Reflection, l'Ucraina che non avevamo visto
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiGli uomini in questo film parlano poco, sono insanguinati e sospesi tra la vita e la morte, su lettini operatori o tavoli di tortura. Fa effetto vedere oggi Reflection del regista ucraino Valentyn Vasjanovyc, un film che racconta la guerra del 2014 nel Donbass, di cui sapevamo poco o niente, visto che una guerra in Europa preferivamo non pensarla. Il film precedente, Atlantis, di cui Reflection potrebbe essere un prequel, Vasjanovyc lo aveva ambientato, sempre nel Donbass, in un futuro lontano che speriamo vicino, di un ipotetico dopoguerra. Oggi invece la guerra è in corso e siamo costretti a tenere gli occhi bene aperti: è questo che ci chiede il film. Guardare in silenzio, guardare quello che non avevamo visto.
Il chirurgo Serhiy, sotto i cui ferri capitano tanti soldati ucraini lacerati dalle bombe, viene catturato durante un'operazione di guerra e sequestrato in un bunker degli orrori dalle forze militari russe. Un chirurgo fa comodo, sa riconoscere come stanno…
Gli uomini in questo film parlano poco, sono insanguinati e sospesi tra la vita e la morte, su lettini operatori o tavoli di tortura. Fa effetto vedere oggi Reflection del regista ucraino Valentyn Vasjanovyc, un film che racconta la guerra del 2014 nel Donbass, di cui sapevamo poco o niente, visto che una guerra in Europa preferivamo non pensarla. Il film precedente, Atlantis, di cui Reflection potrebbe essere un prequel, Vasjanovyc lo aveva ambientato, sempre nel Donbass, in un futuro lontano che speriamo vicino, di un ipotetico dopoguerra. Oggi invece la guerra è in corso e siamo costretti a tenere gli occhi bene aperti: è questo che ci chiede il film. Guardare in silenzio, guardare quello che non avevamo visto.
Il chirurgo Serhiy, sotto i cui ferri capitano tanti soldati ucraini lacerati dalle bombe, viene catturato durante un'operazione di guerra e sequestrato in un bunker degli orrori dalle forze militari russe. Un chirurgo fa comodo, sa riconoscere come stanno i torturati e dare indicazioni ai torturatori. Durante la prigionia Serhiy assiste a scene terribili di violenza, traumi indelebili, i più indelebili perché procurati per mano umana e dunque figli di un legame tradito. Traumi per chi li subisce e per chi li testimonia. Rilasciato per uno scambio di prigionieri, Serhiy ora è di nuovo a casa e cerca di tornare alla vita ricostruendo il rapporto con la figlia e l'ex moglie.
Con lo sguardo lento e immobile della sua macchina da presa, scegliendo colori freddi e amplificando i rumori, il regista ci paralizza in un'esperienza sensoriale. Dalla quale lentamente poi ci aiuta a uscire grazie ai dialoghi tra Serhiy e la figlia che si interroga sulla guerra, racconta le sue paure e le sue fantasie sulla morte, chiede cosa è l'anima. Un padre reduce e una figlia smarrita si aiutano a vicenda per provare a capire quello che non sanno spiegare.
Sul Venerdì del 25 marzo 2022