C'è bisogno di silenzio
di Natalia Aspesi , di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, viale Cassala 57, 20143 Milano
La scorsa settimana siamo andati a fare le solite provviste e generi per la casa al solito Grande Supermercato posto nelle vicinanze. Con nostra sorpresa abbiamo trovato vuoti gli scaffali dell’olio di semi e di ogni tipo di farina. Depauperati quelli dei tanti oli di oliva. Nelle tabaccherie con bar annesso, io ancora fumo, cominciano a latitare i soliti discorsi sul calcio nostrano che danno voce agli istinti di tanti almeno per dieci mesi l’anno. Sento ora la contaminazione sempre più intensa di discorsi intorno a questa guerra. Credo di possedere ancora una vista che è rivolta al futuro. Confesso che comincio a mostrare qualche preoccupazione. Le acque si sono mosse in modo tale che anche una parvenza di fine delle ostilità non porterà quiete. Guardando gli avvenimenti e la successione degli stessi che si son visti nell’ultimo mes…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, viale Cassala 57, 20143 Milano
La scorsa settimana siamo andati a fare le solite provviste e generi per la casa al solito Grande Supermercato posto nelle vicinanze. Con nostra sorpresa abbiamo trovato vuoti gli scaffali dell’olio di semi e di ogni tipo di farina. Depauperati quelli dei tanti oli di oliva. Nelle tabaccherie con bar annesso, io ancora fumo, cominciano a latitare i soliti discorsi sul calcio nostrano che danno voce agli istinti di tanti almeno per dieci mesi l’anno. Sento ora la contaminazione sempre più intensa di discorsi intorno a questa guerra. Credo di possedere ancora una vista che è rivolta al futuro. Confesso che comincio a mostrare qualche preoccupazione. Le acque si sono mosse in modo tale che anche una parvenza di fine delle ostilità non porterà quiete. Guardando gli avvenimenti e la successione degli stessi che si son visti nell’ultimo mese, noto uno scivolamento verso intenzioni più preoccupanti. Un’asticella sempre più elevata intorno a prospettive pugnaci che a una reale pacificazione ed una serenità successiva. Le stesse lettere che ha inteso portare all’attenzione di noi lettori rappresentano un altro segnale di negazione della fuga di fronte all’orrido dei nostri giorni. Ne siamo immersi quasi completamente. Il Marrano, forse in difficoltà, ma anche ebbro da tanta spinta che sente provenire anche dal suo popolo verso impulsi più deteriori: straparla, minaccia, ed appunto perché ebbro potrebbe essere pronto a qualsiasi nefandezza che porrebbe il Mondo vicino alla sua estinzione. Perché è noto che gli arsenali esistenti sarebbero sufficienti per estinguere due o tre Mondi della dimensione della nostra Terra. Non essendo più idoneo a combattere per anagrafe, dovrò prendere in considerazione la prospettiva di essere profugo, fuggiasco. Ma verso dove? L’ignoto non mi ha mai spaventato tempo fa, ma ora mi fa pensare…e molto.
Ascoli Piceno: oggi
Un paio di mesi fa, sperando nella fine totale della pandemia, avremmo pensato che il futuro era l’oggi? Con una guerra imprevista e vicina, i resti della pandemia, uno scenario pauroso, nessuna certezza che l’oggi avrà per noi un futuro di pace, di serenità, con momenti, usiamo una parola dimenticata, di felicità? Lei ha ragione: l’Italia sta accogliendo i fuggiaschi ucraini, ma noi dove fuggiremo? E lei, dove troverà un luogo accogliente, antico, umano, bellissimo, come la sua città? Ecco mai come adesso bisogna vivere il presente dimenticandoci che esiste il domani, ma sinceramente come? Siamo immersi in incubi e menzogne, un opinionismo efferato, stupido, demente che quotidianamente cancella la realtà: mai credo, in un periodo bellico che mette in pericolo il mondo, siamo stati tenuti così lontani dai fatti e dalle cause. Persino le immagini dell’invasione, il numero dei morti, la distruzione delle città, la responsabilità di tutto questo dolore, tutto può essere truccato, inventato, perché anche la guerra, le stragi, le minacce, le previsioni pure scemissime servono all’audience. Mi fa orrore che si voglia distruggere il giovane, esausto presidente ucraino perché, avendo una villa a Forte dei Marmi, non sarebbe povero e quindi avrebbe sempre torto; mi fa orrore Putin travestito da 007, i muscoloni in vista sotto la giacchetta antiproiettile, mentre esce da un immenso portone dorato da imperatrice Caterina, tenuto aperto da due giganteschi granatieri in divisa di gala con elmo d’oro, e passa tra due folle plaudenti: il che è certo un montaggio, dato che lui vive totalmente isolato. C’è bisogno credo di silenzio. Di buio, di pensiero. Cellulare spento col suo brusio malvagio.
Sul Venerdì del 1° aprile 2022