A San Marino non vola più una Mosca
dalla nostra inviata Stefania Parmeggiani , dalla nostra inviata Stefania ParmeggianiSAN MARINO. Sullo Stradone, la via che costeggia la cinta muraria della più antica Repubblica d’Europa, si parla solo di due cose: il capitano reggente accusato di molestie sessuali da una impiegata di Palazzo Pubblico e la distanza dalla Russia. Della prima – Giacomo Simoncini, centrosinistra, 27 anni, sei mesi fa acclamato come uno dei capi di Stato più giovani al mondo, arrivato ieri a fine mandato – se ne occuperà il tribunale. Della seconda, la Storia. Già, perché la grande amicizia con Mosca di questo micro Stato incastonato tra Marche e Romagna è finita bruscamente dopo l’invasione dell’Ucraina. Colpa della guerra di Putin e della decisione del Consiglio grande e generale – il parlamento monocamerale di San Marino, primo partito i Democratici cristiani – di non restare neutrale e di applicare anch’esso sanzioni alla Russia.
Non era mai accaduto, la neutralità qui &egr…
SAN MARINO. Sullo Stradone, la via che costeggia la cinta muraria della più antica Repubblica d’Europa, si parla solo di due cose: il capitano reggente accusato di molestie sessuali da una impiegata di Palazzo Pubblico e la distanza dalla Russia. Della prima – Giacomo Simoncini, centrosinistra, 27 anni, sei mesi fa acclamato come uno dei capi di Stato più giovani al mondo, arrivato ieri a fine mandato – se ne occuperà il tribunale. Della seconda, la Storia. Già, perché la grande amicizia con Mosca di questo micro Stato incastonato tra Marche e Romagna è finita bruscamente dopo l’invasione dell’Ucraina. Colpa della guerra di Putin e della decisione del Consiglio grande e generale – il parlamento monocamerale di San Marino, primo partito i Democratici cristiani – di non restare neutrale e di applicare anch’esso sanzioni alla Russia.
Non era mai accaduto, la neutralità qui è sacra da secoli. Dunque, una svolta in politica estera che preoccupa non poco i cittadini. I quali un anno fa sui social ringraziavano Putin per avergli fatto arrivare il vaccino Sputnik V e oggi, vedi il destino, si rimboccano le maniche per accogliere le donne e i bambini in fuga dall’Ucraina.
«Ci presero per fame»
Verter Casali, professore in pensione che aprì la prima libreria di San Marino, ci accompagna lungo le vie che collegano i nove castelli della Repubblica. Ogni tappa, una storia: la porta d’ingresso del Paese, le gallerie del treno che nella Seconda guerra mondiale salvarono gli italiani dai bombardamenti su Rimini; il Kursaal, sede del casinò stroncato dal blocco di polizia di Mario Scelba; il sagrato della Chiesa dei Cappuccini dove Garibaldi sciolse le sue milizie e, ovviamente, piazza della Libertà, che nel 2019 vide sfilare in pompa magna il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
«L’amicizia con la Russia», racconta Casali, «risale agli anni dopo la Seconda guerra mondiale, quando San Marino era governata da un’alleanza socialcomunista». Possiamo immaginarla così: 61 chilometri quadrati circondati da territorio ostile, un’isola rossa in mezzo a un mare democristiano, Mosca e Pechino come stelle polari, il leader comunista Giancarlo Pajetta che prendeva la via del Monte e incitava i compagni a resistere, l’Italia che mandava i blindati dei carabinieri ai confini, e persino Richard Nixon interessato a questo bizzarro fazzoletto di terra, sospettato di essere un avamposto sovietico a ovest. «Gli Usa rifiutavano d’inserirci nel piano Marshall, l’Italia ritardava i pagamenti del canone doganale e bloccava le vie di accesso a San Marino. Ci presero per fame».
Nel 1957 la sinistra sammarinese capitola (un golpe, diranno molti): alcuni deputati vengono convinti a fare il salto, un governo autoproclamato si riunisce in un capannone a Rovereta, sul confine, ed eccoci a un nuovo capitolo. Quello che nel segno della Balena Bianca restituisce prima a San Marino il diritto di avere una televisione di Stato, e poi le banche, le finanziarie, la mentalità da comitato d’affari che negli anni 90 trasforma il Paese in un paradiso fiscale: soldi a palate, denaro, riciclaggio e corruzione.
Quando con una serie di riforme l’onta di fare parte della blacklist dei paradisi fiscali viene lavata, e quella stagione felice finisce, il piccolo Stato di 33 mila abitanti cerca di restare a galla come può. Da una parte, consolida i rapporti con Mosca, facilitati da Vladimir Lisin, console onorario in Russia, re dell’acciaio, uno degli uomini più ricchi al mondo (ora ha preso le distanze anche lui dall’invasione dell’Ucraina). Dall’altra, conduce un delicato negoziato per “associarsi” alla Ue che si concluderà nel 2023.
Fermo immagine più recente di questi equilibrismi? Il ministro degli Esteri russo Lavrov in visita ufficiale. È appunto il 2019, il potentissimo capo della diplomazia di Putin viene a ringraziare la Serenissima per non avere aderito alle sanzioni contro la Federazione russa imposte dopo l’occupazione della Crimea: lo insigniscono della Gran Croce dell’Ordine di Sant’Agata, una delle principali decorazioni sammarinesi, lui firma un vademecum per la collaborazione commerciale, economica, sanitaria e politica, festeggia il suo compleanno a Rimini e il giorno dopo se ne torna a Mosca. I giornalisti – che sospettosi! – scrivono che la Russia sta marciando su San Marino e che è interessata alle sue banche. Lo Stato risponde che non si presterà a triangolazioni e truffe. E in effetti apparentemente non accade granché: qualche scandalo legato all’export di formaggi, l’immatricolazione di un jet privato riconducibile a Eugenij Prigozin, il “cuoco di Putin” a capo della squadriglia di mercenari che combatte le guerre sporche del Cremlino, e poco più. Di certo c’è solo che Mosca guarda a San Marino come a una vetrina nel mezzo dell’Europa.
Poi, la pandemia. Luciano Zanotti, imprenditore e presidente della Federazione energie rinnovabili, è uno dei tanti sammarinesi vaccinati con lo Sputnik V e oggi ricorda: «Aspettavamo il vaccino dall’Italia, ma non arrivava e intanto il nostro ospedale era al collasso, eravamo in cima alle statistiche mondiali per mortalità da Covid». A febbraio 2021 San Marino acquista le prime 37 mila dosi di siero russo. Immunità di gregge raggiunta in meno di tre mesi, l’entusiasmo è alle stelle. «Ci siamo salvati e gli unici problemi li abbiamo avuti con l’Italia che ci ha costretto a elemosinare proroghe su proroghe per potere varcare il confine». Zanotti non approva la rinuncia alla neutralità: «Non era mai successo. Ne pagheremo le conseguenze per anni».
Finisce che la Federazione russa inserisce anche San Marino nella lista dei Paesi ostili, una doccia fredda. Andrej Ceccoli, nato a Mosca 40 anni fa da madre russa e padre sammarinese, è il presidente dell’associazione San Marino-Russia. «Sono un manager, mi occupo di commercio estero», racconta, spiegando di avere un socio russo, uno ucraino e uno israeliano. «Mi piace ricordarlo perché è un esempio di come nella nostra Repubblica s’incontrino in maniera pacifica e costruttiva persone di ogni nazionalità». Dice che la scelta di aderire alle sanzioni non è stata felice: «Avremmo potuto proporci come luogo del dialogo. La posizione assunta è simbolicamente importante ma totalmente inutile dal punto di vista pratico». Anche perché «a differenza dei grandi Stati non abbiamo interessi economici tali da impedirci un’equidistanza dalle parti: tutto lo scambio ammonta a circa quattro milioni di euro all’anno in importazione e due e mezzo in esportazioni».
Il tabù delle sanzioni è caduto dopo una lunga discussione grazie alla formula della “neutralità attiva”. Spiega il segretario di Stato per gli Affari esteri Luca Beccari, lo stesso che pochi mesi fa era volato a Mosca per negoziare un accordo reciproco di abolizione dei visti: «Essere neutrali oggi significa non scendere in campo militarmente e non prendere parte a coalizioni di Paesi contro altri. Ma non significa ignorare cosa accade vicino a noi. Le sanzioni erano inevitabili».
Benvenuti ucraini
E, come ovunque, anche qui la gente scende in piazza: la bandiera della pace in mano, i sammarinesi accanto alla comunità ucraina, dopo quella italiana la più numerosa sul Titano. Giacomo Rinaldi, capitano del castello di Montegiardino, l’equivalente di un sindaco, racconta che il suo territorio, neanche mille abitanti, ospita già trenta profughi: «Li assistiamo nel modo migliore. Lo Stato ha posto il tetto a trecento, ma se necessario faremo di più. E l’avremmo fatto anche restando neutrali».
«Già, ma se non avessimo applicato le sanzioni, l’Europa di cosa ci avrebbe accusato?» dice Casali prima di riaccompagnarci alla Porta del Paese. Il centro storico prima del Covid era pieno di turisti russi e scritte in cirillico. Quest’estate torneranno gli italiani, ma non ci saranno i trecentomila russi che dovevano sbarcare all’aeroporto internazionale Federico Fellini, a Rimini. Dalle vetrine sono scomparse le statuette di Putin e restano in bella vista quelle di Michael Jackson e della Regina Elisabetta. Scivolando tra bazar e armerie (vendono di tutto, dalle katane giapponesi ai revolver) si arriva al Cantone, piazzetta con vista sulla Riviera romagnola. Una signora ricorda Giulio Tremonti e lo scudo fiscale che svuotò le banche sammarinesi: «L’Italia è laggiù, appena 700 metri più in basso, ma ci sono stati giorni in cui Mosca sembrava più vicina di Roma».
Sul Venerdì del 1° aprile 2022