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"Tra due mondi": le vite parallele di Carrère

Nel film Tra due mondi di Emmanuel Carrère, Juliette Binoche è Marianne, una giornalista che, per scrivere un libro sul lavoro precario, si fa assumere come donna delle pulizie  
PSYCHO Lo scrittore torna alla regia con la storia di una giornalista che assume un'altra identità per un'inchiesta sul lavoro precario
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Emmanuel Carrère torna alla regia con un film che merita. Si intitola Tra due mondi ed è tratto dal libro inchiesta Le Quai de Ouistreham di Florence Aubenas.

Marianne, una magnifica Juliette Binoche, è una giornalista affermata che decide di scrivere un libro sul lavoro precario. Però vuole scriverlo dall'interno, quasi raccontarlo col corpo. Così, senza rivelare la propria identità, si fa assumere come donna delle pulizie sul traghetto che attraversa la Manica. Vivrà l'umiliazione dei ritmi massacranti che deve affrontare chi non può vivere che quella vita. Insieme alla fatica conoscerà anche la solidarietà e l'allegria delle sue compagne di sfruttamento. Riuscirà a mantenere nascosta la sua identità? Lo svelamento sopravviverà al legame? Il titolo fa riferimento all'incontro tra due mondi paralleli, borghesia intellettuale e proletariato precario.

Il richiamo ai due mondi, p…

Emmanuel Carrère torna alla regia con un film che merita. Si intitola Tra due mondi ed è tratto dal libro inchiesta Le Quai de Ouistreham di Florence Aubenas.

Marianne, una magnifica Juliette Binoche, è una giornalista affermata che decide di scrivere un libro sul lavoro precario. Però vuole scriverlo dall'interno, quasi raccontarlo col corpo. Così, senza rivelare la propria identità, si fa assumere come donna delle pulizie sul traghetto che attraversa la Manica. Vivrà l'umiliazione dei ritmi massacranti che deve affrontare chi non può vivere che quella vita. Insieme alla fatica conoscerà anche la solidarietà e l'allegria delle sue compagne di sfruttamento. Riuscirà a mantenere nascosta la sua identità? Lo svelamento sopravviverà al legame? Il titolo fa riferimento all'incontro tra due mondi paralleli, borghesia intellettuale e proletariato precario.

Il richiamo ai due mondi, però, è anche evocativo dell'inevitabile lavoro psichico che la convivenza con noi stessi richiede. Non è solo il dramma sociale del divario tra chi vive la precarietà e chi no, è anche il conflitto psichico tra due mondi interni: la scrittrice sicura di sé e del suo status che ricerca però uno spaesamento, uno spostamento da sé non solo politico ma anche immersivo, corporeo e affettivo. Platone ci ha regalato una parola che Jung raccolse con ardore: metaxú. Composta da due preposizioni - metá (in mezzo, tra) e sún  (con, assieme a) - denota lo spazio che stando nel mezzo mette in relazione. Un'apparente contraddizione che evoca la separatezza mentre rilancia l'incontro. Un luogo di transito ma anche un punto d'unione. Un'area intermedia, enigmatica ma necessaria, un luogo difficile che dovremmo frequentare di più. Tollerare la tensione tra gli opposti, per esempio tra realtà e narrazione, è paradossalmente l'unico modo per conciliarli.

Sul Venerdì dell'8 aprile 2022