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Ultimissime da Mosca: che cosa racconta la tv russa

Una donna davanti alla tv ascolta il discorso con cui
il 24 febbraio Putin annuncia l’inizio dell’intervento militare russo. Bloomberg / getty images
 
Eroici soldati russi sfamano civili ucraini. Militari feriti dai “nazisti” bramano per tornare in prima linea. È “l’operazione militare speciale” così come la presentano i media del Cremlino
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Mosca. Accendere la televisione russa vuol dire essere risucchiati nella tana del Bianconiglio, in un mondo capovolto dove la verità è fejk, "fake", e la finzione è pravda, "verità". Dove l'offensiva lanciata un mese fa da Vladimir Putin si può chiamare solo ed esclusivamente  "operazione militare speciale". Qualsiasi sinonimo, o contrario, è una "notizia falsa" oppure "diffamatoria" sulle forze armate russe ed è per questo motivo punibile con quindici anni di carcere. In questo mondo al contrario, quelli che noi  chiamiamo invasori sono "liberatori", le vittime "fascisti sabotatori" e gli occidentali "ipocriti bugiardi". Tutto è capovolto nella realtà parallela creata dalla tv di Stato di Putin. È quella che guardano quattro russi su cinque.


Una giornata particolare

È il 14 marzo, un giorno da ricordare nella lun…

Mosca. Accendere la televisione russa vuol dire essere risucchiati nella tana del Bianconiglio, in un mondo capovolto dove la verità è fejk, "fake", e la finzione è pravda, "verità". Dove l'offensiva lanciata un mese fa da Vladimir Putin si può chiamare solo ed esclusivamente  "operazione militare speciale". Qualsiasi sinonimo, o contrario, è una "notizia falsa" oppure "diffamatoria" sulle forze armate russe ed è per questo motivo punibile con quindici anni di carcere. In questo mondo al contrario, quelli che noi  chiamiamo invasori sono "liberatori", le vittime "fascisti sabotatori" e gli occidentali "ipocriti bugiardi". Tutto è capovolto nella realtà parallela creata dalla tv di Stato di Putin. È quella che guardano quattro russi su cinque.


Una giornata particolare

È il 14 marzo, un giorno da ricordare nella lunga storia della  dezinformatsija. Il nostro zapping sulla giostra vorticosa che stordisce il popolo russo comincia dal primo mattino. Dobroe Utro! ("Buongiorno!"), su Pervyj Kanal (il "Primo Canale" di nome e di fatto), intrattiene il telespettatore dalle 5 alle 9 con interviste e ricette. Alle 7 irrompe il tg con le immagini di un'esplosione. Ma non siamo a Kiev, a Odessa o a Mariupol. Bensì a Donetsk, capoluogo di una delle due Repubbliche separatiste autoproclamate nell'Est Ucraina e riconosciute da Mosca. Chirurghi eroici salvano la vita delle vittime del raid dell'esercito di Kiev. "All'Occidente non importa di noi. Grazie Russia!", commentano i sopravvissuti grondanti sangue, mentre sui marciapiedi giacciono corpi esanimi. Poi ci si sposta nell'ospedale militare moscovita dove un funzionario della Difesa consegna medaglie al valore ai soldati feriti che non desiderano altro che tornare a combattere contro i "neonazisti" guidati dal "fascista drogato" Vladimir (in ucraino Volodymyr) Zelensky che ha usurpato la poltrona di presidente.

La polizia russa nel cuore di Mosca si prepara ad arrestare una manifestante che protesta contro l’operazione militare in Ucraina. NurPhoto / getty images 


È la stessa sequenza di notizie che va in onda due ore dopo, a metà del programma Utro Rossii ("Il mattino della Russia"), sul notiziario Vesti di Rossija 1, il principale canale televisivo dell'azienda pubblica Vgtrk, il secondo più seguito. La redazione economica ci informa che la crisi ha colto di sorpresa l'Europa e che i camionisti italiani non possono lavorare perché, a causa delle sanzioni, il costo della benzina è aumentato. In chiusura si torna sui soldati russi che non solo mostrano coraggio ed eroismo in battaglia, ma sfamano la popolazione riconoscente nella regione di Kiev. "Nessuno ne parla in Occidente, perché l'Occidente glorifica i nazisti".


Niente testimoni

Inutile mettersi alla ricerca di un notiziario alternativo. Dopo oltre un ventennio di Vladimir Putin al potere, in Russia i canali indipendenti non esistono più. Gli ultimi sopravvissuti - quelli che non sono passati sotto il controllo statale o non sono stati costretti a chiudere dopo essere stati messi al bando o etichettati come "agenti stranieri" - li ha spazzati via la nuova legge sulle "fejk news": come Tv Dozhd, che resisteva oramai solo su YouTube. È la stessa legge che in questi giorni ha spinto molti media occidentali a lasciare il Paese.


 Su Ntv, la televisione nata dopo il crollo dell'Unione sovietica - la "N" stava per "Nuova", "Independente", "Non-governativa", "Nostra", ma dal 2001 è proprietà di Gazprom-media - dell'"operazione militare speciale" praticamente non c'è traccia. Il tg del mattino apre il notiziario con la storia di una ragazza caduta da una scogliera. Poi si parla di multe, di olio di cocco ("Merita il titolo di superprodotto di bellezza?") e di un nuovo dispositivo anti-zanzare (fuori il termometro segna -10°C).

Lo studio di 60 Minut, uno dei programmi di punta del canale Rossija 1.
  


Il messaggio del leader

Alle 10 su Pervyj Kanal c'è Zhit' zdorovo! ("Che bello vivere!") condotto dalla dottoressa Elena Malysheva, nota per i suoi approfondimenti su temi come "Tutta la verità sulla vagina" o "Che cosa succede durante l'orgasmo". Un'ora dopo è la volta di Modnyj prigovor ("Il verdetto della moda"), in cui donne e uomini cambiano look seguendo il consiglio dei fashion stylist. Entrambi i programmi sono una parentesi rara in un palinsesto monopolizzato. Dal discorso di Putin trasmesso in diretta un mese fa, era il 24 febbraio, sull'avvio della "denazificazione" e "smilitarizzazione" dell'Ucraina, i talk show si sono dilatati fino a fagocitare ogni programma d'intrattenimento. È saltato persino il popolarissimo show serale di Ivan Urgant, l'ideatore di Ciao2020: è "andato in vacanza", come altri colleghi che avevano pubblicato post in favore della pace.


A partire da mezzogiorno la programmazione di Pervyj Kanal è un avvicendamento - inframmezzato da tg fotocopia - tra due talk: Vremja pokazhet ("Il Tempo lo dirà") e Bolshaja igra ("Il Grande gioco"). Stesso formato, un solo argomento: "l'operazione militare speciale". Cambiano solo i presentatori. I profughi? Ci sono, ma scappano dagli ucraini e si rifugiano in Russia. Le vittime civili? Ci sono, ma sono vittime dei "nazisti" che li usano come "scudi umani" impedendo loro di fuggire attraverso i corridoi umanitari. "Le autorità ucraine lanciano attacchi contro la loro stessa gente", martella Artiom Sheinin, conduttore di Vremja pokazhet.


Intanto su Rossija 1, tra un tg e l'altro, a partire dalle 11.30 i coniugi Olga Skabeeva e Evghenij Popov conducono 60 minut. La crisi economica è un pretesto per bastonare l'Occidente russofobo. Un ospite esclama: "Gli Usa sono nazisti! L'Ue è nazista! Perché le sanzioni preservano il nazismo in Ucraina!". Altro mangime della dezinformatsija per titillare il ricordo dei familiari caduti durante la "Grande Guerra Patriottica", la Seconda Guerra mondiale, che portò alla sconfitta del nazismo.

I conduttori della trasmissione Bolshaja igra. 


Nel tg delle 14, su Pervyj Kanal, gli ucraini saccheggiano i negozi mentre i soldati russi distribuiscono cibo e i medici curano gli abitanti. Alle 14.55 c'è  Kro protiv? ("Chi è contro?") condotto dal politologo Dmitrij Kulikov, originario di Donetsk. L'Ucraina è da sempre il suo cavallo di battaglia. "Forse pensavano che gli avrebbero offerto da mangiare vareniki (i tipici ravioli ucraini, ndr)?", dice riferendosi ai "mercenari stranieri al soldo di Kiev" che sarebbero stati uccisi da un "raid di precisione" russo. Poi passa la parola al deputato comunista Aleksandr Jushenko, che interviene sul "fascismo bestiale dei nazionalisti ucraini". Il botta e risposta va avanti fino alle 17.30 quando, dopo il tg Vesti, torna 60 minut che alle 21.20 cede lo studio a Vecher s Vladimirom Soloviovym ("La sera con Vladimir Soloviov"). È l'apoteosi dell'universo orwelliano creato dalla tv russa. Il bombardamento del reparto di maternità di Mariupol? "Un fejk". "Guerra"? Sì, ma è la "guerra psicologica" degli ucraini. I manifestanti pacifisti? "Mi vergogno dei miei concittadini. Noi non bombardiamo le città ucraine. Non combattiamo contro gli ucraini. Noi stiamo liberando l'Ucraina!", interviene Margarita Simonjan, direttrice di Sputnik e Rt. Nel tentativo di distorcere o negare la realtà, i toni si fanno accesi ma una verità alternativa s'incanala inopinatamente tra le crepe della Grande Muraglia eretta dal Cremlino: lo studioso Semion Bagdasarov paragona l'Ucraina a un "altro Afghanistan, forse peggio". Soloviov taglia corto, furiosamente. Più o meno nello stesso momento, su Pervyj Kanal, l'altra verità improvvisamente apre uno squarcio.

Nel tg del mattino di Pervyj Kanalrum, un funzionario della Difesa visita i soldati feriti in Ucraina. 


Una crepa sullo schermo

Nel corso di Vremja ("Tempo"), il programma d'informazione più seguito sin dai tempi dell'Urss, la robotica Ekaterina Andreeva sta per lanciare un servizio sulla Bielorussia quando la giornalista Marina Ovsjannikova irrompe nello studio, alle sue spalle, con un cartello. C'è scritto: "Non credete alla propaganda. Qui vi mentono".  Per pochi istanti milioni di telespettatori - sono i russi che non leggono i giornali e che non navigano su Internet - vedono un'altra realtà e non le ombre parlanti proiettate sul muro della caverna della propaganda. Tutto dura pochi secondi. Ovsjannikova non fa in tempo a gridare "No alla..." che la regia dissolve sul filmato di un ospedale. Uno stacco che ricorda il balletto del Lago dei cigni trasmesso durante il golpe del '91. La conferma che qualcosa è successo e ha lasciato un brivido: un brivido che a Marina Ovsjannikova, 44 anni, padre ucraino e madre russa, può costare la libertà.

Gli studi di Ntv, canale nato dopo la fine dell’Urss. 

Subito fermata, interrogata e multata, mentre scriviamo non siamo in grado di sapere che altro le succederà. Il suo profilo social è stato oscurato, il filmato del tg rimosso dal web. E così, la muraglia di cartapesta sembrerebbe ricomposta. Di Ovsjannikova a Mosca non si parla più, anche se per il resto del mondo è un'eroina. Allo spettatore russo resta Vladimir Soloviov. E le sue fejk.