✕

Il mercato non può tutto

PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Guerra e pandemia ci fanno capire che le privatizzazioni indiscriminate sono state un errore. Come dimostra proprio la Russia
2 minuti di lettura

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Michele, in questi giorni tristi e preoccupati, una cosa su cui non ho sentito voci, a proposito dei rincari del petrolio e quindi di benzina ed energia, è la seguente. Non è strategico il settore dell’energia? Non dovrebbe essere sotto controllo pubblico? Perché lo si è dato a privati che, col cinismo che li contraddistingue, approfittano dei momenti peggiori per fare profitti enormi sulla pelle di noi tutti? Privatizziamo, privatizziamo: ecco i risultati. Ma nessuno osa mettersi contro il “libero mercato”. Il povero Enrico Mattei si rivolta nella tomba.
Romano Manaresi (Ravenna)

Caro Manaresi, questi ultimi due anni – pandemia, poi guerra – ci stanno costringendo a capire che quando si sbaglia, si paga. La pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza vitale della sanità pubblica e della medicina di base, tr…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Michele, in questi giorni tristi e preoccupati, una cosa su cui non ho sentito voci, a proposito dei rincari del petrolio e quindi di benzina ed energia, è la seguente. Non è strategico il settore dell’energia? Non dovrebbe essere sotto controllo pubblico? Perché lo si è dato a privati che, col cinismo che li contraddistingue, approfittano dei momenti peggiori per fare profitti enormi sulla pelle di noi tutti? Privatizziamo, privatizziamo: ecco i risultati. Ma nessuno osa mettersi contro il “libero mercato”. Il povero Enrico Mattei si rivolta nella tomba.
Romano Manaresi (Ravenna)

Caro Manaresi, questi ultimi due anni – pandemia, poi guerra – ci stanno costringendo a capire che quando si sbaglia, si paga. La pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza vitale della sanità pubblica e della medicina di base, trascurata a vantaggio di “eccellenze” vere e presunte. Oggi non c’è governo o forza politica, anche la più scriteriatamente “mercatista”, che non convenga sull’urgenza di rinforzare la medicina pubblica sul territorio, presidiandolo quasi casa per casa. Il medico di base è il primo e insostituibile custode della salute del popolo (sembra uno slogan maoista, dovrebbe sembrare, invece, puro buon senso). La guerra ci butta addosso l’altro marchiano errore commesso, non sempre in buona fede, negli ultimi decenni. Diciamo da quando, con il collasso (meritatissimo) dell’Urss e dell’economia pianificata, si è pensato che il mercato fosse una specie di stato di natura, finalmente ripristinato, che avrebbe portato l’umanità al benessere e alla libertà. Si è dato campo libero alla privatizzazione indiscriminata, il cui esempio più clamoroso, e più follemente perverso, è proprio la Russia, passata in pochi anni da una burocrazia fallimentare, autocratica e liberticida, a una oligarchia economica ugualmente fallimentare, autocratica e liberticida. Io la penso come lei: alcuni snodi fondamentali dell’economia e della vita sociale (l’energia, certo, ma anche la scuola, l’acqua, le infrastrutture: vogliamo parlare delle autostrade?) dovrebbero essere sotto il controllo pubblico. Che non vuole affatto dire escludere i privati, o mortificare la libera iniziativa. Vuol dire che la tutela dell’interesse collettivo non può mai diventare lettera morta, o impiccio burocratico. Deve essere l’agente determinante dello sviluppo, e anche della libera concorrenza tra imprese. E questo assomiglia parecchio al socialismo. Un socialismo democratico e dinamico, molto più “moderno”, a mio avviso, di un capitalismo che puzza di decadenza e di guerra. Un sistema nel quale nessuna, dico nessuna istanza individuale, tanto meno economica, possa calpestare i bisogni della collettività.  Quanto a Mattei, fa bene a rievocarne il nome. Il suo progetto di indipendenza energetica era, in sé, una dichiarazione di guerra alle oligarchie di allora. È una delle figure chiave per capire non solo l’Italia del secondo Novecento, ma lo scenario mondiale. La verità sulla sua tragica fine (un incidente aereo molto sospetto) non la sapremo mai, ma è, quello sulla morte di Mattei, uno dei pochissimi “complottismi” degni di essere presi molto sul serio.

Sul Venerdì dell'1° aprile 2022