A casa Di Bella ora ci sono i No Vax
di Caterina Giusberti , di Caterina GiusbertiBOLOGNA. La cura Di Bella nel terzo millennio? Si compra in farmacia, a prezzi che vanno dai seicento ai mille euro al mese. Basta avere la ricetta. E per averla, basta rivolgersi ai medici "prescrittori", come li chiamano, capitanati dal figlio ottantenne di Luigi Di Bella, Giuseppe, otorinolaringoiatra sospeso dall'Ordine dei Medici di Bologna perché No Vax e da poco tornato operativo avendo contratto il Covid.
Chiusa la sperimentazione ministeriale del 1998, il verdetto della comunità scientifica è sempre rimasto lo stesso: la terapia Di Bella non soltanto non cura il cancro, ma in alcuni casi può anche risultare tossica. Eppure più di vent'anni dopo, centinaia di persone fanno ancora ricorso al famigerato multitrattamento, alimentate dai gruppi Telegram e Facebook dove circolano articoli e video pseudo-divulgativi sempre nuovi. Un mondo che durante la pandemia si è legato a doppio filo alla galassia No Vax. Tanto …
BOLOGNA. La cura Di Bella nel terzo millennio? Si compra in farmacia, a prezzi che vanno dai seicento ai mille euro al mese. Basta avere la ricetta. E per averla, basta rivolgersi ai medici "prescrittori", come li chiamano, capitanati dal figlio ottantenne di Luigi Di Bella, Giuseppe, otorinolaringoiatra sospeso dall'Ordine dei Medici di Bologna perché No Vax e da poco tornato operativo avendo contratto il Covid.
Chiusa la sperimentazione ministeriale del 1998, il verdetto della comunità scientifica è sempre rimasto lo stesso: la terapia Di Bella non soltanto non cura il cancro, ma in alcuni casi può anche risultare tossica. Eppure più di vent'anni dopo, centinaia di persone fanno ancora ricorso al famigerato multitrattamento, alimentate dai gruppi Telegram e Facebook dove circolano articoli e video pseudo-divulgativi sempre nuovi. Un mondo che durante la pandemia si è legato a doppio filo alla galassia No Vax. Tanto che molti sostenitori di Di Bella lungo la via Emilia si sono inventati pure fantasiose cure contro il Covid. Come il Parvulan, un farmaco usato in Brasile contro l'herpes. O il lisozima, un enzima presente nella saliva.
A Modena, intanto, in consiglio comunale c'è chi chiede di intitolare a Di Bella "una piazza, una biblioteca oppure un ospedale".Era la metà degli anni Novanta quando il fenomeno esplose, dividendo l'opinione pubblica. A Modena arrivavano pazienti da tutta Italia, in pellegrinaggio dal medico dai capelli bianchi, quel nonno buono che sembrava in grado di infondere speranza. Nel 1998 l'allora ministra della Salute, Rosy Bindi, acconsentì ad avviare una sperimentazione, che finì con una bocciatura senza appello, certificata dal British Medical Journal. Da quella vicenda nacque l'articolo 13 del codice di deontologia medica, secondo il quale i camici bianchi possono prescrivere solo terapie basate su rigorosi criteri scientifici. Ma i controlli (ancora oggi) sono inesistenti.
"Cosa ho imparato io da tutta quella storia?" si chiede Gianni D'Autilia, presidente dell'Ordine dei medici di Modena a fine anni Novanta "che la gente ha bisogno di speranza. E la speranza, soprattutto nel cancro, non ha prezzo". Il suo successore, Carlo Curatola, di Luigi Di Bella non vuole parlare. Anche perché in città, dopo che la casa-laboratorio del fisiologo è stata svuotata e messa in vendita a fine febbraio, l'argomento è tornato a essere scottante, riaprendo un dibattito doloroso, vecchio di vent'anni.
"Però ci vuole la ricetta"
Per averne un'idea, basti pensare che in consiglio comunale il forzista Piergiulio Giacobazzi ha presentato una mozione (respinta) per intitolare a Di Bella "uno spazio o un bene pubblico del o nel Comune, ad esempio un ospedale, una clinica, una biblioteca, una via oppure una piazza". E il senatore Enrico Aimi, ex Alleanza nazionale migrato in Forza Italia, nonché storico avvocato di Di Bella, ha chiesto addirittura di dedicargli un museo. "Per me è stato come un padre" dice. "Avere un luogo dove poter ricordare la sua figura a Modena sarebbe importante".
A Bologna sono due le farmacie che vendono ancora il multitrattamento. Una è quella del Pavaglione, in piazza Maggiore. "Certo che lo prepariamo" rispondono, "però deve farsi fare la ricetta, se vuole le mandiamo un facsimile. Il costo? Può variare". Dall'altra parte della città, la dottoressa Anna Ferrari, titolare dell'omonima farmacia, lo quantifica in "500-600 euro al mese, anche a vita, a seconda dei piani terapeutici". E spiega che purtroppo è proprio a causa del prezzo che "la terapia è sempre rimasta d'élite: tanti non possono permettersela. O se la iniziano, non possono continuarla". Lei è figlia di Vigildo, il chimico-farmacista che collaborò con Di Bella tutta la vita. Quando parla del prof, come lo chiama, le brillano gli occhi. "È stato un genio" dice "un precursore: fu uno dei primi a usare la vitamina E e la melatonina. Solo io distribuisco ancora la terapia a 2-3 mila pazienti all'anno. E negli ultimi due anni, nella nuova formulazione preventiva per il Covid, c'è stato un vero boom, le vendite sono cresciute in maniera esponenziale, anche del 30 per cento. È un mix di integratori e vitamine ad alto dosaggio. Un preparato che riduce gli effetti collaterali del vaccino e fortifica il sistema immunitario, attraverso prodotti come il lisozima". Nel 2020 lo stesso Giuseppe Di Bella ne lodava "la straordinaria efficacia antivirale", sul portale www.romait.it. A Modena, l'anno dopo, un altro medico seguace di Di Bella, Beniamino Palmieri, veniva scoperto a vendere il Parvulan, un farmaco usato in Brasile contro l'acne e l'herpes, come protettivo anti Covid.
"Il metodo scientifico ha dei canoni che vanno rispettati" alza le spalle il presidente dell'Ordine dei medici di Bologna, Luigi Bagnoli. "Questo non avviene quando si parla di No Vax né quando si parla di terapie non convenzionali, come quella Di Bella. È un sottobosco in cui è difficile penetrare e io non dispongo di poteri ispettivi, né di una polizia. Ho difficoltà a controllarlo, purtroppo".
Lo sa bene Giuseppe Longo, direttore del dipartimento di Oncologia del Policlinico di Modena. "A lucrarci sopra è sempre stato il mondo che girava attorno a Di Bella: dalle pompe per l'iniezione della somatostatina, ai farmacisti, ai medici prescrittori. Una corte che l'ha circuito e che continua a guadagnarci sopra. L'Ordine dei medici dovrebbe essere più ferreo nei confronti di questi personaggi. Per fortuna adesso, col Green Pass, ci siamo liberati di un po' di questa gente. Poi il fenomeno si è molto ridotto: la terapia Di Bella ormai la usano solo quelle persone che sono contro la medicina ufficiale a prescindere. I no vax, no scienza, no tutto. Alcuni lo usano anche all'insaputa di noi oncologi, ce ne accorgiamo quando compare un qualche effetto collaterale. Ma parliamo di 10-15 pazienti all'anno, su quindicimila. Più il livello culturale si abbassa più questi fenomeni aumentano. Sa com'è morto Mike Huges, il leader dei terrapiattisti? È precipitato dal razzo fai-da-te che si era costruito".
Sul Venerdì del 15 aprile 2022