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Anche gli animali hanno una paura bestiale

Gazzelle del deserto: in presenza di una minaccia si riuniscono in branco. alamy / ipa
 
Le gazzelle si riuniscono in branco e certi pesci si nascondono dietro le conchiglie, ma in generale davanti ai predatori tutti scappano. Salvo rare eccezioni: per esempio il tasso del miele...
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Tra i tanti effetti tragici della guerra in Ucraina c'è anche la dose insopportabile di terrore che le bombe, gli spari, le urla e le evacuazioni stanno infliggendo agli animali: basta guardare gli occhi terrorizzati dei cani e gatti portati con sé dai profughi ucraini per capire che, ormai da millenni, l'animale più spaventoso del mondo non sono squali, ragni o leoni. Siamo noi.  E che questo accada da millenni lo conferma la scoperta, fatta da archeologi dell'Università giordana di Al Hussein Bin Talal, di un'imponente struttura preistorica nel deserto costituita da chilometri di muri di pietra che convergono verso una camera centrale. L'hanno costruita novemila anni fa dei cacciatori che si erano accorti che le gazzelle del deserto (Gazella dorcas),  quando si spaventano, si riuniscono in branco, per poi allontanarsi insieme dalla minaccia. Di fatto i cacciatori, terrorizzandole, ne spingevano interi branchi fra le mura, dov…

Tra i tanti effetti tragici della guerra in Ucraina c'è anche la dose insopportabile di terrore che le bombe, gli spari, le urla e le evacuazioni stanno infliggendo agli animali: basta guardare gli occhi terrorizzati dei cani e gatti portati con sé dai profughi ucraini per capire che, ormai da millenni, l'animale più spaventoso del mondo non sono squali, ragni o leoni. Siamo noi.  E che questo accada da millenni lo conferma la scoperta, fatta da archeologi dell'Università giordana di Al Hussein Bin Talal, di un'imponente struttura preistorica nel deserto costituita da chilometri di muri di pietra che convergono verso una camera centrale. L'hanno costruita novemila anni fa dei cacciatori che si erano accorti che le gazzelle del deserto (Gazella dorcas),  quando si spaventano, si riuniscono in branco, per poi allontanarsi insieme dalla minaccia. Di fatto i cacciatori, terrorizzandole, ne spingevano interi branchi fra le mura, dove la fuga era incanalata verso un recinto finale, in cui venivano rinchiuse e uccise. 

Insomma, la paura, che doveva difendere le gazzelle, veniva sfruttata per catturarle. "Questa emozione è l'antichissimo e fondamentale strumento che gli animali hanno per salvarsi dai predatori" spiega la biologa Chiara Morosinotto, che studia i rapaci notturni in Finlandia per la Novia University, e che alla paura negli animali ha dedicato la tesi di dottorato e ora il saggio per bambini La paura del leone (Rizzoli, pp. 228, euro 16 euro). "In rari casi, in effetti, di fronte a predatori molto intelligenti, la paura può ritorcersi contro le prede. Per esempio le megattere, avendo notato che i pesci di cui si nutrono fuggono davanti al rumore delle bolle d'aria che espirano, circondano interi banchi proprio con mura cilindriche di bolle, e poi li inghiottono entrandovi dal basso. I delfini della Shark Bay in Australia, invece, hanno capito che i pesci spaventati spesso si rifugiano in grandi conchiglie sul fondo, così li fanno fuggire e appena la preda si infila in una conchiglia, la portano in superficie e se la svuotano direttamente in bocca".

Megattera al largo di Vava’u, Tonga: usa le bolle d’aria per spaventare i pesci. alamy / ipa
 

Chimica del cervello

In noi umani la paura, intrecciandosi con altre emozioni, si è moltiplicato in infinite varianti, da quella del fallimento a quella di amare, fino alla "paura divertente" del guardare un film horror. "Alla sua base, però, c'è sempre lo stesso meccanismo: il cervello lancia un segnale chimico alle ghiandole surrenali perché secernano adrenalina e cortisolo. Questi ormoni acuiscono i sensi (da cui gli occhi spalancati) accelerano battito cardiaco e respirazione, e fanno tendere i muscoli per la fuga". Questa tensione estrema può salvare la vita, ma non fa bene alla salute, visto che i radicali liberi creati dalla grande produzione di energia danneggiano il Dna cellulare.

"È per questo che la paura è sopportabile per brevi periodi: se si trasforma in stress continuo diventa patologica, e ciò non accade solo agli esseri umani, ma anche alle lepri scarpa da neve (Lepus americanus) le cui popolazioni seguono cicli decennali di aumento e crollo: durante i loro boom demografici, il numero di predatori cresce talmente che lo stress continuo danneggia la salute delle lepri. Tanto da farne crollare il numero".

Oltre ad aver reso la paura un'emozione molto complessa, gli esseri umani, certe volte, riescono anche a dominarla. Gli animali, invece, non hanno nessuna voglia di fare gli eroi: se hanno paura scappano. "In effetti gli animali troppo spavaldi, e i loro geni, sono stati eliminati da tempo dalla selezione naturale. Il che non vuol dire però che non ci siano differenze tra gli individui. Esperimenti su pesci in acquario hanno dimostrato, per esempio, che alcuni di loro, trasferiti in nuove vasche, le esplorano subito, mentre altri restano nascosti a lungo: entrambe le personalità servono, gli audaci conquistano nuovi ambienti, i fifoni evitano che tutta la specie sia sterminata da pericoli imprevisti". C'è però una nota eccezione alla regola del "meglio paurosi che morti": le madri con cuccioli. "Dietro il loro comportamento spesso "eroico" c'è un calcolo: sono più coraggiose le femmine di specie di breve vita, perché hanno poche occasioni di riprodursi, così come sono difesi con più tenacia i cuccioli grandicelli, su cui si è già investito tempo ed energie, rispetto ai neonati".

E c'è chi ama le risse

Non manca comunque una specie davvero "senza paura": i rissosi tassi del miele (Mellivora capensis) che vivono fra Africa sub sahariana e l'India. In Africa si trovano spesso a dover contendere le prede alle iene, ma non si sognano proprio di scappare da quei predatori ben più grandi di loro, le attaccano, mettendole in fuga. "Il punto è che anche le iene hanno i loro timori, visto che basta una ferita non mortale a una zampa per condannarli alla morte per fame: di fronte a tassi del miele decisi, mordaci e difesi da una pelle molto coriacea, preferiscono lasciar perdere".

Il tasso del miele aggredisce le iene. alamy / ipa 

Visto però che neanche il più fifone degli animali può permettersi di avere paura di tutto, viene da chiedersi come facciano a sapere chi temere. "In molte specie parte delle paure vengono apprese osservando il comportamento degli adulti, ma ogni animale ha impressi fin dalla nascita nel cervello forme, suoni e odori da temere di più. Noi umani, come tutti i primati, abbiamo una paura atavica dei serpenti, così come i topi, perfino cresciuti in gabbia, temono l'odore di gatto. Questo meccanismo innato è molto efficiente...sempre che le cose non cambino velocemente: la fauna nordamericana di 15 mila anni fa, in mancanza di paura istintiva verso gli umani, si è lasciata massacrare, appena siamo arrivati in quel continente, fin quasi all'estinzione".

Sul Venerdì del 25 marzo 2022