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Quattro paia di scarpe rosse

La panchina rossa contro i femminicidi nel centro di Lentini (Alessandro Puglia) 
In un paese siciliano di ventimila abitanti, Lentini, in meno di due anni ci sono stati quattro femminicidi. Un macabro record riconducibile a mafia, pregiudizi e povertà
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LENTINI (Siracusa). Qualche giorno fa, di buon mattino, un gruppo di donne ha sfilato in silenzio nella piazza principale. Fra la cattedrale intitolata al martire Sant'Alfio e la lapide che ricorda i 148 lentinesi caduti nella Seconda guerra mondiale. "All'inizio ho pensato: "Che stanno facendo?""  sbotta il barista, "poi, sono arrivate qui davanti, dove c'è la panchina rossa. E hanno posato quattro paia di scarpe rosse". Allarga le braccia quest'uomo di mezza età. "Raptus" sentenzia, "le hanno uccise tutte per un raptus improvviso". Ma due ragazzi che hanno fretta di andare a scuola non sono affatto convinti: "Che sta succedendo davvero?", sussurrano.

Lentini non è più solo il paese del barocco, delle arance e della discarica che riceve rifiuti da tutta la Sicilia. Questa cittadina nella provincia di Siracusa rischia di diventare un caso nazionale dopo l'ultimo femmi…

LENTINI (Siracusa). Qualche giorno fa, di buon mattino, un gruppo di donne ha sfilato in silenzio nella piazza principale. Fra la cattedrale intitolata al martire Sant'Alfio e la lapide che ricorda i 148 lentinesi caduti nella Seconda guerra mondiale. "All'inizio ho pensato: "Che stanno facendo?""  sbotta il barista, "poi, sono arrivate qui davanti, dove c'è la panchina rossa. E hanno posato quattro paia di scarpe rosse". Allarga le braccia quest'uomo di mezza età. "Raptus" sentenzia, "le hanno uccise tutte per un raptus improvviso". Ma due ragazzi che hanno fretta di andare a scuola non sono affatto convinti: "Che sta succedendo davvero?", sussurrano.

Lentini non è più solo il paese del barocco, delle arance e della discarica che riceve rifiuti da tutta la Sicilia. Questa cittadina nella provincia di Siracusa rischia di diventare un caso nazionale dopo l'ultimo femminicidio, l'ennesimo: qui sono state uccise quattro donne in meno di due anni. Il 12 marzo, Naima Zahir, quarantacinquenne originaria del Marocco, è stata accoltellata dal marito, Massimo Cannone. L'8 luglio del 2021, Francesca Oliva, 89 anni, e la figlia Lucia Marino, 56, sono state assassinate dal titolare di un'agenzia funebre, il trentottenne Adriano Rossitto: l'anziana, soffocata con un fazzoletto in bocca, la giovane, finita a percosse. Il 9 giugno del 2020, Giuseppina Ponte, 39 anni, è stata uccisa da due colpi di pistola sparati dall'uomo con cui viveva da qualche tempo, Antonino Zocco, 82 anni. "E le vittime potevano essere molte di più", spiega Angela Maria Viscuso, battagliera fondatrice del centro antiviolenza di Lentini. A metà degli anni Novanta fu lei al centro di pesanti minacce da parte del compagno: "In quei momenti terribili mi resi conto che avrei dovuto lottare per tutte le donne che non hanno la forza di reagire". Fu in quei giorni che decise di trasformare il suo centro benessere in una struttura di accoglienza sempre aperta, grazie all'impegno di operatori specializzati. Oggi, in paese, c'è anche un'altra sede, in un bene confiscato alla mafia. "Nell'ultimo anno, abbiamo sostenuto cinquanta donne", racconta. "Qui è un'emergenza continua". 

Francesca Oliva, 89 anni e la figlia Lucia Marino (56), uccise l’8 luglio 2021 

Sottobosco criminale

Angela non smette di camminare per i vicoli della città vecchia. "Incontro chi ha paura, ascolto, incoraggio a rompere il muro del silenzio" dice. "Da noi, la battaglia principale è contro una subcultura mafiosa che continua a insinuarsi sempre più". Non usa mezzi termini la donna che ogni giorno sfida gli uomini violenti di Lentini. "Qui la mafia ha un nome" spiega, "quello di Nello Nardo, il fedelissimo del boss catanese Nitto Santapaola: è all'ergastolo, ma il suo clan continua a macinare affari e a dispensare ai maschi modelli arroganti. Nel sottobosco mafioso gravitavano il gestore delle pompe funebri che ha ucciso madre e figlia, ma anche il marito di Naima, risucchiato nella spirale della droga".

Un gruppo di volontarie del centro anti violenza: la prima da sinistra è Angela Maria Viscuso, la fondatrice (Alessandro Puglia) 

È uno spacciatore l'ultimo uomo violento di cui Angela Viscuso si sta occupando. "All'inizio non mi rendevo conto" sussurra la sua ex compagna, una giovane che tiene per mano il figlioletto,  "e intanto lui continuava a mandarmi in ospedale. Il giorno in cui l'hanno arrestato per droga era orgoglioso di avere pure lui un riconoscimento nel mondo del crimine. E adesso che sono andata via e l'ho denunciato mi minaccia. Mi dice: "Un giorno ti brucerò viva"". Gli occhi di questa ragazza si riempiono di lacrime: "Ho paura della sua vendetta". Angela la rassicura: "Nessuno ti farà nulla". 

Confessioni e pallone

Per cercare le ragioni di tanto odio nei confronti delle donne, bisogna ripercorrere le parole dell'ultimo assassino. "Mi hanno colpito i dettagli macabri della sua confessione"  dice la procuratrice di Siracusa, Sabrina Gambino, "e una frase in particolare: "Se l'è meritata". Pretendeva quasi di trovare una ragione in quelle due coltellate. È arrivato a dire che la moglie lo soffocava con le sue attenzioni. Quella donna che cercava di impedire che il marito ricadesse nella dipendenza dalla droga e dall'alcol". La sera del 12 marzo, Massimo Cannone, 45 anni, tappezziere, ha nascosto un coltellaccio da cucina sotto la vestaglia e si è seduto accanto alla moglie, che era a letto, stava ascoltando un po' di musica con le cuffiette alle orecchie. All'improvviso, lui le ha sferrato due coltellate alla gola. Naima ha avuto il tempo di dire: "Perché mi fai questo? Io ti ho sempre amato e rispettato". Le ultime parole della donna, il marito assassino le ha riferite con distacco. Dopo le coltellate, ha provato a costruire una messinscena: è andato al bar con gli amici; e, quando è rientrato, ha fatto finta di essere sorpreso per quella scena terribile: "Secondo me ha fatto tutto da sola" ha detto ai poliziotti. "Le ho tolto il coltello dal collo e ho provato a rianimarla". L'inchiesta l'ha smascherato. 

Intanto si continua a indagare sull'omicidio di madre e figlia. Forse, erano diventate testimoni scomode di qualche truffa messa in atto dall'uomo a cui avevano affidato la gestione della propria sepoltura. Sono i misteri di Lentini, ancora una volta attorno al clan, che tra fiori e onoranze funebri prova a monopolizzare un altro settore della vita cittadina. Persino la squadra di calcio - la Sicula Leonzio - era infiltrata da presenze ambigue; la prefetta di Siracusa Giusi Scaduto l'ha colpita con un'interdittiva antimafia. 

Questa è la provincia di tante donne-coraggio: la prefetta, la procuratrice e la questora Gabriella Ioppolo vanno spesso nelle scuole. All'istituto Riccardo da Lentini è stata anche piantata una talea che proviene dall'Albero Falcone. Fu a Lentini che il giudice ucciso nel 1992 svolse il suo primo incarico, da vicepretore. Era il 1965.  

L’arresto del marito di Naima Zahir, Massimo Cannone 

Nel vicolo dove hanno ucciso Naima Zahir, ci sono ancora altri indizi che possono raccontare il perché di tanto odio. È un vicolo di casupole diroccate, dista appena trecento metri dalla panchina rossa di piazza Duomo e si inerpica nel quartiere Santa Maria Vecchia, la stessa zona in cui abitava Giuseppina Ponte. "Da questo budello sono andati via tutti" dice la signora Enza Valente, "e adesso che è morta la mia amica Naima, sono rimasta sola". Vicolo Ronchi è il simbolo del forte disagio sociale che vivono tante persone in questo paese di 22 mila abitanti. "Un contesto di degrado può influire su certi atteggiamenti violenti", dice don Maurizio Pizzo, da dieci anni parroco della Chiesa madre. "Durante il lockdown, Naima Zahir si era rivolta a noi per avere un sostegno, soprattutto economico". 

"Tu si fimmina" 

Il sindaco Rosario Lo Faro, che si è insediato a ottobre con una lista civica in cui ci sono pure i Cinquestelle, racconta che sono 1.434 i nuclei familiari col reddito di cittadinanza: "Sono davvero tante le storie di disagio che raccolgo ogni giorno" dice. "Giuseppina Ponte era andata a vivere dall'uomo che poi l'ha uccisa perché cercava una casa e qualcuno che si prendesse cura di lei, in cambio di lavori domestici". Un giorno hanno litigato. L'assassino ha confessato, anche lui pretendendo di giustificare il suo gesto: "Mi ero accorto che aveva rubato 50 euro" ha detto ai carabinieri "e le ho sparato da dietro una porta".

Rosario Lo Faro, sindaco di Lentini (Alessandro Puglia) 

Il sindaco Lo Faro e la sua vice, Maria Cunsolo, hanno già varato il progetto di una grande casa per le donne maltrattate: "La realizzeremo con i fondi del Pnrr" spiegano "e intanto, organizziamo tante iniziative, soprattutto con i nostri giovani. Perché c'è da rilanciare soprattutto una nuova cultura per la nostra comunità". Ma non è facile. La cronista Rosanna Gimmillaro, che ogni giorno scrive di Lentini sulle pagine del quotidiano La Sicilia, racconta l'insofferenza di alcuni politici verso i suoi articoli: "Qualcuno ancora ritiene che una fimmina non si debba occupare di certe questioni", spiega. La stessa cosa che disse un vecchio politico ad Angela Viscuso: "Tu si fimmina, dove vuoi arrivare?". Qualcun altro continua a rigare l'auto di Angela: "E poi mi fanno arrivare messaggi: "Tu sfasci le famiglie"". Ma le donne-coraggio di Lentini non sono più disposte a restare in silenzio. 

Sul Venerdì del 15 aprile 2022