Chiara Valerio: Dracula esiste e vive a Roma
di Loredana Lipperini , di Loredana LipperiniTornare al vampiro nel 2022, dopo secoli in cui colui che non muore è stato ombra affamata, oscuro signore, innamorato sensibile, spietato cacciatore. Nel lungo cammino che da John Polidori porta alla serie Midnight Mass di Mike Flanagan, arriva il romanzo che al Dracula di Bram Stoker si rifà riportandolo all'oggi e mettendolo a confronto con le incrinature del nostro presente. È Così per sempre di Chiara Valerio, appena uscito per Einaudi e portatore di una cristallina e non spietata bellezza.
Ma perché, poi, proprio Dracula?
"Perché ero ossessionata da lui da quando ero bambina. E perché questo è il libro che volevo scrivere da sempre, ma sapevo che prima ce ne dovevano essere altri, per allenarmi. Inoltre, perché grazie a Dracula posso indagare sul rapporto tra specie e natura. I…
Tornare al vampiro nel 2022, dopo secoli in cui colui che non muore è stato ombra affamata, oscuro signore, innamorato sensibile, spietato cacciatore. Nel lungo cammino che da John Polidori porta alla serie Midnight Mass di Mike Flanagan, arriva il romanzo che al Dracula di Bram Stoker si rifà riportandolo all'oggi e mettendolo a confronto con le incrinature del nostro presente. È Così per sempre di Chiara Valerio, appena uscito per Einaudi e portatore di una cristallina e non spietata bellezza.
Ma perché, poi, proprio Dracula?
"Perché ero ossessionata da lui da quando ero bambina. E perché questo è il libro che volevo scrivere da sempre, ma sapevo che prima ce ne dovevano essere altri, per allenarmi. Inoltre, perché grazie a Dracula posso indagare sul rapporto tra specie e natura. Infine, perché ho sempre trovato meraviglioso che la figura del vampiro giunga in Occidente alla fine del determinismo matematico e prima dell'avvento del probabilismo. Arriva prima Dracula del gatto di Schrödinger ed è meraviglioso che la letteratura anticipi la scienza".
In Stoker, come dice Stephen King, il male rappresentato da Dracula è predeterminato: arriva a Londra senza motivo e non a causa del malvagio richiamo di un mortale. Il tuo Dracula, che si chiama Giacomo Koch, sembra modellato su Stoker. Qual è il suo modo di compiere il male?
"L'immissione di Stoker riguarda soprattutto il passato di Koch, e la spiegazione della sua trasformazione in vampiro. Ma Koch, come gli viene rimproverato, è un vampiro frivolo".
Frivolo?
"Koch è frivolo perché non succhia il sangue dei vivi, non contagia più nessuno, al contrario di Mina che contagia tutti. Ecco, questo è il Male: non capire che siamo una specie fra le altre e non sopra le altre, è pensare al sangue puro, all'identità, alla razza superiore. Il mio conte scompagina, è in continua metamorfosi, e il male è il contrario della trasformazione, il male è ciò che è fisso, come Mina, che mantiene il privilegio e rappresenta la massima aristocrazia della catena alimentare. Koch rinuncia al privilegio, pur avendolo a disposizione, perché ha a disposizione il tempo, che è il massimo del privilegio. Ma se non lo usi per capire, non serve a niente".
È per questo che siamo sempre dalla parte di Dracula?
"Certo, perché non si uccide la meraviglia, anche se quella meraviglia è terribile. È sacrilego distruggere ciò che è fuori dall'ordinario ed è dentro il mito: dal punto di vista geometrico il mito è al di sopra sia della normalità che della patologia. Tra l'altro è stato Stoker a rendere meraviglioso e glam il vampiro: nelle storie precedenti non lo era affatto. Il paletto che uccide i vampiri non era metaforico: non sapendo nulla della decomposizione, ci si serviva del paletto per immobilizzare i cadaveri nelle bare".
Non è solo il paletto a spaventare i vampiri del canone: ci sono anche l'aglio e il sole.
"E qui c'è Carl Jung che toglie la paura al conte. Gli spiega che Dracula, non avendo limiti temporali, se ne è dati di spaziali, si è reso umano grazie ai limiti: sceglie, insomma, l'umano proprio per barattare la rabbia con l'intelligenza".
Anche noi stiamo umanizzando le creature del mito, però. Penso al Lucifer della serie televisiva, che è così umano da frequentare una psicoanalista.
"È che abbiamo un disperato bisogno del ritorno del mondo magico. Le religioni, laiche e no, nelle quali siamo cresciuti ci hanno detto che abbiamo bisogno di pensare il male nel mondo senza cercarlo in noi stessi. Ma l'idea della bontà come valore assoluto non ci soddisfa più, non ci ha salvato dalle guerre e dall'ingiustizia, non ha mischiato le classi sociali. Essere coscienti è più interessante che essere buoni, perché include il fatto che il male sia in te. Per questo rendiamo le creature del mito sempre più simili a noi".
Resta il fatto che un vampiro non è umano. Il suo conte ama gli umani?
"Così disperatamente che a volte vuole mangiarli. Ricordi quel racconto di Clarice Lispector, La donna più piccola del mondo? C'è una frase bellissima: "la cosa importante è non essere mangiati". Il conte, a volte, mangia per conoscere meglio: è curioso fino alla voracità, perché la conoscenza non rende buoni ma relazionali e il vampiro è un essere relazionale per eccellenza, visto che dipende dagli altri. Quando deciderà di non uccidere per mangiare, Jung gli ricorderà che sta diventando come gli umani, perché dà la morte non per necessità primaria, ma per piacere e vendetta".
Anche l'amore fra Mina e Koch è umano?
"Somiglia a quanto avviene in Flush di Virginia Woolf. Quando la poetessa e il cane si conoscono, lei comprende fino in fondo cos'è l'amore. Quando arriva Robert Browning a sottrargliela, il cane odia la situazione che si è creata ma comprende che l'odio include anche l'amore. L'amore di Mina per il Conte è questo. Ludovica Koch scrive che nella vita di ognuno fa irruzione l'assoluto con le sue pretese, e rende per sempre insopportabile la realtà di ogni giorno. Per il mio Koch, vale il paradosso per cui uccide ciò che ama: e soprattutto toglie a Mina tutto quel che lei ama, dal figlio alle amanti".
Il vecchio binomio amore-morte?
"Siamo noi ad aver creato riti di morte. Abbiamo imparato a far morire le cose nel momento stesso in cui abbiamo compreso che potevamo farle crescere. Per gli umani esiste la morte logica, per i vampiri no. Ha ragione Simone Weil quando dice che il limite dell'amore umano è che non può impedire che l'essere amato muoia. Ma per un vampiro la morte è semplicemente naturale".
Il romanzo è anche un atto d'amore per Roma, dove vive Dracula, e Venezia, dove vive Mina.
"Roma è eterna, da sempre, e il conte non può che vivere a Roma. Mina vive a Venezia che è immortale e immortalata. Sono due cose diverse: l'immortalità, quella di Mina, è supremazia, mentre l'eternità del conte è memoria. Ho cominciato ad averlo chiaro facendo da cinque anni avanti e indietro tra Roma e Venezia. Venezia mi ha cambiata. È una città vampiresca, improgrammabile, fluttuante. E marcisce: ti costringe a confrontarti con un continuo esercizio di morte".
Sul Venerdì del 15 aprile 2022