha escogitato un sistema di scambio al confine: "Basta una telefonata e poi si aspetta. Quattro o cinque ore, a volte. Ma poi qualcuno arriva". La logistica c'è.

Da sinistra, Marco Salami, dipendente di un'azienda farmaceutica e Sergio Ferri, fotografo, al centro di accoglienza di Lubin, in Polonia 

On the road

In poche ore raccogliamo una quantità inaspettata di medicinali, latte in polvere per neonati, omogeneizzati, pannolini. Riempiamo la nostra macchina e pure il furgone di Dennis, che partirà un giorno dopo di noi. Le indicazioni sono vaghe: "Andate a Korczowa-Krakovets - dice Yuri - oppure a Kroscienko", ma noi ormai siamo decisi, si va: sono le 15 di sabato 5 marzo. La prima tappa è a Brno, Repubblica Ceca, a casa di Jana e Raoul, due amici di Marco davvero gentili: "You are always welcome in Brno! Safe journey to Ukranian border". Arriviamo alla frontiera di Korczowa-Krakovets nel tardo pomeriggio. Il cielo è grigio e le giornate sono corte. La fila di tir e auto è interminabile, anche in entrata. Non ce lo aspettavamo. Kroscienko è troppo lontana, così decidiamo di andare a Przemysl, un nome che avevamo memorizzato dalla televisione mentre cercavamo di capirci qualcosa. Scopriamo che si pronuncia Scemsl. La stazione di Przemysl è un accampamento: centinaia di persone che camminano in tutte le direzioni, mangiano, dormono. Tuttavia, l'organizzazione è piuttosto efficiente e i volontari ci indirizzano a un magazzino comunale dove viene stoccato tutto quello che arriva. La prima parte della nostra improvvisata missione è quindi compiuta. E siamo piuttosto soddisfatti. 

Missione quasi compiuta

Mentre ancora ci stavamo preparando a partire da Piacenza, ci erano state segnalate due situazioni particolarmente critiche: una signora anziana in fuga da una città non lontana da Kiev e due donne, madre e figlia, da individuare tra Leopoli e un centro di accoglienza polacco non bene identificato. Capiamo subito che Alina, 83 anni, si trova già in Polonia, a Lubin, mentre non abbiamo notizie certe di Oksana e Julia e con loro non riusciamo a stabilire alcun contatto. Ne approfittiamo per scattare qualche foto.

La stazione di Przemysl, vicino al confine ucraino  

Il giorno del capitano 

Senza avere informazioni certe su Oksana e Julia non sappiamo bene cosa fare. Torniamo allora alla stazione di Przemysl: alla peggio offriamo un passaggio in Italia a qualcun altro. Alle 11 la piazza della stazione viene in parte transennata. Strano. Ieri qui c'erano i mezzi della Croce Rossa. Da Piacenza la nostra socia ci manda un WhatsApp scherzoso: "Ciao ragazzi come va oggi? Siete con Salvini?". Faccina. Leggiamo sul sito dell'Ansa: "Salvini in Polonia. Prima a Varsavia poi al confine ucraino con Onlus Italiana". Intercettiamo una troupe Rai: non conferma né smentisce. Mentre i giornalisti polacchi sono qui  "per il sindaco e per un politico straniero". Insomma,  Matteo Salvini sta arrivando. Trambusto ai lati della piazza. Appare "il Capitano" attorniato da cronisti e affiancato da quello che noi crediamo essere un militare. Parlottano. 

Ci avviciniamo, scattiamo qualche foto. Salvini è serissimo e indossa un giubbino zeppo di sponsor di loghi aziendali. Spalle alla stazione, comincia la conferenza stampa. Il sindaco polacco  Wojciech Bakun, in tenuta militare (era lui quello che  noi credevamo essere un vero militare e che sta al fianco di Salvini) attacca un discorso. Noi non capiamo una parola di polacco ma ci mettiamo comunque a filmare e fotografare. Poi accade qualcosa di strano. Il sindaco estrae da sotto il giubbotto una maglietta con l'effige di Vladimir Putin, identica a quella che Salvini indossava sorridente sulla Piazza Rossa durante una visita a Mosca nel 2017. Il resto è stato visto da mezzo mondo sui social e in tv. Marco per primo gli urla "pagliaccio" e poi "buffone" e poi "mettiti la maglia di Putin". Io lo inseguo e lo incalzo chiedendogli se non ha intenzione di condannare il presidente russo neanche adesso. Quando andiamo a dormire ne sta parlando anche Al Jazeera. 

Tutte al sicuro

Recuperiamo Oksana e Julia, nel frattempo approdate in un centro profughi di Wroclaw. Hanno passato l'ultima settimana in uno scantinato sotto le bombe a Kharkiv. Tremano. Le accompagniamo in un albergo, non meritavano un'altra notte in sacco a pelo in stazione. Paghiamo loro la stanza. Non vogliono mangiare. Solo dormire. Il giorno dopo raccogliamo anche Alina, a Lubin, poi comincia il lungo viaggio verso l'Italia, dove finalmente saranno tutte al sicuro. Ignorano chi sia Matteo Salvini, tantomeno sono curiose di scoprire cosa volesse dimostrare andando a Przemysl. Quello che sanno è che è in corso una vera tragedia. Che qualcuno ha pensato bene di trasformare in commedia.

Sul Venerdì del 18 marzo 2022