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Eolico: in Italia l'aria è ferma

Una tappa del Giro d’Italia 2021 passa accanto alle pale eoliche di Collarmele (L’Aquila) (Luca Bettina / Afp via Getty Images) 
L’energia pulita oggi costa meno di quella “sporca” e le aziende pronte a investire nel vento ci sono. E allora perché procediamo così a rilento? Inchiesta
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A Riccione vogliono fermare il vento. Con le mani. Di un'inedita coalizione di consiglieri comunali da Fratelli d'Italia al Pd, fino a Italia Nostra, che hanno pigramente ribattezzato "ecomostro"  l'impianto eolico che dovrebbe sorgere in mare, a venti chilometri dalla costa. Microcosmo locale degli ostacoli nazionali sulla strada verso la decarbonizzazione. Sì, perché a quella distanza una pala di 250 metri ingombra l'orizzonte come l'unghia di un mignolo. È come se un pisano avesse da ridire su un grattacielo costruito a Lucca. Nimbysmo come malattia infantile dell'immobilismo. Di questo episodio parlo via Zoom, prima dell'infuriare della guerra in Ucraina, con Valentina Bosetti, ordinaria di economia dei cambiamenti climatici alla Bocconi e presidente di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale: "Peraltro se scruti il mare dalla riviera romagnola oggi vedi diverse strutture legate alle fonti fossili: quell…

A Riccione vogliono fermare il vento. Con le mani. Di un'inedita coalizione di consiglieri comunali da Fratelli d'Italia al Pd, fino a Italia Nostra, che hanno pigramente ribattezzato "ecomostro"  l'impianto eolico che dovrebbe sorgere in mare, a venti chilometri dalla costa. Microcosmo locale degli ostacoli nazionali sulla strada verso la decarbonizzazione. Sì, perché a quella distanza una pala di 250 metri ingombra l'orizzonte come l'unghia di un mignolo. È come se un pisano avesse da ridire su un grattacielo costruito a Lucca. Nimbysmo come malattia infantile dell'immobilismo. Di questo episodio parlo via Zoom, prima dell'infuriare della guerra in Ucraina, con Valentina Bosetti, ordinaria di economia dei cambiamenti climatici alla Bocconi e presidente di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale: "Peraltro se scruti il mare dalla riviera romagnola oggi vedi diverse strutture legate alle fonti fossili: quelle vanno bene? Preoccuparsi per la flora marina è fondamentale, ma se accetti il problema del cambiamento climatico devi anche accettare di cercare soluzioni. Il solare è una di queste, ma in prospettiva ha un potenziale minore dell'eolico offshore che ha anche il vantaggio di non finire nel giardino di nessuno. Eppure...". Quindici anni fa, quando da matematica computazionale Bosetti ha cominciato a occuparsene, l'obiezione era tecnologico-economica: l'energia pulita costava più di quella sporca. Oggi invece è vantaggiosa, e la resistenza è amministrativo-psicologica. Ancora Bosetti: "Le aziende pronte a investire ci sono. Ma le ultime aste sono andate parzialmente deserte perché per parteciparvi c'è bisogno dell'autorizzazione. Che magari il Mite (ministero della Transizione ecologica) dà, mentre il Mibac, la Regione, il Comune non sono d'accordo. O qualche comitato. E così, in media, ci vogliono sette anni quando dovrebbe bastarne uno. Bisognerebbe decidere una volta per tutte quali sono le zone adatte, per il sole, il vento, e utili al sistema, e poi procedere". L'emergenza energetica innescata dalle sanzioni contro la Russia rende il discorso più che mai urgente.

Lo stesso ministro Roberto Cingolani, con un discreto contorsionismo verbale, aveva dichiarato che l'Italia "arriverà al 72 per cento (di produzione elettrica da rinnovabili, oggi siamo al 38) entro il 2030" ma, se continuiamo a questo ritmo, di anni "ce ne potrebbero volere cento". Ha ragione Cingolani 1 o Cingolani 2? Tra una crisi e l'altra, ha risposto via email. Sui tempi: "L'accelerazione del decreto semplificazioni (nuova commissione dedicata per la valutazione dell'impatto ambientale; permessi che da 1.200 giorni medi dovrebbero scendere a 300; poteri sostitutivi del governo in caso di rallentamenti) consentirà il cambio di passo. Nell'ultima asta del 2021 avevamo assegnato 200 MW; nei primi due mesi del 2022 già 1,8 GW. Ed è solo l'inizio". Tra gli snellimenti di recentissima approvazione "il decreto energia liberalizza le installazioni sui tetti e sulle aree private per autoconsumo". Sul perché la tutela paesaggistica non blocca il resto d'Europa: "Fermo restando l'importanza del paesaggio, le misure per ridurre i cambiamenti climatici devono avere la priorità. Il nostro poderoso piano di installazione di rinnovabili non può e non deve essere ostacolato".
Intanto, sull'onda bellica, da una parte il governo ha sbloccato d'imperio sei parchi eolici (e a Taranto sta per completare il primo offshore) mentre dall'altra Draghi ha accennato alla possibile riapertura temporanea di centrali a carbone, col governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco, che avverte di possibili scostamenti "dal sentiero di decarbonizzazione intrapreso". Vedremo.

Evitare un'altra tav

Manifestazione contro l’eolico a Campobasso (2010) (Luigi Calabrese / Fotogramma) 

Torniamo all'oggi. Dice Bosetti: "Per arrivare al traguardo 2030 dovremo aggiungere 8 gigawatt ogni anno - e Terna ha già ricevuto richieste di connessione pari al doppio di quanto sarebbe necessario da imprenditori interessati a produrli - però alla fine ne aggiungiamo meno di uno". Andamento lento smentito solo nel periodo 2010-12. Quello del boom degli incentivi che provocò una corsa agli impianti. Ecco, dovremmo fare come quell'anno, tutti gli anni. Possibilmente scoraggiando la criminalità organizzata dal buttarsi sul banchetto dei sussidi. E poi disinnescare la resistenza locale "organizzando tavoli estesi a cittadinanza ed enti, senza ripetere errori tipo Tav".

Allarghiamo la discussione al chimico Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del Cnr e autore di Emergenza energia (Dedalo): "Le infiltrazioni criminali e il fatto che i pannelli li facevano tutti i cinesi non ci possono far buttare il bambino con l'acqua sporca: vorrebbe dire rinunciare a un settore manifatturiero promettentissimo. Pannelli, inverter, pale dobbiamo farli qui, aumentando la produzione di almeno sei volte. Sottraendoci così all'insicurezza energetica di cui ci rendiamo conto ora con la guerra". La nostra discussione riguarda l'elettricità, ovvero circa un quarto del fabbisogno energetico, il cui 75 per cento è ancora assicurato da fonti fossili. Ed è sul bersaglio grosso che si dovrà intervenire, "elettrificando la mobilità e poi il riscaldamento, magari col teleriscaldamento ottenuto dalle biomasse". L'importante è capire che servono decisioni drastiche, subito: "Negli ultimi trent'anni siamo riusciti a tagliare il 19 per cento di emissioni. Per centrare gli obiettivi 2030 bisognerà sforbiciarne il 44 in un terzo del tempo. È fattibile, ma con un'accelerazione a oggi non alle viste".

Costa meno di gas e nucleare

I costi, s'è visto, non sono più un alibi. "Sono sedici anni che scendono molto più di quanto il World Energy Outlook dell'Agenzia internazionale dell'energia, o la stessa Greenpeace, prevedano. La realtà ha superato (quelli tacciati di essere) i sognatori" osserva Stefano Caserini del Politecnico di Milano e autore di Sex and the climate (People). Mostra i grafici della banca d'affari Lazard per cui "le rinnovabili costano meno del gas e infinitamente meno del nucleare da costruire, ma convengono anche rispetto al nucleare esistente. Il vento è più economico del sole, e meno intermittente. Ma anche levellizzando, ovvero considerando i costi per lo storage, l'accumulo in batterie o bacini idrici per quando è notte o fa bonaccia, vincono rispetto alle alternative inquinanti". E allora, come accelerare? "Raddoppiando il personale negli organismi di valutazione e, oltre agli ingegneri, assumendo anche psicologi sociali che gestiscano processi partecipativi, altrimenti i cittadini scavalcati si mettono di traverso. Le comunità energetiche possono aiutare non solo auto-producendo elettricità con pannelli sul tetto di un condominio o di un capannone, ma coinvolgendo, da protagonisti, i cittadini. Che, in vent'anni che me ne occupo, non son mai stati così pronti a cambiare come negli ultimi tre mesi, anche per le bollette impazzite". L'importante è non inventare scusanti, tipo la disuguaglianza, in bocca a politici che mai se ne sono curati (l'auto elettrica non sarà subito opzione economica, ma lo diventerà con lo sviluppo del mercato). E anche l'eccessivo consumo di suolo, dice Armaroli, è un pretesto "essendo pieni di capannoni e aree dismesse".

E infine no, il nucleare non potrà essere un'alternativa, se non in un arco temporale in cui l'inazione rischia di togliere questa e altre alternative. Ancora Armaroli: "Ma di che parliamo? Tranne la Francia, tutti escono dal nucleare e noi pensiamo di entrarci, dopo aver smantellato la filiera? Sapendo che se cominciassimo oggi a costruire una centrale sarebbe pronta tra 15 anni. L'Austria vuol fare causa contro la tassonomia europea che include l'atomica tra le fonti pulite perché è ancora scioccata da Chernobyl. E la stessa tassonomia, letta bene, taglia le gambe al nucleare italiano perché prevede l'indicazione di un piano per le scorie mentre noi in sessant'anni non siamo ancora riusciti ad accordarci su dove smaltire quelle degli impianti bocciati dal referendum. C'è gente che fa storie sull'eolico, immaginatevi cosa potrebbe succedere". Cingolani lascia uno spiraglio: "Oggi non si può per i referendum, ma in futuro ci saranno soluzioni nuove. Se i progressi sulla fusione continueranno, l'umanità avrà una sorgente di energia illimitata e sicura nella seconda metà del secolo. Nel frattempo i nuovi reattori modulari andrebbero studiati e sviluppati per applicazioni specifiche. Occorre essere aperti alle nuove tecnologie, non dimenticando che le rinnovabili devono crescere adesso!".

Occhio alla bolletta

Manutenzione di una turbina Enel a Frosolone (Isernia) (Alessia Pierdomenico / Bloomberg / Getty Images) 

Come direbbe Capuano, "non ti disunire": meglio tenere gli occhi fissi sulla palla. O sulla bolletta. Bosetti ci ricorda un dettaglio: "Da anni paghiamo una voce per gli oneri verdi. Soldi che hanno incentivato la ricerca e l'uso delle rinnovabili, facendo andare giù i costi. Un miracolo fatto col nostro portafogli, di cui dovremmo andare tutti fieri. È come se, dopo aver fatto la fatica di arrivare in cima alla montagna quando gli impianti di risalita erano cari e inefficienti, ora non volessimo iniziare la discesa". In certi bei giorni di sole, come nell'aprile dell'anno scorso, l'inimmaginabile record del 70 per cento di elettricità da rinnovabili è stato raggiunto. Su Twitter Stefano Barazzetta, consulente di un'agenzia Onu, riassume brutalmente: "Consumo elettricità Italia: 300 TWh. Autorizzazioni inevase impianti fonti rinnovabili finanziati da privati: 150 GW. Volete risolvere la crisi energetica @MiTE_IT? Sapete cosa dovete fare".


Avanti tutta. Ovviamente non tutte le obiezioni sono pretestuose. In una puntata della serie Succession, ambientano un matrimonio milionario in uno dei favolosi angoli di Val d'Orcia, un pezzo di natura così bella che sembra dipinta (andrebbe registrata con un Nft e non escludo che qualcuno l'abbia già fatto): Villa Centinale che, fuori stagione, si può affittare sui 7.000 euro a notte. Lì le pale sarebbero di troppo. Ma in mezzo al mare, come in Danimarca o Regno Unito, che male fanno? Perché il bene, al contrario, è sin troppo evidente.

Sul Venerdì del 15 aprile 2022