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Christian Guemy, con i miei graffiti riporto i bambini a Kiev

A Kiev, sotto la torre distrutta della televisione ucraina (Christian Guemy) 
Il più famoso street artist francese, meglio noto come C215, è in Ucraina per raccontare, a colpi di spray gialli e blu, "tutto il male della guerra". Intervista
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Sule pareti degli appartamenti sventrati dalle bombe, gli autobus bruciati, le macerie quotidiane di un dramma "che non risparmierà nessuno, né chi muore né chi sopravvive". La tela inaspettata di Christian Guemy, in arte C215, il nome più noto della street art francese, da quasi un mese sono diventati i luoghi che dall'Ucraina ci raccontano tutto il male della guerra. Case, piazze, giardini pubblici: spazi familiari che la paura ha reso alieni. A metà marzo, già in corso l'esodo dei profughi in fuga dall'invasione russa verso la Polonia, Cracovia e le grandi città europee, "da artista e cittadino" Guemy ha fatto il percorso inverso, guidando da Parigi a Kiev, per portare la propria "arte militante" - come la definisce - nelle strade ucraine. Per due settimane, dove cadevano bombe e crollavano palazzi, ha lasciato sul campo le sue opere, tutte in giallo e in blu, tutti ritratti di bambini. "…

Sule pareti degli appartamenti sventrati dalle bombe, gli autobus bruciati, le macerie quotidiane di un dramma "che non risparmierà nessuno, né chi muore né chi sopravvive". La tela inaspettata di Christian Guemy, in arte C215, il nome più noto della street art francese, da quasi un mese sono diventati i luoghi che dall'Ucraina ci raccontano tutto il male della guerra. Case, piazze, giardini pubblici: spazi familiari che la paura ha reso alieni. A metà marzo, già in corso l'esodo dei profughi in fuga dall'invasione russa verso la Polonia, Cracovia e le grandi città europee, "da artista e cittadino" Guemy ha fatto il percorso inverso, guidando da Parigi a Kiev, per portare la propria "arte militante" - come la definisce - nelle strade ucraine. Per due settimane, dove cadevano bombe e crollavano palazzi, ha lasciato sul campo le sue opere, tutte in giallo e in blu, tutti ritratti di bambini. "Bambini e bambine che potrebbero essere i nostri, i volti più adatti a mobilitare l'aiuto di cui ha bisogno questo pezzo d'Europa", spiega al telefono mentre rientra da Kiev.

Il ritratto di una bambina ucraina a Leopoli: sullo sfondo il fumo dell’attacco missilistico russo del 26 marzo (Christian Guemy) 

Classe '73, considerato tra i primi dieci street artist del mondo, già esposto (anche insieme a Banksy) a New  York, Roma, San Francisco, la missione ucraina di Guemy arriva dopo anni di militanza artistica sui fronti caldi del pianeta, dal terremoto di Haiti nel 2010 alla fuga dei siriani dalla guerra del 2016. Per arrivare a Kiev ha guidato per 2.600 chilometri, dormito in case e centri di accoglienza, fatto tappa (tra le altre) a Leopoli e Zhytomyr con il bagagliaio dell'auto riempito di colori, spray e stencil. Il risultato è una mappa della devastazione che unisce città, periferie, persino alcuni delle centinaia di check point disseminati sulle strade del Paese. "Se la street art vuol dire qualcosa sulla guerra" spiega "è nei luoghi della guerra che deve stare, a mostrare cosa è la distruzione, cos'è l'orrore".

Dentro un appartamento centrato dalle bombe a  Zhytomyr, colpita nei primi giorni della guerra (Christian Guemy) 


Nei pressi della metropolitana di Lukianivska, a Kiev, su una vetrata della stazione si incontra un ritratto di un bambino sfollato, sguardo perso, il cappello calato sugli occhi. Sotto la torre della tv nazionale ucraina, dove sono morti cinque civili, è spuntata a vegliarli una ragazzina con una corona di fiori in testa, ancora in giallo e blu. Nei dintorni di Zhytomyr, il tratto inconfondibile di Guemy ha "ricolorato" un appartamento distrutto da un missile. Nella cameretta dei bambini, tra libri d'avventura e peluche abbandonati, e nella cucina crollata per metà, sui fornelli sommersi dai calcinacci. "L'Ucraina oggi è un mondo senza bambini, fatto di parchi vuoti, camere distrutte, giocattoli smarriti" continua. "Ho voluto riportarli lì, anche dipingendoli nel caos e nella desolazione e farne simboli partigiani".

Nel centro di Kiev, il ritratto di Guemy è su un tram abbandonato (Christian Guemy) 

Voce profondamente "politica" come quella di molti artisti di strada, a portare Guemy in Ucraina del resto è stato anche un preciso percorso di ricerca. Quando è iniziata l'invasione russa, stava curando a Parigi l'allestimento di una mostra negli spazi di Les Invalides dedicata alla resistenza francese. "Sono anni che mi dedico ai ritratti dei nostri partigiani, non potevo non partire per il Paese dove ne stavano nascendo altri, e non dare il mio contributo contro propaganda e indifferenza. L'Ucraina siamo noi, quando finirà la guerra non ci sarà nulla da riparare, dovremo aiutare a ricostruire i palazzi come le persone. E l'unico modo per farlo, sarà accoglierle in Europa, dove meritano di stare".

Il volto di un bambino sulla pensilina del trasporto pubblico a Kiev: il giallo e blu sono i colori della bandiera ucraina (Christian Guemy)