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Geoffroy Delorme, l'uomo adottato dai caprioli: intervista

Caprioli nella foresta francese di Bord-Louviers (Geoffroy Delorme) 
Il naturalista francese ha vissuto sette anni nella foresta di Bord-Louviers cibandosi di ghiande e radici. E a chi non gli crede risponde: "Dicevano così anche a Jane Goodall"
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Vivere in armonia con la natura è spesso un'aspirazione che non va molto più in là di avere un gatto, qualche geranio e comprare biologico. Il 38enne francese Geoffroy Delorme, fotografo naturalista, ha invece portato questo desiderio all'estremo, arrivando a "fondersi" con l'ecosistema di un bosco e subendo fino in fondo piaceri e disagi di questa scelta. Ora nel libro L'uomo capriolo (Piemme) racconta di come, tra il 2003 e il 2010, ha vissuto nascosto al mondo nella foresta di Bord-Louviers, 120 chilometri ad ovest di Parigi, "adottato" da un branco di caprioli (capreolus capreolus).

L'avventura inizia a 10 anni, quando Delorme, espulso da scuola e costretto a studiare a casa, si rifugia sempre più spesso nella foresta, fino a che, a 19 anni, ci si trasferisce a vivere, prima contando su cibo e attrezzature prese in casa, ma poi procacciandosi quasi tutto sul posto. "Ed è stato possibile grazie anche a…

Vivere in armonia con la natura è spesso un'aspirazione che non va molto più in là di avere un gatto, qualche geranio e comprare biologico. Il 38enne francese Geoffroy Delorme, fotografo naturalista, ha invece portato questo desiderio all'estremo, arrivando a "fondersi" con l'ecosistema di un bosco e subendo fino in fondo piaceri e disagi di questa scelta. Ora nel libro L'uomo capriolo (Piemme) racconta di come, tra il 2003 e il 2010, ha vissuto nascosto al mondo nella foresta di Bord-Louviers, 120 chilometri ad ovest di Parigi, "adottato" da un branco di caprioli (capreolus capreolus).

L'avventura inizia a 10 anni, quando Delorme, espulso da scuola e costretto a studiare a casa, si rifugia sempre più spesso nella foresta, fino a che, a 19 anni, ci si trasferisce a vivere, prima contando su cibo e attrezzature prese in casa, ma poi procacciandosi quasi tutto sul posto. "Ed è stato possibile grazie anche a un giovane maschio di capriolo che continuavo a incontrare nel bosco, e che pian piano, capito che non ero una minaccia, mi si è avvicinato, incuriosito. L'ho chiamato Daguet: la sua fiducia non solo mi ha permesso di incontrare altri suoi simili, ma mi ha insegnato tantissimo. Per esempio a scegliere le foglie, i germogli, i frutti e le radici più nutrienti, ma anche a regolare il sonno. Tentando di mantenere l'abitudine di dormire la notte per varie ore di fila, ho infatti rischiato di restare assiderato: una volta a salvarmi è stato il capriolo Chévi, che mi ha svegliato leccandomi la faccia, quando ormai ero paralizzato dal gelo. Allora ho cominciato a dormire come Daguet: più volte, di giorno e di notte, per una, due ore al massimo".

Geoffroy Delorme 

La resa per fame

Anche pioggia, neve e freddo invernali sono stati ostacoli tremendi. "Ma anche qui i caprioli mi hanno ispirato: dopo aver tentato con impermeabili in plastica, che però trattengono il sudore, facendoti gelare, ho deciso di vestirmi con tre strati di lana, la più grezza fuori e la più fine internamente, proprio come loro hanno un pelo esterno per fermare l'acqua e un sottopelo per trattenere il calore. Il resto l'hanno fatto ripari di frasche e un fuoco acceso. Per il cibo d'inverno imitavo gli scoiattoli, creando riserve di ghiande e castagne, da consumare quando la natura non offriva quasi niente". Ma poi è stata proprio la fame a mettere la parola fine alla sua esperienza.

 

"I caprioli d'inverno rallentano il metabolismo e restringono la superficie del loro rumine, per far durare di più lo scarso cibo disponibile, soprattutto rovi. Io invece diventavo sempre più debole, e alla fine mi sono arreso". Finché è durata, però, l'avventura gli ha consentito di avere una visione eccezionalmente ravvicinata della vita dei caprioli. "Ognuno ha una sua personalità: alcuni erano molto curiosi di me, altri mi ignoravano, alcuni erano aggressivi, altri pacifici, e in genere le femmine erano più diffidenti dei maschi. La mia piena accettazione è arrivata solo quando ho assunto l'odore della foresta, perché per i caprioli l'olfatto è fondamentale: non lo usano solo per individuare cibo, compagni e minacce, ma anche per intuire emozioni e intenzioni degli altri. In primavera ed estate sia maschi che femmine sono quasi solitari, controllando territori che marcano con l'orina e con ghiandole che hanno sotto le corna e sulle zampe. Arrivano però di rado a scontri fisici e talvolta anzi rinunciano a un po' del territorio per darlo a cuccioli orfani, proteggendoli fino a che non sono grandi". A condurre il gioco della riproduzione sono però le femmine. "Sottopongono i maschi a una prova estenuante: giocano a rincorrersi, finché ne trovano uno più resistente di loro. Una del mio gruppo, Magnolia, era veramente instancabile, per cui alla fine, per accoppiarsi con lei si sono coalizzati tre maschi, che si davano il cambio nelle corse, riuscendo a sfinirla: un comportamento che denota l'intelligenza e la flessibilità di questa specie".

 

Sfuggire ai cacciatori

Durante autunno e inverno i caprioli diventano più socievoli formando piccoli branchi misti, di "amici". In autunno capita di vedere esemplari "ubriachi" perché le piante si caricano di sostanze antigelo che su di loro hanno l'effetto dell'alcol. Purtroppo quella è anche la stagione della caccia: alla madre di Chévi, Étoile, hanno sparato. Per questo ho insegnato al suo compagno, Sipointe, gli odori che annunciano le battute, come polvere da sparo o olio di fucile, segnalandogli il pericolo con grida di allarme, uno dei tanti versi che i caprioli usano per comunicare. Poi mi sono fatto seguire da lui in un'area protetta dalla caccia: alla successiva battuta ho avuto la gioia di vederlo accompagnare i compagni verso quel rifugio".

Il racconto di Delorme è affascinante, ma in Francia alcuni dubitano che sia del tutto vero. "Se è per questo non credevano neanche a Jane Goodall, e alla sua osservazione ravvicinata degli scimpanzé. Quanto ho raccontato, e che ho veramente vissuto, turba quelli che vedono i caprioli solo come prede, o che preferiscono ignorare i diritti delle altre specie. Spero invece che la mia esperienza dimostri che un altro rapporto fra noi e il mondo naturale è possibile".

Sul Venerdì del 15 aprile 2022