Nel Polo senza ghiacci l'orso cerca casa
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiIl ghiaccio marino polare d'estate scompare a un ritmo di 70 mila chilometri quadri l'anno da quando, nel 1979, si è iniziato a misurarlo sulle foto satellitari: le proiezioni del British Antarctic Survey paventano la sua completa scomparsa per il 2035. A farne le spese sono gli orsi polari, che vedendo restringersi il loro territorio di caccia proprio nel periodo in cui non ibernano, si stanno avvicinando sempre di più ai villaggi. Soprattutto a quelli dove la presenza umana è solo un fantasma del passato, come l'antica stazione meterologica sovietica dell'isola di Kolyuchin, costruita nel 1934 e dismessa nel 1992. Teatro di un incontro suggestivo tra un fotografo russo e un gruppo di orsi. "È successo durante un viaggio nel circondario della Chukotka, nell'estremo oriente russo, in prossimità dell'Alaska" spiega Dmitry Kokh. "Navigando lungo la costa del mare dei Ciukci, avevo percorso oltre 1.200 miglia tra p…
Il ghiaccio marino polare d'estate scompare a un ritmo di 70 mila chilometri quadri l'anno da quando, nel 1979, si è iniziato a misurarlo sulle foto satellitari: le proiezioni del British Antarctic Survey paventano la sua completa scomparsa per il 2035. A farne le spese sono gli orsi polari, che vedendo restringersi il loro territorio di caccia proprio nel periodo in cui non ibernano, si stanno avvicinando sempre di più ai villaggi. Soprattutto a quelli dove la presenza umana è solo un fantasma del passato, come l'antica stazione meterologica sovietica dell'isola di Kolyuchin, costruita nel 1934 e dismessa nel 1992. Teatro di un incontro suggestivo tra un fotografo russo e un gruppo di orsi. "È successo durante un viaggio nel circondario della Chukotka, nell'estremo oriente russo, in prossimità dell'Alaska" spiega Dmitry Kokh. "Navigando lungo la costa del mare dei Ciukci, avevo percorso oltre 1.200 miglia tra paesaggi incontaminati e una ricca fauna artica: balene grigie, megattere, leoni di mare, foche e moltissimi uccelli. E villaggi che sembravano persi nel tempo. Un giorno, mentre eravamo diretti verso l'isola Wrangel - riserva naturale protetta dall'Unesco e considerata uno dei "reparti maternità" per gli orsi polari - si prevedeva tempesta, e così il capitano del vascello si è avvicinato, per ripararsi, all'isola di Kolyuchin".
Quel giorno c'era vento e pioggia, e gli edifici abbandonati, sulle rive rocciose, davano al villaggio sovietico un aspetto surreale. "All'improvviso" continua Kokh "abbiamo notato del movimento nelle finestre delle case, e con un binocolo abbiamo visto gli orsi". A quel punto ha prevalso l'istinto del fotografo. "Con un drone - che avevo silenziato perché non disturbasse gli animali, ho fatto una ricognizione intorno alle case diroccate: c'erano circa venti orsi, soprattutto maschi, mentre le femmine erano per lo più rimaste con i cuccioli sulle rive dell'isola" spiega il fotografo. "Per far abituare gli orsi al drone non l'ho fatto avvicinare a loro in linea retta, ma con una traiettoria a zig zag, quindi non minacciosa". Nel filmato gli orsi, più che disturbati dal drone che li osserva, sembrano incuriositi da esso, e tentano più volte di avvicinarsi.
Il drone come un nemico
"Probabilmente pensavano che fosse una specie di uccello, perché non l'hanno perso di vista per un attimo. Anche quando sembravano rilassarsi sull'erba, mi davano l'idea di essere pronti a colpire in qualsiasi momento: sono animali molto opportunistici e sorprendentemente reattivi, sempre capaci di sfruttare un'occasione inaspettata per un pasto". E proprio la fame ha portato gli orsi a vagare fino all'isola: "Una delle più grandi colonie di uccelli marini nel mare di Chukotka si trova lì, e lì gli orsi vanno per cibarsi di uova e di uccelli morti. Inoltre in autunno (le foto di Kokh sono del settembre scorso) i trichechi vanno lì a riposare, e anche loro sono prede ambite per gli orsi polari" spiega l'etologo Anatoly Kochnev, dell'Institute of Biological Problems of the North di Magadan, tra i massimi esperti di orsi in Russia. "Se quando arrivano sull'isola non trovano trichechi, gli orsi possono nutrirsi anche dei resti dei trichechi morti negli anni precedenti, visto che il freddo li conserva, e dormire a lungo, al riparo degli edifici, per non sprecare energia".
Per quanto fiabesca, la scena che Kokh ha immortalato non è rara nella zona artica: "Gli orsi polari usano spesso edifici e capanne abbandonate come copertura, sia per trovare riparo dal forte vento che soffia vicino al mare, sia per nascondersi dagli esseri umani" spiega lo scienziato. "Anche gli orsi bruni provano curiosità per le capanne che trovano nella foresta o nella tundra, ma è molto più raro che le usino come rifugio. Questo perché nella foresta i venti sono meno forti ed è più facile nascondersi dalle persone. Gli orsi polari, invece, non hanno opportunità di questo tipo: le strutture costruite dall'uomo sono quindi preziose". Ma la coabitazione non è il loro forte: "Quello che accade periodicamente da queste parti, è che gli edifici vengano usati come rifugio da uno-due orsi al massimo. E solo per un paio di settimane, passate le quali lasciano l'isola per la costa, in cerca di cibo. Quello che è sorprendente, nel caso del servizio fotografico di Dmitry, è proprio avere un tal numero di orsi polari presenti contemporaneamente all'interno degli edifici".
In fuga dai turisti
Per Kochnev lo strano caso degli orsi coinquilini, come lo avrebbe chiamato Arthur Conan Doyle, ha una soluzione precisa: "Sull'isola Kolyuchin, il giorno prima dell'arrivo di Dmitry era approdata una grande nave da crociera, e i turisti hanno fatto ripetutamente il giro con dei gommoni. Anche gli abitanti della comunità più vicina hanno fatto, lo stesso giorno, il giro dell'isola in barca, contando più di 50 orsi polari. Chiaramente tutte queste attività hanno disturbato gli animali: alcuni si sono allontanati a nuoto, ma parecchi maschi hanno deciso di nascondersi negli edifici abbandonati".
Proprio la propensione degli orsi a usufruire di case abbandonate, unita alla capacità di alzarsi sulle zampe posteriori in una postura quasi umana, potrebbe essere ciò che nel folklore porta a dipingere gli orsi come mutaforma: nelle leggende del popolo inuit dell'Alaska, ad esempio, gli orsi polari camminano bipedi per tutto il tempo. Parlano e possono diventare, di nascosto, uomini.
Sul Venerdì dell'8 aprile 2022