Leonardo Padura: "Resto a Cuba ma sono libre"
di Stefania Parmeggiani , di Stefania Parmeggiani"Questo luogo è la cosa più vicina che conosco a quella convenzione storica e culturale che chiamiamo Patria. Qui sento più pienamente di essere la persona che sono". Leonardo Padura, figura di antico caraibico con la barba bianca da saggio, è nella sua casa di sempre, nel quartiere Mantilla, Avana sud. Come polvere nel vento, il suo grande romanzo della diaspora cubana, è appena stato tradotto in Italia da Bruno Arpaia per Bompiani e sta per arrivare anche sull'isola, pubblicato da una casa editrice panamense. Ma in realtà lo hanno già letto tutti in formato elettronico, edizione pirata. Funziona così tra i cubani, anche e soprattutto per una novela che li riguarda tutti, chi è partito e chi come lui ha scelto di restare.
È la storia di un gruppo di amici sopravvissuti a un destino di esilio, da Cuba agli Stati Uniti, all'Argentina, alla Spagna... Che cosa ha fatto la vita di loro? Come li ha cam…
"Questo luogo è la cosa più vicina che conosco a quella convenzione storica e culturale che chiamiamo Patria. Qui sento più pienamente di essere la persona che sono". Leonardo Padura, figura di antico caraibico con la barba bianca da saggio, è nella sua casa di sempre, nel quartiere Mantilla, Avana sud. Come polvere nel vento, il suo grande romanzo della diaspora cubana, è appena stato tradotto in Italia da Bruno Arpaia per Bompiani e sta per arrivare anche sull'isola, pubblicato da una casa editrice panamense. Ma in realtà lo hanno già letto tutti in formato elettronico, edizione pirata. Funziona così tra i cubani, anche e soprattutto per una novela che li riguarda tutti, chi è partito e chi come lui ha scelto di restare.
È la storia di un gruppo di amici sopravvissuti a un destino di esilio, da Cuba agli Stati Uniti, all'Argentina, alla Spagna... Che cosa ha fatto la vita di loro? Come li ha cambiati il tempo? Il legame con l'isola da cui sono fuggiti, la forza degli affetti, li riunirà di nuovo? O le loro vite sono già polvere nel vento? Nel romanzo si fondono voci, situazioni, amori, misteri, quartieri e canzoni che descrivono il trauma della diaspora ma anche i fili invisibili dell'amicizia. Un tema che per Padura, giornalista e scrittore, è quasi un'ossessione: "È un dramma che ci perseguita come nazione e ci colpisce personalmente in molti modi. Già in Il romanzo della mia vita ne avevo parlato da una prospettiva storica e contemporanea, ma ora l'ho affrontato da un'angolazione più intima e viscerale perché volevo scrivere di come la mia generazione sia stata costretta all'esilio, e di come la generazione successiva l'abbia accettato come una via d'uscita a cui ricorrere con meno dolore, con più pragmatismo. In questi anni ho visto partire tanti parenti e amici, ho sentito le loro assenze, ho vissuto riunioni in diverse parti del mondo e tutte quelle esperienze, dolorose o gioiose, mi hanno portato a una storia corale, a un fiume di personaggi, situazioni, luoghi".
Il romanzo ruota attorno a un gruppo di amici, che si fa chiamare Il Clan. Sono nati con la rivoluzione cubana, sono cresciuti con le speranze del governo comunista, alcuni addirittura militando nel partito, e hanno raggiunto l'età adulta nel bel mezzo della crisi economica degli anni 90, che ha trasformato la maggior parte di loro in balseros, esiliati per persecuzione o necessità. Una storia comune a molti, che ha lasciato ferite profonde anche in coloro che, come l'autore, hanno deciso di sopportare fame e controllo sociale. Dice Padura: "Lo sradicamento di molte persone è anche una perdita fisica e spirituale che ci impoverisce in molti modi. Milioni di cubani se ne sono andati, per lo più persone preparate, istruite, colte, e la perdita di questo capitale umano ha un prezzo altissimo. Anche in questo momento sono migliaia i cubani che ogni giorno lasciano il Paese. È doloroso". Già, perché se nel romanzo è il Periodo Especial - così Fidel Castro chiamò la profonda crisi economica e finanziaria cominciata dopo il crollo dell'Urss - che finisce per disgregare amici e famiglie, oggi sono la pandemia e la nuova instabilità economica ad alimentare la diaspora. "Molti partono in condizioni estreme", racconta lo scrittore, "e vendono tutto quello che hanno con il rischio di essere rimpatriati".
Nel romanzo Clara resta nell'isola, Elisa scappa senza voltarsi indietro, Dario sceglie una nuova patria, Irving non dimentica... Una carrellata di volti e storie in cui, come un gioco di specchi, lo scrittore riflette se stesso: "Sono molto vicino a Clara e avrei potuto essere vicino a Irving, se a un certo punto me ne fossi andato". Le occasioni non gli sono mancate: nel 1992 per esempio, quando andò a Miami, o due anni dopo, quando raggiunse il Messico per ricevere un premio. A Cuba non c'era nulla, niente da mangiare, zero denaro, ma lui aveva tempo e storie da raccontare, una strada come scenario: "È che ho un fortissimo senso di appartenenza, un fortissimo legame con la mia cultura, forse perché sono uno scrittore e ho bisogno della vicinanza ai problemi quotidiani dei miei connazionali per fare il mio lavoro. O forse solo perché non so essere altro che un cubano in molti modi, al di là della letteratura. Come Clara, vivo nella stessa casa e nello stesso quartiere in cui sono nato, e come Irving porto con me un ricordo e un bisogno di compagnia che mi perseguita e che accetto. Sono molto nostalgico, molto legato ai miei ricordi".
A Mantilla, un quartiere dalla bellezza decadente dove i ragazzi giocano a baseball in strada e tutti si conoscono e si aiutano, quasi nessuno fa caso al fatto che lui sia un giornalista o uno scrittore. "Sanno che vengo dalla famiglia Padura, sanno chi era mio padre e chi è mia madre, e per molti sono solo il loro figlio. Questo rapporto profondo con uno spazio umano mi permette di mantenere un contatto vivo con il modo in cui le persone pensano ed esistono, con le loro aspettative e frustrazioni, e di questa conoscenza mi nutro per scrivere. In nessun altro luogo del mondo troverei quelle condizioni personali e professionali che la mia casa e il mio quartiere mi danno".
Non che sia facile: raccontare l'isola significa anche scontrarsi con la censura. E infatti Come polvere nel vento, che contiene anche una feroce critica sociale, come spesso accade ai romanzi di Padura, anche quelli che hanno per protagonista il detective Mario Conde, è stato pubblicato prima all'estero. "Tra pochi giorni qui inizierà a circolare un'edizione di circa 1.200 copie fatta stampare da Aurelia Ediciones, che opera come azienda panamense", racconta precisando però che il libro, "in formato digitale, grazie ai pirati, circola da quando è uscito in Spagna, quasi due anni fa. E i commenti di chi lo ha letto sono stati molto favorevoli. Ho ricevuto tanti messaggi e chiamate, anche da persone che hanno pianto mentre mi raccontavano come li avesse colpiti".
Chissà invece come sarà accolto a livello ufficiale? "Vedremo...". Padura lascia la frase in sospeso, ma non si fa illusioni: è abituato a passare sotto traccia in patria. Poche le interviste ai media cubani o le presentazioni ufficiali. Funziona così e non si lamenta. Invece, quando sono i giornalisti stranieri a interpellarlo, la conversazione finisce inevitabilmente su questioni politiche. Per questo nella raccolta di saggi Yo quisiera ser Paul Auster, aveva confessato di sognare di essere come lo scrittore americano, a cui si rivolgono domande sulla letteratura e non solo sulla situazione del suo Paese. "La letteratura per me è tutto. È il mio modo di essere nella vita e il modo in cui mi guadagno da vivere. È uno strumento di conoscenza della realtà che allo stesso tempo diventa una risorsa di autocoscienza personale".
Anche per questo nei suoi libri mette "tutta la cura possibile" affinché non siano mai strumenti di propaganda. "Quando non si sta attenti", dice "la tremenda voracità della politica può inghiottire il valore artistico del romanzo, sovvertirlo, degradarlo. La politica è una componente essenziale della realtà, determina come viviamo, a volte anche dove e come moriamo. La politica, per quanto mutevole, volubile, opportunistica, è tutto, ma la letteratura è arte". La si trova, certo, nei suoi libri, ma solo come ingrediente, elemento essenziale del contesto. "Non permetto mai che prenda il sopravvento sulla parte più importante del mio lavoro, che è l'indagine sulla condizione umana". In tutte le sue sfumature. "Mi sento al di sopra dei generi e questo mi permette di scrivere con molta libertà. E in letteratura", conclude lo scrittore che ha scelto di restare a Cuba per non soffrire di nostalgia cronica come i suoi personaggi, "forse la componente più importante è proprio la libertà".
Sul Venerdì dell'8 aprile 2022