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Jules Verne sopra e sotto i mari

Lo scrittore francese Jules Verne (1828-1905) (Getty images) 
ORA D'ARIA I giri del mondo del grande scrittore francese
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Jules Verne ha scritto un solo romanzo comico: esilarante e anche utile in questi giorni, perché racconta il melting pot del Mar Nero. A Costantinopoli, il mercante turco Keraban deve tornare a casa a Scutari (Uskudar), lato sud del Bosforo, mezz'ora di traversata; ma il sultano ottomano pretende un nuovo balzello per attraversare lo stretto; un sopruso, per Keraban il testardo (1883), che sceglie di passare via terra, lungo le coste del Mar Nero: un periplo fitto di popoli, di lingue, di donzelle rapite, di harem, e le città che ormai conosciamo (e molte altre); alla fine Keraban riattraverserà il Bosforo senza barca e senza pedaggi, con un espediente degno del genio dei Viaggi straordinari.

Verne invece adorava andare per mare; appena poteva, era in barca; la sua Saint-Michel, rassicurava l'editore Hetzel, "è uno studio galleggiante" (doveva consegnare Ventimila leghe sotto i mari). Dal suo villaggio sulla Manica, per misteriosi soggior…

Jules Verne ha scritto un solo romanzo comico: esilarante e anche utile in questi giorni, perché racconta il melting pot del Mar Nero. A Costantinopoli, il mercante turco Keraban deve tornare a casa a Scutari (Uskudar), lato sud del Bosforo, mezz'ora di traversata; ma il sultano ottomano pretende un nuovo balzello per attraversare lo stretto; un sopruso, per Keraban il testardo (1883), che sceglie di passare via terra, lungo le coste del Mar Nero: un periplo fitto di popoli, di lingue, di donzelle rapite, di harem, e le città che ormai conosciamo (e molte altre); alla fine Keraban riattraverserà il Bosforo senza barca e senza pedaggi, con un espediente degno del genio dei Viaggi straordinari.

Verne invece adorava andare per mare; appena poteva, era in barca; la sua Saint-Michel, rassicurava l'editore Hetzel, "è uno studio galleggiante" (doveva consegnare Ventimila leghe sotto i mari). Dal suo villaggio sulla Manica, per misteriosi soggiorni adulterini, pregava Hetzel di richiamarlo a Parigi per lavoro, e attraccava sulla Senna. Avendo un figliol prodigo, Michel, quello che gli venne in mente per raddrizzarlo fu di mandarlo mozzo per due anni - adolescente - su un bastimento (ne sortì Un capitano di quindici anni); e con i proventi teatrali del Giro del mondo in 80 giorni si costruì un sontuoso yacht a vapore, il Saint Michel III, sognando di andarci a Costantinopoli - ci viaggiò molto in effetti, e quando sbarcava, erano ovazioni, danze delle spade, e dono di scafandri (lo prendevano per il suo capitano Nemo, ma lui, cinquant'anni, si sottraeva). Orano, Gibilterra, le Ebridi: a Roma vide il papa. Ma di colpo dovette smettere, per una vicenda misteriosa, su cui possediamo solo indizi.

Verne era stato, con un gruppo di amici, recalcitrante al matrimonio. "Devo sposarmi", scrisse però un bel giorno alla madre, "esisterà pure la donna che mi è destinata, come disse Napoleone al ponte di Montereau" (Napoleone parlava della pallottola che doveva ucciderlo). Honorine era una vedova benestante, e il "funerale" (il matrimonio) si fece. Venne Michel: ma Verne preferiva a lui un suo compagno di liceo, Aristide Briand (il futuro statista, premio Nobel per la pace). Lo aveva portato a visitare il Saint Michel III un giovane creolo, che Jules Verne andava tutti i giorni a prendere a scuola. In barca, fu accolto anche un cugino di Michel, Gaston: che, il 9 marzo 1886, tirò su Verne con una rivoltella; colpito alla gamba, Verne finì immobilizzato. Per i maldicenti, Gaston era geloso di Aristide Briand - "Mio nipote mi adorava", disse Verne alla stampa, "e anch'io lo amavo molto".