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Alessandro Gassmann. Diario di un’avventura tra i boschi dell’Ogliastra

Il comune di Jerzu, sulla vallata del fiume Rio Pardu, provincia di Nuoro (Cristian Mascia)
  
Durante una vacanza tra un set e l’altro, il nostro #greenhero si ritrova a percorrere i sentieri nel verde sardo. Con una guida speciale. E un obiettivo mozzafiato
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Siamo così abituati alle meraviglie del nostro Paese che alle volte non riusciamo ad accontentarci. E per fortuna, dico io, perché è quando la sete di bellezza appare immotivata che prende il sopravvento e ci guida alla ricerca della completezza. Ecco, a me, per esempio, una volta è capitato di andare in una delle più belle coste del Mediterraneo, quella dell'Ogliastra, per un viaggio breve organizzato tra un set e un altro con lo scopo di staccare la spina. Una pausa che mi aveva rigenerato pienamente, ma che curiosamente sentivo potesse darmi ancora di più. Fatto sta che un sabato mattina ero salito sulla collina a ridosso del porto di Arbatax trovandomi sul belvedere di cala Moresca, dietro le famose rocce rosse. Mentre osservavo il manifestarsi del sole, un gruppo di adolescenti irruppe su quello spiazzo schiamazzando. Vedendomi mi si accostarono, si presentarono e poi, spinti dall'orgoglio, presero a consigliarmi escursioni da far…

Siamo così abituati alle meraviglie del nostro Paese che alle volte non riusciamo ad accontentarci. E per fortuna, dico io, perché è quando la sete di bellezza appare immotivata che prende il sopravvento e ci guida alla ricerca della completezza. Ecco, a me, per esempio, una volta è capitato di andare in una delle più belle coste del Mediterraneo, quella dell'Ogliastra, per un viaggio breve organizzato tra un set e un altro con lo scopo di staccare la spina. Una pausa che mi aveva rigenerato pienamente, ma che curiosamente sentivo potesse darmi ancora di più. Fatto sta che un sabato mattina ero salito sulla collina a ridosso del porto di Arbatax trovandomi sul belvedere di cala Moresca, dietro le famose rocce rosse. Mentre osservavo il manifestarsi del sole, un gruppo di adolescenti irruppe su quello spiazzo schiamazzando. Vedendomi mi si accostarono, si presentarono e poi, spinti dall'orgoglio, presero a consigliarmi escursioni da fare.

"Considerate che ci andrei con queste", dissi, a un certo punto della discussione, mostrando le scarpe da ginnastica.  Quelli, per nulla sconfitti, confabularono tra loro e decretarono: "Gairo Taquisara, statale 198 di Seui, incrocio via della Pineta. Parcheggiare e seguire il sentiero Italia, itinerario 102!". Fu così che dopo pranzo, intorno alle 14 del pomeriggio, raggiunsi in auto il paese che mi avevano indicato e, dopo aver parcheggiato, salii a piedi per un boschetto giovane che subito degradò in un paesaggio lunare, esposto al vento e dove rari e cocciuti lecci infilavano le radici nelle rocce arrivando a spaccarle. Camminai per almeno un'ora su quel sentiero prima di incontrare anima viva. Ero ormai abbastanza in alto quando notai un uomo che se ne stava accovacciato e di spalle. Sospettai si trattasse di un cacciatore ma avvicinandomi m'accorsi che, con due barattolini di vernice all'acqua davanti, quell'uomo stava ripassando le bandierine del percorso. Lo salutai rincuorato, lui mi rispose e io feci per proseguire quando, senza distogliere lo sguardo dal lavoro, aggiunse: "Ti serve qualche consiglio?".

Presi la palla al balzo. "Sì, un bosco" feci io "mi dicevano dei ragazzi che ce n'è uno nato su un villaggio nuragico. E poi Perda Liana!".

Particolare del villaggio nuragico Is Tostoinus (Cristian Mascia) 

"Is Tostoinus, devo andarci appena finisco, se mi aspetti ti accompagno" fece lui sempre senza guardarmi. "Perda Liana è il sentiero 101, ma è troppo distante e non faresti in tempo. Comunque se guardi davanti a te capisci subito qual è!". Mi voltai e vidi in lontananza una roccia che si stagliava unica e inconfondibile, quasi una cattedrale gotica in mezzo al niente, una gigantesca lama che infilzava la terra. "Il Torrione di Perda Liana spunta da tutte le parti" ridacchiò lui alzandosi e guardandomi finalmente in faccia. Ci presentammo. Quell'uomo si chiamava Cristian, lavorava per l'agenzia regionale Forestas e il suo compito era prendersi cura di tutta quella zona, compresa la parte archeologica in cui eravamo diretti.

Ci volle almeno un'ora prima d'arrivare a un boschetto e fu lì che il mio Cicerone disse "dobbiamo fermarci un attimo, ma quasi ci siamo". Neanche un centinaio di metri dopo, una stranissima costruzione composta da una base circolare in pietra e da un tetto ripidissimo di rami intrecciati mi si fece davanti: Oddio, e che cos'è questo?. "Un Pinneto" fece lui. "Lo usavano i pastori, ma ora ci si fermano gli escursionisti". Esistevano dunque turisti, per lo più esteri, che attraversavano quelle montagne con lo scopo di godere di quella bellezza incontaminata, per me fino ad allora sconosciuta.

Ma ci si può dormire? chiesi, mentre lui allargava le ultime braci di un fuoco recente. "Capita! Alle volte gli escursionisti non si accorgono dell'arrivo della notte e la passano qui. Anche se oggi, come vedi, ci hanno cucinato". L'odore di carne arrostita, infatti, era ancora presente.

Riordinò tutto e, usciti da quella costruzione, attraversammo un piccolo rio camminando su un ponticello di sassi e legno. Sull'altro lato si estendeva un bosco di lecci mastodontici e antichissimi che terminava su una breve radura dove, aprendo un cancello di legno, la mia guida disse: "Ecco questo è Is Tostoinus, che in italiano vuol dire tartarughe!".

Alberi di varia età proteggevano un'incredibile quantità di massi tondeggianti e rivestiti di muschi di diverse e brillantissime tonalità di verde. Un trionfo di toni freddi, e al contempo accoglienti, spezzati da un mare di ciclamini sgargianti. Una sottilissima brezza, quasi una carezza, sembrava lisciare tutto con premura. Rimasi senza fiato, quella era una scenografia impossibile da riprodurre. In quel villaggio nuragico, fatto di pietre somiglianti a una distesa di carapaci di tartarughe, decine di famiglie avevano vissuto per secoli e questo si sentiva, permaneva la sensazione di possesso, per me l'imbarazzo d'essere in casa altrui.

Il trenino verde della linea turistica (Cristian Mascia) 

Riprendemmo a camminare anche se non riuscivo a levarmi dalla testa l'immagine di quel bosco e quel villaggio. Un'immagine che giocoforza poteva esser rotta solo da qualcosa di magnificente, come il signore di quelle montagne. "Fai piano, girati a destra" sussurrò Cristian. A neanche 20 metri da noi un muflone maschio con due corna incredibilmente tornite, elegantissimo, ci guardava. Rimanemmo così qualche secondo a osservarci tutti e tre, reciprocamente interessati, finché l'animale, evidentemente soddisfatto, si voltò e se ne andò.

Ero ancora senza parole e avrei continuato ma la luce iniziava a scarseggiare. Riprendemmo così la via del ritorno e raggiungemmo l'auto, lasciata strategicamente da Cristian in mezzo a una radura, che era notte. Prima di entrarci lo ringraziai per avermi regalato la vista di certi posti ma lui, schivando quel ringraziamento, rilanciò "se vuoi ti riporto alla tua auto, altrimenti sappi che devo andare a Perda Liana, ma non per lavoro, volevo scattare foto in notturna, se non hai da fare...". I convenevoli in montagna, si sa, non stanno bene. Accettai e mi ritrovai proprio sotto il torrione di Perda Liana sommerso da un mare densissimo di stelle a mangiare una forma di caprino stagionato e aperto come una scatola, pane pistoccu e vino casareccio. Durante la sera potei raccogliere dalla voce del mio Cicerone tanti altri frammenti dell'isola. Storie di eutanasie nuragiche e di usanze umane e lontane nei secoli ma ancora vive. Racconti di una terra bellissima che avrei continuato ad ascoltare se non c'avesse ammutolito l'arrivo, da dietro il torrione di Perda Liana, di sua maestà: la via lattea. La ragione per la quale eravamo andati lì.

Lo speciale