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Se siamo conformisti, è questione di cervello

Nella preistoria seguire la maggioranza salvava la vita ma pure oggi aiuta. «Perché» spiega lo scienziato cognitivo Todd Rose, «è una pulsione biologica». Ben sfruttata anche dalle dittature
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Dai carri armati russi in Ucraina, alle coccarde esibite dai presentatori dell'adunata putiniana allo stadio di Mosca, ai cartelli sorretti dagli scolari nelle foto di propaganda sui social media: il simbolo "Z", di supporto all'invasione dell'Ucraina, è ormai apparso ovunque. Con uno scopo preciso: stimolare, nel popolo, un'adesione conformista al militarismo. "Il successo di operazioni autocratiche come questa fa leva su un'antichissima predisposizione che in verità tutti abbiamo, quella ad uniformarci al nostro gruppo di appartenenza, così da evitare di essere ostracizzati: nel mondo durissimo della preistoria, quello nel quale il nostro cervello si è evoluto, l'isolamento significava morte certa" spiega lo scienziato cognitivo Todd Rose, che ha insegnato Psicologia dello sviluppo alla Harvard University e ha ora pubblicato Collective illusions: conformity, complicity and the science of why we make bad decision…

Dai carri armati russi in Ucraina, alle coccarde esibite dai presentatori dell'adunata putiniana allo stadio di Mosca, ai cartelli sorretti dagli scolari nelle foto di propaganda sui social media: il simbolo "Z", di supporto all'invasione dell'Ucraina, è ormai apparso ovunque. Con uno scopo preciso: stimolare, nel popolo, un'adesione conformista al militarismo. "Il successo di operazioni autocratiche come questa fa leva su un'antichissima predisposizione che in verità tutti abbiamo, quella ad uniformarci al nostro gruppo di appartenenza, così da evitare di essere ostracizzati: nel mondo durissimo della preistoria, quello nel quale il nostro cervello si è evoluto, l'isolamento significava morte certa" spiega lo scienziato cognitivo Todd Rose, che ha insegnato Psicologia dello sviluppo alla Harvard University e ha ora pubblicato Collective illusions: conformity, complicity and the science of why we make bad decisions (Illusioni collettive: conformismo, complicità e la scienza del perché decidiamo male,  Hachette, pp. 304, euro 18). "Questo bisogno di conformarsi per sopravvivere ha lasciato un'eredità ben visibile nel nostro cervello: esperimenti come quelli del neuroscienziato Vasily Klucharev della Erasmus University di Rotterdam mostrano che quando scopriamo di condividere il parere degli altri aumenta l'attività nel nucleus accumbens, regione cerebrale del piacere, e quando invece scopriamo di essere in disaccordo con la maggioranza aumenta l'attività nella corteccia cingolata rostrale, ovvero il circuito legato alla correzione degli errori. Se non siamo d'accordo con gli altri, insomma, il cervello ci invita a correggere la nostra posizione".

Sopra, lo scienziato cognitivo Todd Rose autore del libro Collective Illusions (Hachette) 

La "Z" dei russi

Ma per conformarci, bisogna innanzitutto sapere come la pensa il gruppo. Se tanti altri esibiscono un simbolo ideologicamente "carico" come la "Z", io posso intuire come la pensino già solo a prima vista, anche senza dialogare con loro. E quindi ho un modello visibile  a cui potermi conformare. "Ma capire davvero qual è l'opinione prevalente - in società complesse come quelle odierne, dove mezzi di comunicazione e sondaggi possono falsare la realtà - è arduo. Finché i nostri antenati hanno vissuto in piccole comunità tribali, erano piuttosto affidabili alcune scorciatoie mentali per cogliere il volere generale, come stimare che le opinioni più ripetute, o quelle espresse a voce più alta, fossero quelle più popolari" spiega Todd Rose. "Applicate alla sterminata platea di Internet, però, queste stime diventano del tutto fuorvianti. Prendiamo Twitter: uno studio del Pew Research Center mostra come l'80 per cento dei tweet sia inviato dal 10 per cento di utenti: esistono insomma dei "supertwittatori", sia bot che esseri umani iperattivi, che diffondono in maniera sproporzionata le loro idee, facendole sembrare maggioritarie quando, nella società reale, non lo sono affatto". Quindi chi si basa su Twitter per decidere a quale opinione conformarsi, può finire per adottare una posizione minoritaria ma molto "strillata" e ritwittata, come ad esempio quella delle frange più vocali dei No Vax.

Per renderci conto del potere del conformismo,  e in particolare di quanto l'appartenenza a un gruppo porti a modificare i propri giudizi e le proprie percezioni, anche quelle in apparenza più oggettive, come la vista, basta pensare a uno dei più famosi esperimenti di psicologia sociale, effettuato nel 1956 da Solomon Asch, polacco naturalizzato americano (vedere riquadro nella pagina successiva), nel quale una buona parte dei partecipanti si convince a dare una risposta sbagliata, nonostante la soluzione giusta sia più che evidente, solo per adeguarsi alla maggioranza. Questo effetto non sarebbe dovuto, dice Rose,  soltanto a una decisione consapevole di ignorare le proprie impressioni per sposare la versione favorita dagli altri: "C'è qualcosa di più profondo all'opera. Il neuroscienziato Gregory Berns ha riprodotto l'esperimento usando la risonanza magnetica per vedere cosa accade nel cervello di chi si conforma. E ha visto dei cambiamenti nella corteccia visiva: come se costoro "aggiornassero" il ricordo di ciò che hanno visto sovrascrivendolo con la versione indicata dalla vox populi".

Farsi belli per Instagram

Questa tendenza innata al conformismo può avere esiti paradossali in diverse occasioni: "Un gruppo di persone può finire per fare qualcosa che nessuno dei singoli membri, di suo, avrebbe voluto fare" spiega Rose. "Questo può accadere quando ogni membro del gruppo fa una scelta non perché sia convinto che sia giusta, ma perché immagina - sbagliando - di adeguarsi a ciò che la maggioranza degli altri desidera". Un esempio piuttosto comune è l'abbellimento, tramite vari filtri, dei selfie pubblicati su Instagram. "Molti considerano umiliante ritoccare le proprie foto, ma poi cedono, pensando che "così fan tutti" e quindi c'è il rischio di sfigurare di fronte alle foto perfette degli altri", dice Rose. "L'ironia di fondo è che quando facciamo così, contribuiamo all'espansione di questo circolo vizioso, perché qualcun altro vedrà la nostra foto ritoccata e sarà spinto a ritoccare la sua, anche se detesta farlo".

È una dinamica che ricorda la favola dei vestiti nuovi dell'imperatore di Hans Christian Andersen, dove tutti fanno finta di vedere un vestito inesistente solo perché due imbroglioni, che l'hanno venduto a caro prezzo all'imperatore, sostengono che il vestito meraviglioso sia invisibile agli stolti. Finché un bambino, la voce dell'innocenza, non frantuma l'illusione collettiva rimarcando che il sovrano è nudo. "Anche una sola voce dissenziente può ostacolare in maniera significativa i comportamenti conformisti. E questo si era già visto nell'esperimento di Asch, dove il fattore più determinante nel generare conformismo era l'unanimità di coloro che davano la risposta sbagliata: quando anche uno solo dei complici del ricercatore si scostava dagli altri dando la risposta corretta, allora si riduceva di molto il numero di risposte conformiste nei soggetti ignari" sottolinea Rose.
"Vedere che qualcun altro si permette di dissentire da quella che sembra l'opinione generale è liberatorio. E nei casi di società autoritarie che si reggono sulla continua, artificiosa esibizione in pubblico di manifestazioni di adesione al regime, chi rifiuta di conformarsi manda a tutti gli altri il segnale che uscire dall'illusione collettiva è una possibilità concreta".

La debolezza del dittatore

Ecco perché, per spezzare i pericolosi  autoinganni di massa sono preziosi i segnali di dissidenza come il cartello pacifista mostrato a sorpresa, durante il tg della tv di stato russa, dalla giornalista Marina Ovsyannikova. E non bisogna dimenticare che il conformismo, nelle società autoritarie, è un'arma a doppio taglio: se da un lato sorregge il sistema, dall'altro - quando il rispetto per il capo sconfina nel culto della personalità, come è facile che capiti nelle autocrazie - può danneggiare le capacità decisionali dell'autocrate. Perché gli autocrati, nel formare la loro cerchia di consiglieri, tendono a premiare la fedeltà rispetto alla competenza. E quindi finiscono per formarsi, attraverso "visir" conformistici e compiacenti, terrorizzati dal contraddire il capo, una visione del mondo distorta e confezionata più secondo i loro desideri che secondo la realtà. Anche perché i sondaggi, nelle società in cui rispondere nel modo "sbagliato" può essere incauto, sono notoriamente inaffidabili. Un esempio - riportato dal politologo Brian Klaas sull'Atlantic - è la sottovalutazione, da parte di Putin, della capacità dell'Ucraina di resistere per più di una settimana: "Come puoi fidarti" chiede Klaas "di un entourage che ha ogni motivo per nasconderti i suoi veri pensieri?".

Sul Venerdì del 1° aprile 2022